JEANETTE WINTERSON.
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IL CUSTODE DEL FARO.
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Titolo originale: Lighthousekeeping.
Traduzione di: Chiara Spallino Rocca.
2005. Arnoldo Mondadori Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Rimasta orfana, la piccola Silver viene adottata da Pew, un gentile e misterioso personaggio senza et che vive nel faro di Cape Wrath. Pew si occupa teneramente di lei, le racconta antiche storie incentrate sul desiderio, sullo sradicamento, sui legami e sulle assenze che segnano la nostra vita. Le racconta in particolare la storia di Babel Dark, un reverendo locale dell'Ottocento che ha vissuto due vite, una pubblica avvolta nell'oscurit e una privata immersa nella luce. Come un'incarnazione di Jekyll/Hyde. I racconti di Pew aprono sotto gli occhi della ragazzina una mappa da seguire per penetrare nei meandri della propria oscurit. Piccola Ulisse dei nostri giorni, Silver comincia cos un viaggio dentro storie d'amore e privazione, di passione e desiderio che raccontiamo a noi stessi, viaggi infiniti attraverso il tempo e lo spazio. Storie come bagliori nel tempo che accompagneranno Silver fino al momento in cui riuscir a dire: io ti amo, le tre parole pi difficili al mondo.
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L'AUTRICE.
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Jeanette Winterson (Manchester, 1959), considerata la pi importante scrittrice inglese della sua generazione, ha esordito nel 1985 con Non ci sono solo le arance, vincendo il prestigioso Whitbread First Novel Award. In Italia si  imposta con Scritto sul corpo (1992), cui hanno fatto seguito Arte e menzogne, Simmetrie amorose, Il mondo e altri luoghi, Il sesso delle ciliegie e Powerbook, tutti nella collezione Oscar.
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Indice.
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Il custode del faro.
Due atlantici.
Un punto fermo nell'oscurit.
Inquilino del sole.
La grande esposizione.
Prima del diluvio.
Un nuovo pianeta.
L'uccello parlante.
Ferite.
La capanna.
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FINE Indice.
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A Deborah Warner.
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Ricordati che devi morire.
MURIEL SPARK.
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Ricordati che devi vivere.
ALI SMITH.
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Due atlantici.
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MIA MADRE MI CHIAM SILVER. NEL MIO NOME IL MARCHIO DEL METALLO PREZIOSO E L'ANIMA DEL PIRATA.
Non ho un padre e fin qui non c' nulla di strano: anche per i bambini che ce l'hanno, vederlo  spesso una sorpresa. Quanto al mio, dal mare  arrivato e per mare  ripartito. Era imbarcato su un peschereccio che aveva cercato riparo da noi, una notte in cui le onde s'infrangevano come vetro scuro. Il suo scafo malconcio si trattenne in porto giusto il tempo perch lui gettasse l'ancora dentro mia madre.
Miriadi di bambini lottarono per la vita.
Fui io a vincere.
Abitavamo in una casa costruita in pendenza, in cima a un dirupo. Bisognava inchiodare le sedie al pavimento e non potevamo mangiare spaghetti ma solo cibi che aderissero al piatto: sheperd's pie, gulasch, risotto, uova strapazzate. Una volta provammo a cucinare i piselli: che disastro! A lungo ne abbiamo trovati, verdi e impolverati, negli angoli della stanza. C' chi nasce in collina, chi in una valle. I pi crescono in pianura. Io sono venuta al mondo di sbieco ed  cos che sono sempre vissuta.
Di sera la mamma mi metteva a dormire in un'amaca sospesa di traverso nel vuoto. Cullata dal lieve dondolio della notte, sognavo un luogo dove non avrei dovuto sfidare la forza di gravit con il peso del corpo. Per raggiungere la porta d'entrata io e la mamma ci legavamo l'una all'altra, come due scalatori. Bastava uno scivolone per finire di sotto, sui binari della ferrovia, a far compagnia ai conigli selvatici.
Non sei un tipo socievole mi diceva lei, ma forse dipendeva dal fatto che uscire di casa per me era un'impresa. Mentre gli altri bambini venivano congedati con una distratta raccomandazione del tipo Hai preso i guanti?, io mi sentivo dire: Hai chiuso bene tutte le fibbie dell'imbragatura?.
Perch non cambiavamo casa? Mia madre era una donna sola e mi aveva concepita al di fuori del vincolo matrimoniale. Non c'era nessun lucchetto sulla sua porta la sera in cui mio padre si present da lei. E cos fu confinata sulla collina, scacciata dalla citt, col bizzarro risultato che ora la dominava dall'alto.
Salts. La mia citt natale. Una citt conchiglia, scagliata lontano dal mare, erosa dagli scogli, orlata di sabbia. Oh, dimenticavo il faro.
 opinione comune che ci si possa fare un'idea della vita di una persona osservandone il corpo.  sicuramente vero per quel che riguarda il mio cane. Ha le zampe posteriori pi corte delle anteriori, per il fatto che le une gli servono per puntellarsi, le altre per arrampicarsi. Quando cammina in piano, invece, assume un'andatura saltellante, buffa, che gli d un'aria ancora pi allegra. Lui non sa che gli altri cani hanno le zampe della stessa lunghezza. Se pensasse, penserebbe che ogni altro cane  simile a lui e quindi non sarebbe minimamente sfiorato dalla morbosa introspezione degli umani, pronti a sottolineare ogni deviazione dalla norma con una punta di timore e di biasimo.
Tu non sei come gli altri bambini diceva mia madre. Se non ce la fai a sopravvivere in questo mondo, inventatene uno a tua misura.
Le stranezze che mi attribuiva erano, in realt, le sue. Era lei che detestava uscire di casa, lei che non riusciva a vivere nel mondo che le era stato imposto. Desiderava che io fossi libera e faceva di tutto per impedirmelo.
Volenti o nolenti, eravamo legate l'una all'altra come due compagne di cordata.
Poi lei precipit.
Ecco come accadde.
Il vento soffiava tanto forte da strappare le pinne a un pesce. Era marted grasso ed eravamo uscite a comprare farina e uova per le frittelle. In passato, anche noi avevamo avuto le galline ma le loro uova rotolavano via: le nostre erano le uniche galline al mondo che per deporre le uova dovevano reggersi sul becco.
Ero eccitata, quel giorno, perch rigirare le frittelle, facendole saltare in aria, era la nostra specialit: la ripida pendenza sotto la stufa trasformava il consueto movimento della padella in una sorta di jazz. Mia madre cucinava a passo di danza perch in quel modo - diceva - riusciva a tenersi in equilibrio.
Lei sal portando la spesa e trascinandomi dietro a s come ci si trascina un ripensamento. Poi un nuovo pensiero doveva esserle balenato nella mente perch si ferm di colpo, compiendo un mezzo giro su se stessa, e, proprio in quell'istante, il vento si trasform in un urlo che soffoc il suo mentre lei scivolava nel vuoto.
Nello spazio di un attimo era precipitata sotto di me e io mi aggrappai con tutta me stessa a uno dei nostri arbusti spinosi, un'escallonia, se ben ricordo, un arbusto salmastro, resistente al mare e al vento. Sentivo le radici sollevarsi pian piano come una tomba che si scoperchi. Scalciai con la punta delle scarpe contro la china sabbiosa ma il terreno non offriva appigli. Stavamo entrambe per cadere, precipitando dal dirupo per atterrare in un mondo ottenebrato.
Non potevo resistere oltre, avevo le dita tutte insanguinate. Poi, quando chiusi gli occhi, pronta a lasciarmi andare, il peso che mi trascinava gi sembr attenuarsi L'arbusto non si muoveva pi: tenendomi aggrappata, riuscii ad arrampicarmi in cima al dirupo e a mettermi in salvo.
Guardai gi.
Mia madre era scomparsa e la corda penzolava contro la roccia. La tirai verso di me, facendola passare sul braccio, gridando: Mamma, mamma!.
La corda risaliva sempre pi velocemente ustionandomi il polso mentre la arrotolavo. Poi arriv la fibbia doppia e quindi l'imbragatura: se l'era sganciata per salvarmi.
Dieci anni prima ero caduta nello spazio per trovare il canale del suo corpo e venire al mondo. Ora lei era caduta in uno spazio solo suo e io non potevo seguirla.
Se n'era andata.
Salts ha le sue usanze. Quando si seppe che mia madre era morta e che io ero rimasta sola, la comunit si chiese che cosa fare di me. Non avevo n un padre, n dei parenti. Non mi erano stati lasciati soldi, n altro che potessi considerare mio tranne una casa sghemba e un cane dalle zampe asimmetriche.
La questione venne messa ai voti e fu stabilito che Miss Pinch, la nostra maestra, si sarebbe incaricata del caso: lei era pratica di bambini.
Nel primo, triste giorno di solitudine, Miss Pinch mi accompagn a casa per raccogliere i miei pochi averi: ciotole e biscotti per cani e un atlante geografico Collins. Volevo prendere anche qualche oggetto appartenuto alla mamma ma Miss Pinch disse che non le sembrava sensato anche se non mi spieg il perch, n mi disse se comportarsi in modo sensato avrebbe migliorato le cose. Poi chiuse la porta alle nostre spalle e butt la chiave nella sua borsa a forma di bara.
Ti verr restituita quando avrai compiuto ventun anni sentenzi. Usava lo stesso linguaggio di una polizza assicurativa.
E nel frattempo dove andr a vivere?
Vedremo disse Miss Pinch. Per stanotte puoi dormire da me, in Railings Row.
Railings Row era un agglomerato di case a schiera, arretrate rispetto alla strada, dai mattoni anneriti e macchiati dalla salsedine, con la vernice scrostata e le maniglie d'ottone ormai verdi. Un tempo erano in gran parte abitate da commercianti prosperi ma ormai da molto tempo nessuno prosperava pi a Salts e quelle case, ora, erano sbarrate con delle assi.
Anche la casa di Miss Pinch era sbarrata perch secondo lei era un buon sistema per tener lontani i ladri.
Sollev il pannello di compensato fradicio di pioggia, incernierato sopra la porta di ingresso, e apr la serratura a tre mandate della seconda porta. Entrammo in un androne buio e lei si gir subito per chiudere e sprangare di nuovo la porta.
Passammo poi in cucina e l, senza chiedermi se avevo voglia di mangiare, mi offr un piatto di aringhe in salamoia e si mise a friggere un uovo per s. Mangiammo in assoluto silenzio.
Dormirai qui mi disse alla fine del pasto. Accost due sedie da cucina e su una di esse pos un cuscino. Poi da un armadio tir fuori un piumino, uno di quei piumini che, di piume, ne hanno pi fuori che dentro; uno di quei piumini che bastava un'anatra sola a imbottire. Questo, poi, a giudicare dai bitorzoli, doveva contenere anche tutta l'anatra.
E cos mi coricai sotto le piume dell'anatra, sotto le sue zampe, il becco, gli occhi vitrei e la coda dritta, e attesi la luce del giorno.
Siamo fortunati, anche i pi reietti fra noi, perch la luce del giorno spunta sempre.
La sola cosa da fare era mettere un annuncio.
Miss Pinch scrisse tutte le informazioni sul mio conto in un grande foglio di carta e lo espose nella bacheca della parrocchia. Ero pronta a seguire il mio nuovo e caritatevole padrone, dopo un attento esame delle sue credenziali da parte del Consiglio parrocchiale.
Andai a leggere l'avviso: pioveva e non c'era nessuno nei paraggi. Poich non veniva menzionato il mio cane, decisi di darne una breve descrizione su un pezzo di carta, e lo appesi sotto l'avviso che mi riguardava:
CANE DI RAZZA TERRIER, COLORE BIANCO E MARRONE,
PELO RUVIDO. ZAMPE ANTERIORI LUNGHE 20
CENTIMETRI, ZAMPE POSTERIORI 15 CENTIMETRI.
INSEPARABILI.
Solo in un secondo tempo mi venne in mente, con sgomento, che qualcuno potesse erroneamente credere che fossero le zampe del cane a non potersi separare dal corpo, non lui da me.
Non puoi imporre la presenza di quel cane mi disse Miss Pinch, incombendo alle mie spalle, una lunga figura simile a un ombrello chiuso.
Ma  il mio cane.
S, ma tu di chi sei? Dobbiamo ancora appurarlo e poi non tutti amano i cani.
Miss Pinch era una diretta discendente del reverendo Dark. C'erano stati due Dark: uno che era vissuto qui, e cio il reverendo, e uno che avrebbe preferito morire piuttosto che vivere qui, e cio il padre del reverendo.
Ora il lettore fa conoscenza col Reverendo Dark, dell'altro, cio di suo padre, si parler fra pochissimo.
Il Reverendo Dark era il personaggio pi famoso a cui Salts abbia dato i natali. Nel 1859, cent'anni prima della mia nascita, Charles Darwin aveva pubblicato il suo L'origine delle specie ed era venuto a Salts per incontrare Dark.  una lunga storia che, come quasi tutte le storie al mondo, non  mai finita. Un finale c' stato - ce n' sempre uno - ma, come sempre accade, la storia continua oltre il finale.
Ritengo che tutto sia cominciato nel 1814, quando, grazie a una legge del Parlamento, al Comitato per i fari del Nord venne concessa la facolt di costruire e provvedere al funzionamento di nuovi fari nei luoghi della costa e delle isole scozzesi in cui se ne ravvisasse la necessit.
All'estremit nordoccidentale della terraferma di Scozia, c' una plaga selvaggia e deserta che in gaelico si chiama Am Parbh, il Punto di Svolta. Non  chiaro che cosa ci aspetti dietro quella svolta o cosa ci lasciamo alle spalle prima di svoltare: forse quel nome sta a significare molte cose, compreso il destino di un uomo.
Qui lo Stretto di Pentland incontra il Canale di Minch; a occidente si pu vedere l'isola di Lewis e, verso est, le Orcadi, ma a nord c' solo l'oceano Atlantico. Dico solo ma cosa pu significare? Molte cose, compreso il destino di un uomo.
La storia comincia a questo punto o, forse, nel 1802, quando, in seguito a uno spaventoso naufragio, gli uomini di un equipaggio furono scaraventati in mare come fossero palline da volano. Per un po' galleggiarono, con le teste appena visibili sopra il pelo dell'acqua, poi s'inabissarono, gonfi come turaccioli zuppi; n il prezioso carico della nave, n le loro preghiere bastarono a salvarli. L'indomani il sole mattutino brill sul relitto della nave.
L'Inghilterra era una nazione marittima e forti interessi di ordine economico in citt come Londra, Liverpool e Bristol, esigevano che in quel luogo venisse eretto un faro. Ma era un progetto troppo ambizioso e dai costi troppo alti. Per proteggere il Punto di Svolta, la costruzione doveva sorgere a Cape Wrath.
Cape Wrath. Posizione sulle carte nautiche: 58 37,5' Nord, 5 Ovest.
Guardatelo: il promontorio, alto 112 metri,  selvaggio, imponente, irraggiungibile. Un rifugio per i gabbiani e per i sogni.
C'era una volta un uomo chiamato Josiah Dark, s,  proprio lui, un commerciante di Bristol, ricco e conosciuto. Dark era un ometto dinamico e irascibile che non era mai stato a Salts in vita sua e il giorno in cui suo malgrado vi arriv giur che non vi avrebbe pi rimesso piede. Preferiva i caff e le chiacchiere della ricca e mondana Bristol. Ma era Salts che avrebbe rifornito di cibo e di combustibile il custode del faro e la sua famiglia e a Salts si sarebbe dovuta trovare la manodopera per la sua costruzione.
Cos, con molte lamentele e grande riluttanza, Dark soggiorn per una settimana nell'unica locanda della citt, La Gazza Marina.
Era un luogo deprimente; il vento urlava alle finestre e un'amaca costava la met di un letto e il letto costava il doppio del valore di una nottata di buon sonno. Il vitto consisteva in montone di montagna, dal sapore sgradevole di allevamento, o gallina dura come il cuoio; ti poteva perfino capitare di vederla svolazzare dietro il cuoco, con un gran chiocciare, prima che lui le tirasse bellamente il collo.
Ogni mattina Josiah beveva la sua birra - non c'era il caff in quel posto di selvaggi - poi tutto intabarrato, impenetrabile come un segreto, s'incamminava per raggiungere Cape Wrath.
Gabbiani, urie, procellarie e berte avevano colonizzato il promontorio e, pi lontano, le scogliere di Clo Mor. Josiah pensava alla sua nave, il superbo vascello inabissatosi nelle nere profondit del mare e, ancora una volta, si ricord di non avere eredi. Lui e sua moglie non avevano avuto figli e i dottori escludevano che in futuro ne sarebbero arrivati. Ma lui desiderava un figlio con tutto se stesso, cos come in passato aveva desiderato diventare ricco. Perch mai il denaro significava tutto quando non ne avevi e perdeva di significato quando ne avevi in abbondanza?
Dunque, questa storia comincia nel 1802, o forse il suo vero inizio risale al 1789, quando un giovane, tanto focoso quanto piccolo di statura, contrabbandava moschetti dal Canale di Bristol all'isola di Lundy, dove venivano presi in consegna dai rivoluzionari francesi.
Aveva creduto in quegli ideali, e per certi versi ci credeva ancora, ma l'idealismo lo aveva fatto arricchire, al di l delle sue intenzioni. Quel che voleva era fuggire in Francia con sua moglie e vivere nella nuova repubblica. Sarebbero diventati ricchi perch tutti in Francia si sarebbero arricchiti.
Quando ebbe inizio la carneficina, ne fu disgustato. Non temeva la guerra ma di certo tutti quei discorsi altisonanti, quei nobili cuori, non dovevano portare a questo ribollente mare di sangue.
In fuga da se stesso, si era imbarcato su una nave diretta alle Indie Occidentali e ne era tornato con una percentuale del dieci per cento sul bottino. Dopo di allora, qualunque iniziativa da lui intrapresa andava ad aumentare la sua ricchezza.
Ora aveva la pi bella casa di Bristol, una bella moglie ma nessun erede.
Mentre se ne stava immobile come una colonna di pietra, un enorme gabbiano nero si pos sulla sua spalla, conficcandogli le zampe nella giacca di lana. L'uomo non osava muoversi. Gli era balenato il folle pensiero che l'uccello potesse portarlo via con s, come nella leggenda dell'aquila e del bambino. Poi, all'improvviso, l'animale spalanc le ali immense e vol dritto verso il mare, le zampe tese dietro di s.
Di ritorno alla locanda, a cena, Dark fu pi silenzioso del solito, al punto che la padrona gliene chiese il motivo. Lui le raccont del grande gabbiano. Quell'uccello  un presagio sentenzi la donna. Dovrete costruire qui il vostro faro come altri vi costruirebbero una chiesa.
Ma prima bisogn attendere che il Parlamento promulgasse la legge, poi la moglie di Dark mor e lui and per mare per due anni per riprendersi dal dolore; infine conobbe una donna e se ne innamor, ma intanto il tempo passava e soltanto ventisei anni dopo fu posata la prima pietra.
La costruzione del faro fu completata nel 1828, nello stesso anno in cui la seconda moglie di Josiah Dark partor il loro primogenito.
Be', a dire il vero, il bimbo nacque il giorno stesso in cui il faro fu inaugurato.
La bianca torre, in pietra lavorata a mano e granito, era alta 20 metri e sorgeva a Cape Wrath, a 160 metri sul livello del mare. Era costata 14.000 sterline.
A mio figlio esclam Josiah Dark quando il faro venne acceso per la prima volta, proprio nel momento in cui, a Bristol, Mrs Dark, dopo che si erano rotte le acque, scodellava un bambino dalla pelle trasparente e gli occhi neri di un gabbiano. Lo chiamarono Babel, come la prima torre mai costruita al mondo, anche se qualcuno obiett che era un nome molto strano per un bambino.
I Pew si erano occupati del faro fin dal primo giorno, tramandandosi la mansione di custode di generazione in generazione, anche se l'attuale Mr Pew ha l'aria di essere vissuto l da sempre.  antico come l'unicorno ed  temuto per la sua diversit. Chi si somiglia si piglia: l'affinit crea attrazione, al di l di quel che si dice sul fascino degli opposti.
Ma c' chi  diverso, tutto qui.
Io assomiglio al mio cane: ho il naso affilato e i capelli ricci. Le mie zampe anteriori - le braccia, voglio dire - sono pi corte delle posteriori, ovvero le gambe, il che mi rende simmetrica al mio cane, anche se al contrario.
Lui si chiama DogJim. Appuntai una sua fotografia accanto alla mia nella bacheca e mi nascosi dietro un cespuglio, per spiare la gente che passava di l e leggeva le informazioni sul nostro conto. Avevano tutti l'aria dispiaciuta ma poi scuotevano la testa dicendo: Be', ma che ne sar di lei?.
A quanto pareva nessuno sapeva cosa farsene di me ma, quando tornai alla bacheca per aggiungere qualche particolare convincente sul mio conto, scoprii che anch'io non sapevo che farmene di me stessa.
Avvilita, m'incamminai, insieme al mio cane, lungo lo scosceso promontorio, e camminai a lungo, diretta al faro.
Mss Pinch era una vera autorit in geografia, anche se non si era mai allontanata da Salts in vita sua. Per nessuno si sarebbe mai sognato di visitare il mondo da come lo descriveva lei. Ripetevo, tra me e me, quello che ci aveva insegnato a proposito dell'oceano Atlantico...
L'Atlantico  un oceano periglioso e imprevedibile.  il secondo al mondo per grandezza e si estende, a forma di S, dalle regioni artiche a quelle antartiche, delimitato, a occidente, dalle Americhe e, a oriente, dall'Europa e dall'Africa.
La controcorrente equatoriale separa l'Atlantico del Nord, dall'Atlantico del Sud. Sui Grandi Banchi - al largo di Terranova - fitte nebbie si addensano l dove la tiepida corrente del Golfo incontra la fredda corrente del Labrador. Nell'area nordoccidentale dell'Atlantico gli iceberg rappresentano una minaccia costante da maggio a dicembre.
Periglioso, imprevedibile. Una minaccia.
Questa  la visione del mondo di Miss Pinch.
Ma, sulle coste e sulle secche affioranti da questo oceano traditore, negli ultimi anni  sorta una ghirlanda di luci.
Osservate questo faro: una costruzione granitica, solida e inalterabile quanto il mare  fluido e mutevole. Il mare  in moto perenne, il faro non si muove mai. N rollio, n beccheggio, nulla che ricordi le navi che lo solcano, lo sciabordio dell'onda.
Pew fissava il vetro sferzato dalla pioggia: un uomo chiuso in se stesso, quieto e taciturno.
Qualche giorno dopo, mentre io e Miss Pinch facevamo colazione in Railings Row - io con pane tostato senza burro, lei con aringhe affumicate e una tazza di t - Miss Pinch mi disse di lavarmi e vestirmi alla svelta e di preparare le mie cose.
Torno a casa?
Certo che no, non hai una casa.
Ma non resto pi qui da lei?
No, la mia non  una casa adatta ai bambini.
Bisognava dargliene atto: Miss Pinch non mentiva mai.
Mr Pew ha fatto una proposta: ti insegner il mestiere di custode del faro.
Cosa dovr fare?
Non ne ho la minima idea.
E se non mi piace, posso tornare indietro?
No.
DogJim pu venire con me?
S.
Detestava dire s. Era una di quelle persone per cui dire s equivale ad ammettere una colpa o una mancanza. Dire no era una forma di potere.
Di l a qualche ora, ero sul molo battuto dal vento, in attesa che Pew mi venisse a prendere nella sua barca rattoppata e impeciata, con cui andava a pesca di sgombri. Non ero mai entrata in un faro e Pew l'avevo visto solo di sfuggita, quando con passo pesante scendeva gi per il sentiero a rifornirsi di provviste. Ormai la citt non dipendeva pi dal faro: erano lontani i giorni in cui Salts era un porto per gente di mare, dove le navi e i marinai facevano tappa in cerca di calore, di cibo, di compagnia. Era diventata un simulacro di citt, che la lenta erosione aveva privato di vita: conservava i suoi rituali, le sue abitudini e il suo passato ma non era pi viva. Anni prima Charles Darwin l'aveva chiamata Citt fossile, ma per altri motivi. Era fossile nel senso che era messa sotto sale, conservata dal mare che, col passare del tempo, aveva anche finito per distruggerla.
Pew si avvicin con la barca, il cappello sformato calato fin sugli occhi, la bocca simile a una fessura piena di denti, le mani nude e violacee. Altro di lui non si poteva distinguere: era la sagoma approssimativa di un essere umano.
DogJim ringhi. Pew lo prese per la collottola e lo scaravent nella barca, poi mi fece cenno di buttare la sacca e di salire a mia volta.
Il piccolo motore fuoribordo ci faceva rimbalzare sulle onde verdi. Alle mie spalle, sempre pi piccola, vedevo la mia casa sghemba che si era sbarazzata di me e della mamma, forse perch non eravamo state mai ben accette tra quelle mura. Non potevo pi tornare indietro, puntavamo dritto verso nord. Verso il faro.
Pew e io salimmo a passi lenti la scala a chiocciola che portava al nostro alloggio sotto la lanterna. L il tempo non era passato, nulla era cambiato dal giorno in cui la costruzione era stata ultimata: in ogni stanza c'erano i candelieri e le Bibbie lasciate da Josiah Dark. Mi fu assegnata una stanzetta con una finestrella e un letto grande quanto un cassetto, ma non me ne preoccupai, visto che ero uno scricciolo di bambina. DogJim si sarebbe trovato qualche altro posto dove dormire.
Sopra la mia stanza c'era la cucina, dove Pew cucinava salsicce su una stufa di ghisa. Sopra la cucina c'era la luce: un grande occhio di vetro dallo sguardo fisso come quello di un Ciclope.
Il nostro compito era quello di far luce ma noi vivevamo al buio. La luce doveva essere tenuta costantemente in funzione ma non c'era bisogno di illuminare i nostri alloggi. Il buio accompagnava ogni nostro gesto, era la norma. I miei vestiti erano orlati d'ombra; se indossavo un cappello da marinaio per proteggermi dalla pioggia, la tesa mi gettava un'ombra sul viso. Quando facevo il bagno nel cubicolo zincato che Pew aveva allestito per me, m'insaponavo nel buio. Se infilavo la mano in un cassetto, annaspando in cerca di un cucchiaio, era il buio che tastavo per prima cosa e se aprivo la credenza per prendere il barattolo di Full Strenght Samson, l'interno era buio, pi nero del t.
Prima di poterci sedere, dovevamo spazzar via il buio, squarciarlo. Il buio si accucciava sulle sedie o pendeva come una tenda sopra le scale. A volte assumeva la forma di quel che cercavamo: un tegame, un letto, un libro. A volte era l'ombra silenziosa di mia madre che incombeva su di me.
Il buio era una presenza. Imparai a vedere nel buio e attraverso di esso, imparai a vedere il buio dentro di me.
Pew non parlava mai. Non avrei potuto dire se era un uomo gentile o scortese, n cosa intendesse fare di me. Era vissuto sempre in solitudine.
Quella prima sera, Pew cucin le salsicce nel buio. O meglio, le cucin col buio, un buio che si poteva assaporare. Ecco cosa mangiammo: salsiccia e oscurit.
Ero stanca e infreddolita e avevo un dolore al collo. Volevo solo dormire di un sonno profondo, per non svegliarmi mai pi. Avevo perso i miei punti di riferimento e quel che vedevo intorno a me non mi apparteneva. Forse avrebbe potuto andare bene cos, se quel che avevo dentro fosse stato mio, ma non trovavo un luogo dove gettare l'ancora.
C'erano due Atlantici: uno illuminato dal faro, l'altro dentro di me.
Il mio Atlantico non aveva una ghirlanda di luci che ti indicavano la rotta.
UN INIZIO, UNO SVOLGIMENTO, UNA FINE: ECCO IL MODO GIUSTO PER RACCONTARE UNA STORIA. MA QUESTO METODO NON FA PER ME.
Potrei cominciare dal 1959, l'anno della mia nascita. Oppure potrei scegliere il 1828, l'anno in cui il faro entr in funzione a Cape Wrath, lo stesso in cui nacque Babel Dark. O forse il 1802, quando Josiah Dark arriv per la prima volta a Salts, o il 1797, quando Josiah Dark trasportava armi da fuoco sulle sue navi dirette all'isola di Lundy.
E perch non partire dal 1969, l'anno in cui andai a vivere al faro, lo stesso in cui l'Apollo atterr sulla luna?
 una data che mi  molto cara, come se fossi stata io a sbarcare sulla luna, su questa roccia sconosciuta e inaridita che splende nella notte.
Un uomo sulla luna, un bimbo sulla terra. Ogni nuovo nato pianta la propria bandiera sul nostro pianeta.
Dunque c' la mia bandiera in quel giorno del 1959 in cui la forza di gravit mi ha risucchiata fuori dalla navicella-madre. Era stata in travaglio per otto ore, fendendo l'aria, a gambe divaricate, come se stesse sciando attraverso il tempo. Io avevo fluttuato, nel corso di mesi senza nome, girandomi lenta nel mio mondo libero dalla gravit. Fu la luce a chiamarmi al mondo, la ricordo come un grido, anche se si dir che quel grido era il mio, e forse lo era, perch un neonato non si percepisce come entit separata dalla vita. La luce era vita, e rappresentava per me quel che rappresenta per le piante e i fiumi, per gli animali e le stagioni, per la terra che ruota su se stessa.
Quando mia madre venne sepolta, un po' di quella luce mi abbandon; dunque sembr giusto che andassi a vivere in un luogo dove la luce era proiettata all'esterno, mentre noi vivevamo ammantati di buio. Pew era cieco e quindi per lui andava bene cos; io mi ero perduta e quindi mi andava bene cos.
Da dove cominciare?  sempre difficile stabilirlo, anche nel migliore dei casi, pi difficile ancora quando si deve ricominciare da capo.
Chiudete gli occhi e scegliete un'altra data: il 1 febbraio 1811.
 questo il giorno in cui un giovane ingegnere di nome Robert Stevenson port a termine la costruzione del faro di Bell Rock. Pi ancora che la messa in opera di un nuovo faro, quella data segn l'inizio di una dinastia. Dire faro equivaleva a dire Stevenson. Ne hanno costruiti a dozzine fino al 1934, coinvolgendo nell'impresa tutta la famiglia: fratelli, figli, nipoti, cugini. Se uno di loro andava in pensione, c'era subito un altro familiare pronto a sostituirlo. Erano i Borgia dei fari.
Nel 1802, quando arriv a Salts, Josiah Dark aveva un sogno ma nessuno che potesse dargli una mano a realizzarlo. A quel tempo Stevenson era ancora alle prime armi: abile nel tessere relazioni d'affari, era pieno di entusiasmo ma privo di potere, e non aveva ancora costruito un'opera grandiosa. A Bell Rock cominci con mansioni di assistente ma poi prese in mano le redini del progetto, in seguito acclamato come una delle meraviglie del mondo moderno. Da quel momento in poi tutti vollero affidare a lui la costruzione del faro della loro citt, anche l dove non c'era il mare. Divenne famoso e ricercato. E la fama ampli il giro dei suoi affari.
Josiah Dark aveva trovato il suo uomo: Robert Stevenson avrebbe costruito il faro di Cape Wrath.
Nella vita di ognuno di noi ci sono svolte e mutamenti imprevisti e anche se tutti gli Stevenson erano votati alla costruzione dei fari, ce ne fu uno che sfugg a tale destino, e precisamente si tratt dello Stevenson nato nel momento in cui, per una sorta di bizzarro pellegrinaggio alla rovescia, il figlio di Josiah Dark era tornato a Salts diventando ministro del culto della citt.
1850: Babel Dark arriva a Salts per la prima volta.
1850: Robert Louis Stevenson nasce da una ricca famiglia di ingegneri civili, cos recitano le scarne note biografiche, e finir con lo scrivere L'isola del tesoro, Il ragazzo rapito, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde.
Gli Stevenson e i Dark erano molto simili anche se non erano legati da una parentela di sangue: ad accomunarli era quella smania mai appagata che segna certi individui, distinguendoli dagli altri. E a farli conoscere fu una costruzione. Robert Louis si rec a Salts cos come si era recato ovunque vi fosse un faro costruito dalla sua famiglia. Una volta aveva dichiarato: Quando sento odore di acqua salata, so di essere vicino a una delle opere dei miei antenati.
Nel 1886, quando arriv a Salts per visitare il faro di Cape Wrath, Stevenson conobbe Babel Dark, poco prima che il reverendo morisse, e si dice che furono Dark e le voci che correvano sul suo conto a ispirargli la vicenda di Jekyll e Hyde.
Che tipo era, Pew?
Di chi parli, piccola?
Di Babel Dark.
Pew succhi la pipa; sembrava che ogni sua riflessione dovesse prima essere risucchiata attraverso la pipa. Aspirava parole con la stessa facilit con cui gli altri soffiano bolle di sapone.
Era una colonna della comunit.
Che cosa vuol dire?
Conosci la storia di Sansone riportata dalla Bibbia?
No.
Allora vuol dire che non ti hanno istruita bene.
Perch non mi racconti quella storia, invece di cominciarne un'altra?
Perch non esistono storie che cominciano per conto loro, proprio come non nascono bambini senza genitori.
Io non ce l'ho un padre.
Se  per questo non hai pi nemmeno una madre.
Mi misi a piangere e Pew, nell'udire il mio pianto, si pent delle sue parole e mi sfior il viso, tastando le mie lacrime.
Ma quella  ancora un'altra storia e se la racconti da sola ti sembrer meno brutta.
Se tu me ne racconti una mi sentir meno sola. Raccontami di Babel Dark.
Comincia con Sansone disse Pew che non demordeva dai propri scopi. Era l'uomo pi forte del mondo ma fu una donna a distruggerlo. Dopo esser stato percosso, accecato e tosato come un montone, si piazz tra le due colonne che sorreggevano la casa e con le forze che gli restavano le fece crollare. Si pu dire che Sansone rappresentava le due colonne della comunit, perch chiunque si elevi al di sopra degli altri  destinato a essere annientato e a Dark successe proprio cos.
La nostra storia comincia a Bristol nel 1848, quando Babel Dark aveva vent'anni ed era ricco e raffinato come ogni vero gentleman di citt. Bench studiasse teologia a Cambridge, piaceva alle donne e si diceva che avrebbe sposato un'ereditiera delle Colonie e continuato l'attivit mercantile del padre.
Era stato stabilito cos.
C'era una bella ragazza che viveva a Bristol, famosa per i capelli rossi e gli occhi verdi. Suo padre aveva un negozio che Babel Dark frequentava per rifornirsi di bottoni, di passamaneria, di morbidi guanti e di cravatte, visto che, mi sembra di avertelo gi detto, se non sbaglio, lui era un tipo piuttosto raffinato.
Un bel giorno, un giorno come questo, s proprio come questo, col sole che splendeva, la citt in pieno fermento e l'aria stessa frizzante come un buon drink, Babel entr nel negozio di Molly e per una decina di minuti rimase assorto nella contemplazione della stoffa per i calzoni da equitazione, controllando nel frattempo, con la coda dell'occhio, che lei finisse di servire una delle ragazze Jessop intenta a provarsi un paio di guanti.
Non appena uscita la cliente, Babel si gir rapido verso il bancone e ordin tanta passamaneria quanta ne serviva a caricare una nave; dopo averla acquistata, la risospinse sul bancone verso Molly e d'impulso le schiocc un bacio sulle labbra, invitandola a un ballo.
Lei era un tipo schivo mentre Babel era indubbiamente il giovanotto pi bello e pi ricco tra quelli che si pavoneggiavano sul lungomare. Sulle prime lei disse no e poi disse s e quindi di nuovo no e infine, quando tutti i s e i no vennero inventariati e conteggiati, si decret in modo unanime che, per uno stretto margine, lei al ballo ci sarebbe andata.
Il vecchio Josiah non si oppose a quel legame perch non era uno snob; il suo primo amore, ai tempi della Rivoluzione francese, era stata una ragazza del porto.
Chi  una ragazza del porto?
 una ragazza che sa dare una mano con le reti, con la pesca, coi bagagli e con i viaggiatori, una che durante l'inverno ripulisce le barche dalle incrostazioni e segnala agli uomini i punti scheggiati che andranno incatramati. Insomma, come ti stavo dicendo, i due si vedevano tutte le volte che volevano, finch si dice, ma sono tutte dicerie non comprovate, insomma si dice che Molly si ritrov incinta di un bambino che non aveva un padre legittimo.
Proprio come me?
Proprio cos.
Doveva essere stato Babel Dark a metterla incinta.
Era quel che sostenevano tutti, Molly compresa, ma Dark lo negava. Ribadiva che mai e poi mai si sarebbe macchiato di una simile colpa. La famiglia di Molly gli intim di sposarla; perfino Josiah prese in disparte il figlio e gli disse di non comportarsi da stupido, di non lasciarsi prendere dal panico ma di assumersi le proprie responsabilit e sposare la ragazza. Josiah era pronto a comprare una bella casa per gli sposi e a sistemare subito il figlio ma Babel non ne volle sapere.
In settembre ritorn a Cambridge e quando venne a casa per Natale manifest l'intenzione di prendere i voti. Era tutto vestito di grigio, aveva smesso gli sgargianti panciotti e gli stivali rossi che prediligeva in passato. Il solo ricordo dei vecchi tempi era la preziosa spilla di rubini e smeraldi che usava come fermacravatta; se l'era comprata quando si era messo con Molly O'Rourke e gliene aveva regalata una uguale perch l'appuntasse sui suoi vestiti.
Suo padre ne fu dispiaciuto e nemmeno per un minuto credette che quella storia fosse conclusa, anche se cerc di farsene una ragione, arrivando perfino a invitare a cena il vescovo per raccomandargli il figlio. Babel per non volle sentire ragioni: aveva deciso di andare a Salts.
A Salts? sbott suo padre. Quello scoglio dimenticato da Dio che il mare aspetta solo di inghiottire?
Ma Babel pensava che la sua vita era stata segnata da quello scoglio ed era ben vero che, fin da bambino, nelle giornate di pioggia, il suo svago preferito era quello di sfogliare il libro con i disegni del faro che Robert Stevenson aveva lasciato: le fondamenta, la torre, gli alloggi del custode e specialmente gli schemi dei prismi per ottenere il fascio di luce desiderata. Suo padre non l'aveva mai portato con s a Salts e ora se ne pentiva: una settimana di soggiorno a La Gazza Marina gli avrebbe tolto ogni desiderio di farvi ritorno.
Be', era un gennaio di piogge, tempeste e desolazione quando Babel Dark caric due bauli su di un rapido veliero che andava da Bristol a Cape Wrath e ancora pi a nord.
C'era un mucchio di gente a salutarlo alla partenza ma non Molly O'Rourke, che si era recata a Bath per dare alla luce il suo bambino.
Anche se le onde la schiaffeggiavano come un avvertimento, la nave procedeva sicura fino a scomparire dalla vista, mentre i nostri sguardi seguivano la figura ammantata di nero di Babel Dark, intento a fissare il proprio passato mentre se lo lasciava alle spalle.
 rimasto a Salts per tutta la vita?
In un certo senso s e in un certo senso no.
Cosa vuoi dire?
Be', dipende dalla storia che si sta raccontando.
E allora raccontamela.
Ti dir questo: cosa pensi che abbiano trovato, dopo la sua morte, in uno dei suoi cassetti?
Dimmelo!
Due spille di rubini e smeraldi. Bada bene, non una ma due.
Come mai la spilla di Molly O'Rourke ce l'aveva lui?
Non si sa.
Babel Dark l'ha ammazzata!
Secondo alcuni  andata cos, ma c' dell'altro.
Cosa?
Pew si fece pi vicino al punto che la falda del suo cappello da pioggia sfior la falda del mio. Sentii il fiato caldo delle sue parole sul mio viso.
A quanto pare, Dark non aveva mai smesso di vederla. L'aveva sposata in segreto e loro due s'incontravano di nascosto e vivevano un'altra vita sotto nomi diversi. Il giorno in cui il loro segreto fu scoperto, lui la uccise, e non si limit a uccidere solo lei.
Ma perch non l'aveva sposata?
Nessuno lo sa. Si dicono tante cose, questo s, ma nessuno conosce la vera ragione. E ora fila a letto, mentre io mi occupo della luce.
Pew usava sempre l'espressione occuparsi della luce, come se si trattasse di un bimbo da preparare per la notte. Lo vedevo aggirarsi tra le apparecchiature di ottone, riconoscendo ogni singolo elemento al tatto, l'orecchio teso ai clic degli indicatori per individuare il tipo di illuminazione.
Pew?
Vai a letto.
Che fine pensi abbia fatto il loro bambino?
Chi pu dirlo? Era nato per caso.
Come me?
S, proprio come te.
In silenzio, me ne andai a letto, con DogJim accucciato ai miei piedi perch non trovava altro posto dove sistemarsi. Io mi rannicchiai per stare al caldo, le ginocchia sotto il mento, le mani aggrappate alle dita dei piedi. Era come tornare nel grembo materno, in un rifugio sicuro, al riparo da troppe domande. Pensavo a Babel Dark e pensavo a mio padre, rosso come un'aringa affumicata.  l'unica cosa che so di lui, che aveva i capelli rossi come i miei.
Un bambino nato per caso potrebbe anche pensare di avere per padre il Caso, cos come gli dei dell'antichit mettevano al mondo i figli per poi abbandonarli al loro destino senza un solo ripensamento, ma lasciandogli in eredit un piccolo dono. Mi chiedevo se anch'io avevo ereditato un piccolo dono. Non sapevo dove volgere lo sguardo, n cosa cercare, ma ora so che  cos che cominciano tutti i grandi viaggi.


Un punto fermo nell'oscurit.

NEL MIO APPRENDISTATO DI CUSTODE DEL FARO DOVEVO SVOLGERE LE SEGUENTI MANSIONI:
1)Preparare un bricco di t Full Strenght Samson e portarlo a Pew.
2) Ore 8 del mattino: portare DogJim a fare una passeggiata.
3) Ore 9: friggere il bacon.
4) Ore 10: lavare le scale.
5) Ore 11: fare dell'altro t.
6) Ore 12: lucidare gli strumenti.
7) Ore 13: braciole e salsa di pomodoro.
8) Ore 14: lezione, Storia dei fari.
9) Ore 15: bucato di calzini e altra biancheria.
10) Ore 16: passeggiata con il cane e ritiro delle provviste.
11) Ore 17: Pew prepara la cena.
12) Ore 18: Pew regola la luce. Io lo guardo.
13) Ore 19: Pew mi racconta una storia.
14) Ore 20: Pew si occupa della luce. Io vado a letto.
I numeri 3, 6, 7, 8, e 14 erano i momenti migliori della giornata. Ancor oggi, quando sento l'odore del bacon che frigge o del Brasso che usavo per pulire gli strumenti di ottone, mi prende una fitta di nostalgia.
Pew mi raccontava com'era Salts molti anni prima, quando i predoni attiravano le navi sugli scogli per rubarne il carico. I marinai, sfiniti, erano alla disperata ricerca di una luce ma, se la luce  un inganno, tutto  perduto. I nuovi fari vennero costruiti per evitare quell'ingannevole confusione di luci. Sulla piattaforma di alcuni di essi si accendevano grandi fuochi e le fiamme si spegnevano nel mare come una stella cadente. In altri, ardeva solo la luce di venticinque candele che bruciavano sotto il vetro a forma di cupola, simile al reliquiario di un santo, ma, per la prima volta, i fari vennero riportati sulle mappe. Il pericolo e la salvezza si materializzavano sulla carta. Srotola la mappa, posiziona la bussola e, se la rotta  giusta, vedrai le luci dei fari. Ogni altro baluginio  una trappola o una lusinga.
Il faro  un punto fermo nell'oscurit.
Prova a immaginare: quando la tempesta ti flagella da dritta, gli scogli ti minacciano la carena, l'unica salvezza ti viene da una sola luce mi disse Pew. Non importa se  la luce del porto o quella che ti segnala il pericolo, ora navighi verso la salvezza. Spunta il giorno e tu sei ancora vivo.
Imparer anch'io a regolare la luce?
Certo, e saprai anche come farla funzionare.
Ti sento parlare da solo mentre lavori.
Non parlo da solo, piccola, parlo di quel che devo fare.
Pew si raddrizz e poi mi guard con aria seria. Aveva gli occhi di un azzurro lattiginoso, simili a quelli di un gattino. Nessuno ricordava se era cieco dalla nascita ma, poich aveva passato tutta la vita nel faro o a bordo del gozzo per la pesca degli sgombri, le sue mani fungevano da occhi.
Molti anni or sono, nel 1802 o nel 1892, scegli tu una data, i marinai per lo pi non sapevano n leggere n scrivere. Solo gli ufficiali sapevano leggere le carte nautiche ma i marinai sapevano comunque come orientarsi. Quando doppiavano Tarbert Ness, Cape Wrath o Bell Rock, non li consideravano come punti su una mappa ma li riconoscevano per le storie che raccontavano. Non c' faro che non abbia una sua storia, a volte pi di una, e, se navighi da qui fino in America, in ogni faro che incontrerai sulla tua rotta ci sar un custode pronto a raccontare una storia ai naviganti.
A quei tempi, i marinai non si lasciavano scappare l'occasione di scendere a terra e, una volta entrati nella locanda del porto, dopo aver mangiato le braciole, acceso la pipa e fatto girare il rum, volevano ascoltare una storia ed era sempre il custode del faro a raccontarla, dopo che aveva lasciato la moglie o il suo aiutante a occuparsi della luce. Erano storie che si tramandavano da un custode all'altro, di generazione in generazione; circumnavigavano il mondo per poi tornare al punto di partenza, con qualche orpello in pi, magari, ma restando, nella sostanza, uguali a se stesse. Poi, quando il custode aveva finito il suo racconto, toccava ai marinai raccontare altre storie di altri fari. Un custode del faro era considerato bravo se sapeva pi storie dei marinai. A volte facevano a gara a chi ne sapeva di pi; un figlio di buona donna gridava allora Lundy oppure Calf of Man e bisognava rispondere The Flying Dutchman o Twenty Bars of Gold.
Pew rest in silenzio per un po', con un'aria grave e gli occhi simili a una nave lontana.
Posso insegnarti il mestiere, come no, chiunque pu farlo, spiegarti a cosa servono i vari dispositivi e come azionarli in modo che la luce lampeggi ogni quattro secondi, ma devo soprattutto insegnarti come mantenere vivo il faro. Capisci cosa voglio dire?
Non lo capivo.
Le storie. Ecco cosa devi imparare. Quelle che conosco e anche quelle che non conosco.
Ma come posso impararle se nemmeno tu le sai?
Inventale tu.
Pew allora cominci a raccontare di tutti quei marinai in balia delle onde, ormai prossimi a inabissarsi, ad arrendersi alla morte, che, con il poco fiato rimasto, riuscivano a recitare una storia come fosse una preghiera.
Ce n' stato uno, non lontano da qui, che, mentre la sua nave colava a picco, si era legato al piccolo albero e per sette giorni e sette notti era rimasto in mare; a tenerlo in vita, mentre i suoi compagni affogavano, erano state le storie che si raccontava, una dopo l'altra, come solo i pazzi sanno fare. Dopo sette giorni, avendo esaurito tutte le storie che conosceva, pens di raccontarsi la propria vita sotto forma di storia, dagli albori fino alla fine, la sua fine in quelle acque verdi e profonde. Era la storia di un uomo che si era perduto e ritrovato non una ma molte volte, mentre si affannava a cercare scampo dalle onde. Quando scese la notte, vide il faro di Cape Wrath: era in funzione soltanto da una settimana ma la luce risplendeva e l'uomo cap che si sarebbe salvato se la sua storia fosse diventata la storia del faro. Con le poche forze rimaste, rem con le braccia restando aggrappato all'albero, e nella sua mente quella luce divenne una cima luminosa che lo attirava a s. Lui l'afferr, legandosela in vita, e proprio in quel momento il custode del faro lo vide e, saltando sulla scialuppa di salvataggio, lo soccorse.
Poi il naufrago prese alloggio a La Gazza Marina e quando si fu ripreso raccont a tutti quelli che volevano ascoltarlo le storie che si era raccontato nei giorni e nelle notti passati in mare. Altre voci si unirono alla sua e ben presto si scopr che ogni faro aveva una sua storia, anzi, che ogni faro era una storia e che i fasci di luce che proiettava erano le storie stesse che si propagavano sulle onde, come segnali e come guide, per offrire conforto e mettere in guardia dal pericolo.
APPOLLAIATA SULLA SCOGLIERA, BATTUTA DAL VENTO,
la chiesa poteva accogliere 250 persone e quel giorno erano presenti alla funzione ben 243 anime, l'intera popolazione di Salts.
Il 2 febbraio 1850 Babel Dark tenne il suo primo sermone.
Come spunto aveva scelto il versetto: Guardate alla roccia da cui siete stati tagliati, alla cava da cui siete stati estratti.
L'oste de La Gazza Marina rimase talmente colpito da quel sermone e dal versetto che l'aveva ispirato che decise di cambiare nome alla sua locanda. Da quel giorno in poi non si consider pi il padrone de La Gazza Marina ma il custode di La Roccia e la Cava. Anche se i marinai, com' nel loro stile, continuarono a chiamarla col vecchio nome per altri sessant'anni, la locanda da quel giorno si chiam La Roccia e la Cava e ancor oggi si chiama cos, non  cambiata, ha sempre l'aria di un luogo dimenticato da Dio, opprimente per quel soffitto basso di travi di legno, con le reti appese, le incrostazioni di sale, il sentore di alghe.
Con il denaro di cui disponeva, Babel Dark si costru una bella casa circondata da un giardino recintato e l'arred in modo confortevole. Di l a poco lo videro impegnato in serie discussioni di argomento biblico con l'unica signora di buon lignaggio del luogo: una cugina del duca di Argyll, una Campbell esiliata a Salts in seguito a ristrettezze economiche e a qualche altra misteriosa circostanza. Non era una bellezza, tuttavia sapeva leggere il tedesco e aveva anche qualche nozione di greco.
Si sposarono nel 1851, l'anno della Grande Esposizione, e Dark port la sua novella sposa in viaggio di nozze a Londra, dopodich non la port pi da nessuna parte, nemmeno nella pi vicina Edimburgo. Quando lui montava in sella alla sua cavalla nera, non diceva a nessuno dov'era diretto e nessuno si sarebbe mai azzardato a seguirlo.
A volte, di notte, nella canonica c'era un gran trambusto: le finestre avvampavano di luci, si udivano grida e tonfi di oggetti scagliati o di mobili rovesciati, ma quando qualcuno aveva chiesto spiegazioni in merito - ed erano stati in pochi ad averne il coraggio - Dark aveva risposto che la sua anima era in pericolo e che lui doveva lottare per salvarla, cos come dovevano fare tutti i giusti di questa terra.
Sua moglie non diceva nulla e se il marito spariva per giorni o veniva visto aggirarsi sulle alte scogliere, tutto vestito di nero, lei lo lasciava fare perch lui era un Uomo di Dio e il solo giudizio a cui si sottoponeva era quello divino.
Un bel giorno Dark sell il cavallo e scomparve.
Rest via per un mese e quando ritorn era pi rilassato, meno teso, ma aveva l'aria triste.
Dopodich, le assenze della durata di un mese si ripeterono due volte all'anno; la meta dei suoi viaggi rest segreta fino a quando un uomo che veniva da Bristol prese alloggio a La Gazza Marina, cio a La Roccia e la Cava.
Era un tipo circospetto, con gli occhi talmente vicini che sembrava si spiassero a vicenda, e l'abitudine di tamburellare in rapida sequenza con il dito indice e con il pollice mentre parlava. Si chiamava Price.
Una domenica, di ritorno dalla chiesa, Price si sedette accanto al fuoco con l'aria perplessa; con qualche insistenza riuscimmo a farci dire cosa l'angustiava: se quel Babel Dark non era lo stesso uomo che lui aveva visto di recente e in pi occasioni a Bristol, allora in citt si aggirava una sua diabolica controfigura.
Price sosteneva di aver visto Dark, vestito in tutt'altro modo, mentre entrava in una casa a Clifton, nei pressi di Bristol. L'aveva notato per l'alta statura e per il portamento fiero. Era sempre solo, non l'aveva mai visto in compagnia di altri, ma era pronto a giurare sul suo tatuaggio che era proprio lui.
 implicato in traffici loschi disse uno.
Ha un'amante sentenzi un altro.
Non sono affari nostri afferm un terzo. Qui fa il suo dovere e paga i suoi conti fino all'ultimo centesimo. Quanto al resto,  solo una questione fra lui e Dio.
Gli altri avventori non ne erano altrettanto convinti ma, poich nessuno aveva abbastanza soldi per farlo pedinare, non c'era modo di sapere se Price diceva il vero. Ma lui promise di tenere gli occhi aperti e di far avere notizie se mai avesse visto Dark o il suo sosia.
E l'ha fatto?
Oh s, certo, ma non ci  servito a capire cosa stesse combinando Dark o perch.
Ma tu non c'eri, a quei tempi. Non eri ancora nato.
C' sempre stato un Pew nel faro di Cape Wrath.
Ma non sempre lo stesso.
Pew non rispose. S'infil la cuffia della radio e mi fece cenno di guardare il mare. C' la McCloud l fuori disse.
Presi il binocolo e lo puntai su una bella nave da carico, che si profilava bianca sulla linea dell'orizzonte. Non c' nave al mondo pi perseguitata di lei.
Chi la perseguita? chiesi.
Il passato rispose Pew. Ci fu un brigantino che si chiamava McCloud, costruito duecento anni or sono, la nave pi maledetta che abbia mai solcato questi mari. Quando la Marina militare la fece affondare, il comandante giur solennemente che lui e la sua nave, un giorno, sarebbero ritornati. Non accadde nulla fino a che non venne costruita una nuova McCloud e, il giorno stesso del varo, tutti i presenti nel cantiere videro le vele strappate e la chiglia ammaccata della vecchia McCloud innalzarsi dentro lo scafo della nave appena varata: una nave dentro una nave, e questo  un fatto.
No che non lo .
 chiaro come la luce del giorno.
Guardai la McCloud, una turbonave veloce, elegante, computerizzata. Com'era possibile che conservasse nello scafo le tracce di un tempestoso passato?
 come una matrioska disse Pew c' una nave dentro un'altra nave e, nelle notti di tempesta, puoi vedere la vecchia McCloud sospesa come un velo sul ponte di coperta.
L'hai vista?
L'ho vista e sono anche salito a bordo.
E quando saresti salito a bordo della nuova McCloud? Quando era nel bacino di carenaggio a Glasgow?
Non stavo parlando della nuova McCloud disse Pew.
Ma Pew, tu non hai duecento anni.
Anche questo  un fatto ammise lui, battendo le palpebre come un gattino. S, un fatto.
Miss Pinch dice che non dovrei ascoltare le tue storie.
Solo perch lei non ha quel dono.
Che dono?
Quello della Seconda Vista, che mi  stato dato il giorno che sono diventato cieco.
Quando  successo?
Molto prima della tua nascita, anche se ti ho vista venire dal mare.
E sapevi che quella ero io, io come sono adesso, proprio io?
Pew rise. Vero come  vero che ho conosciuto Babel Dark o che uno molto simile a me ha conosciuto uno molto simile a lui.
Rimasi in silenzio. Pew sentiva il suono dei miei pensieri. Mi sfior la testa, con quel suo tocco bizzarro, lieve come una ragnatela.
 il dono: quel che ti viene sottratto ti sar restituito in un'altra forma.
Miss Pinch non dice cos, lei sostiene che la Vita  l'Imbrunire che Prelude alla Notte. C' scritto su un ricamo che tiene appeso sopra la stufa.
Be', non  mai stata un tipo ottimista.
Cosa riesci a vedere con la Seconda Vista?
Il Passato e il Futuro. Solo il presente  oscuro.
Ma  nel presente che viviamo.
Non io, piccola. Un'onda s'infrange e subito ne arriva un'altra.
Dov' il presente?
Per te, piccola,  tutt'intorno, come il mare. Per me, invece, il mare non  mai fermo,  sempre in movimento. Non ho mai vissuto a lungo sulla terraferma e non conosco bene le cose della terra. So solo riconoscere la marea che si ritira e quella che arriva.
Cosa si ritira?
La mia vita.
Cosa sta arrivando?
La tua vita. Sarai tu il prossimo custode del faro.
RACCONTAMI UNA STORIA, PEW.
Che storia, piccola?
Una a lieto fine.
Non ne troverai una in tutto il mondo.
Nessun lieto fine, dunque?
Nessuna fine.
PER CHIUDERE LA QUESTIONE DARK AVEVA DECISO DI SPOSARSI.
La sua sposa era gentile, istruita, schiva e innamorata. Lui non l'amava ma questo gli sembrava solo un vantaggio.
Avrebbero avuto tutti e due molte cose da fare in una parrocchia in cui i fedeli si nutrivano solo di farina di avena e di scorfani. Lui si sarebbe faticosamente aperto da solo il sentiero e meglio ancora se quel duro lavoro gli avrebbe fatto sanguinare le mani.
Si erano sposati con una cerimonia senza pretese nella chiesa di Salts e subito dopo le nozze Dark si era ammalato. La luna di miele fu rimandata e la novella sposa - prodiga di tenerezze e di attenzioni - gli preparava la colazione con le sue mani anche se avrebbe potuto pensarci la domestica.
Dark cominci a paventare il passo esitante sui gradini che conducevano alla sua stanza affacciata sul mare. Reggendo il vassoio, procedeva con una lentezza tale che, ancor prima di raggiungere la sua camera, il t si era gi raffreddato: ogni giorno lei se ne scusava e ogni giorno lui le ripeteva che non importava e mandava gi qualche sorso della pallida bevanda. Lei cercava di risparmiare sulle foglioline del t.
Quella mattina Dark, sdraiato a letto, sent il tintinnio delle tazze sul vassoio mentre la moglie avanzava a passo lento verso la sua camera. Gli avrebbe servito del porridge, pens, greve come un peccato, e muffin tempestati di uvette che sembravano rimproverarlo mentre li mangiava. La nuova cuoca, assunta dalla moglie, impastava solo pane semplice e disapprovava ogni stravaganza, anche se lui non riusciva a capire cosa ci fosse di tanto stravagante nelle uvette.
Avrebbe preferito bere caff ma il caff costava quattro volte pi del t.
Non siamo poveri aveva detto a sua moglie, quando lei gli aveva ricordato come il denaro potesse essere speso per una causa migliore e non sprecato per il caff mattutino.
Aveva ragione lei? Non ne era molto convinto, al punto che, quando vedeva una parrocchiana bisognosa con un nuovo cappellino, gli sembrava di sentir aleggiare attorno a lei l'aroma del caff.
Aprendo la porta, lei gli sorrise ma quel sorriso era rivolto pi che altro al vassoio, su cui concentrava tutta la sua attenzione. Stizzito, Dark pens che quel funambolo che aveva visto una volta gi al porto l'avrebbe sorretto con pi grazia e perizia, pur camminando su una corda tesa fra gli alberi di due navi.
Sua moglie pos il vassoio con la consueta aria di chi compie un sacrificio.
Spero sia di tuo gradimento, Babel disse come al solito.
Lui sorrise e sorseggi il t freddo.
Sempre. Erano sposati da troppo poco tempo perch ci potesse essere un sempre.
Erano nuovi, puri, freschi, immuni da abitudini. Perch mai allora gli sembrava di essere sdraiato da secoli in quel letto, a ingurgitare t freddo giorno dopo giorno?
Finch morte non ci separi.
Rabbrivid.
Tu hai freddo, Babel gli disse.
No,  solo il t che  freddo.
Sembr ferita dal rimprovero.
Preparo il t prima di scaldare i muffin.
Forse dovresti prepararlo dopo.
Se facessi cos si raffredderebbero i muffin.
Sono gi freddi.
Ritir il vassoio. Ti preparer un'altra colazione.
Era fredda quanto la prima. Lui non torn pi sull'argomento.
Non aveva motivo di detestare sua moglie. Era priva di colpe quanto di immaginazione. Non si lamentava mai, ma non era mai contenta. Non chiedeva mai niente e non dava niente se non ai poveri. Era discreta, di modi gentili, docile e solerte. Era noiosa come un giorno di mare senza vento.
In quella sua vita di bonaccia, Dark cominci a provocarla, all'inizio non per crudelt, ma per metterla alla prova, per capire chi era la donna che aveva sposato. Voleva i suoi segreti e i suoi sogni. Non era il tipo d'uomo che si accontentava di un buongiorno e di un buonasera.
Quando uscivano a cavallo, a volte sferzava il pony che lei cavalcava con un secco colpo di frustino; l'animale si lanciava al galoppo e la moglie, non essendo un'abile amazzone, si aggrappava impaurita alla criniera. Godeva nel vedere la paura dipinta sul suo viso: ecco, finalmente provava un sentimento, pensava. La portava in barca in giornate in cui Pew avrebbe dovuto fare appello a tutto il suo coraggio per mettere in mare la scialuppa di salvataggio. Dark godeva a guardarla mentre, fradicia e in preda ai conati di vomito, lo scongiurava di fare rotta verso casa e, una volta attraccati, con la barca piena d'acqua che quasi si capovolgeva, lui dichiarava che era stata proprio una bella gita e, tenendola per mano, l'accompagnava a casa.
A letto, la girava a faccia in gi, premendole una mano sul collo mentre con l'altra si toccava per farselo venire duro, poi, con un rapido movimento, s'infilava dentro di lei, come uno zaffo nel foro di una botte. Quando aveva finito, le restavano sul collo le impronte delle sue dita.
Non la baciava mai.
Quando aveva voglia di lei, non di lei, in realt, ma di una donna, ubbidendo ai suoi istinti di uomo giovane, saliva lentamente i gradini che portavano alla sua stanza, immaginando di reggere un vassoio di muffin troppo unti e un bricco di t freddo. Apriva la porta e sorrideva, ma non alla moglie.
Non appena aveva finito, si sedeva a cavalcioni su di lei, tenendola ferma l, come faceva a caccia con il suo cane, prima di sparare. Nella stanza gelida - non c'era mai il fuoco acceso - lasciava che il suo seme si raffreddasse su di lei prima di lasciarla alzare.
Poi andava a sedersi nel suo studio, con le gambe allungate sulla scrivania, senza pensare a nulla; ormai era addestrato a sgombrare la mente da ogni pensiero.
Il mercoled pomeriggio, andavano a far visita ai poveri. Dark detestava quell'incombenza, le casupole con i mobili sgangherati, le donne che rattoppavano indumenti e reti con lo stesso ago e lo stesso spago. C'era odore di aringhe e di fumo. Non capiva come si potesse vivere cos miseramente. Lui avrebbe preferito la morte a una simile vita.
Sua moglie ascoltava con aria comprensiva quelle lamentele sulla penuria di legna e di uova, sulle infiammazioni gengivali, sulle pecore morte e sui bambini malati, per poi rivolgersi a lui, che se ne stava imbronciato alla finestra, dicendo: Il pastore vi offrir una parola di conforto.
Senza nemmeno girarsi, Dark biascicava qualche parola sull'amore di Ges e lasciava uno scellino sul tavolo.
Sei stato duro con loro, Babel gli disse la moglie dopo una di quelle visite.
Dovrei forse essere un ipocrita come te?
Fu quella la prima volta che la picchi. Non un sol colpo, ma una scarica di colpi, mentre gridava: Stupida troia, sei solo una stupida troia. Poi la lasci, pesta e sanguinante, sul sentiero che costeggiava la scogliera; torn alla canonica, entr nel retrocucina, butt a terra il coperchio del caldaio e tuff le braccia fino al gomito nell'acqua bollente.
Ve le tenne immerse per un po', urlando mentre la pelle si arrossava e cominciava a sollevarsi; poi, con le dita e le palme scorticate e coperte di vesciche, usc a spaccare legna facendo sanguinare le sue piaghe.
Per settimane evit la moglie. Voleva ammettere di essere addolorato, e lo era, ma sapeva che lo avrebbe fatto ancora. Non oggi, non domani, forse, ma non sempre sarebbe riuscito a reprimere tutto l'odio che provava per lei, tutto l'odio che provava per se stesso.
Di sera, sua moglie soleva leggergli la Bibbia; a lei piacevano soprattutto le storie di miracoli e lui se ne meravigliava dal momento che era la pi prosaica delle creature: non c'era nulla di miracoloso in una come lei. Era solo un tramite, un contenitore per trasportare cose diverse: vassoi da t, bambini, un cesto di mele per i poveri.
Di che mele parli? chiese lui.
Aveva interrotto la lettura e si era messa a parlare di mele.
Di quelle che hai portato a casa avvolte nella carta di giornale.  ora di mangiarle. Far un decotto di mele per i poveri.
No.
Perch no?
Vengono dall'albero di mio padre.
Ne matureranno altre.
No, quell'albero non dar pi frutto.
Sua moglie rimase in silenzio per un po': percepiva la sua agitazione ma non ne capiva il motivo. Fece per dire qualcosa ma poi lasci perdere e, dopo aver preso la lente di ingrandimento, inizi a leggere la storia di Lazzaro.
Dark si chiedeva che sensazioni si provassero nel chiuso di una tomba, privi d'aria e circondati dal silenzio, senza il conforto di una luce, l'orecchio teso verso voci lontane.
 proprio come mi sento io adesso pens.
 possibile che un uomo s'identifichi con la propria morte, accettandola, prendendola su di s senza poter biasimare altri che se stesso? Avendo rifiutato di vivere, non gli restava altra scelta che venire a patti con la propria morte.
Il giorno seguente cominci ad annotare ogni minimo evento della sua vita. Teneva due diari: il primo era un blando e dotto resoconto della vita di un uomo di chiesa in Scozia. Il secondo era una logora cartella che conteneva pagine sparse, senza ordine n numerazione, bucate l dove il pennino aveva morso la carta.
Dopo aver terminato il suo sermone, tirava finalmente fuori la cartella di pelle con le pagine piene di macchie e trascriveva la propria vita. Una vita che le persone intorno a lui non avrebbero saputo capire. Col passare del tempo, anche lui non si capiva pi.
Liberatemi, scrisse una sera, ma a chi rivolgeva il suo grido?
Poi, senza quasi rendersi conto di quel che faceva, decise di portare sua moglie a Londra per vedere la Grande Esposizione. Lei non ne aveva molta voglia, ma pens che era meglio non contrariarlo.


Inquilino del sole.

LA LUNA IRRADIAVA DI BIANCO LA NOTTE.
Io e Pew eravamo seduti a un tavolo della Gazza Marina, ossia La Roccia e la Cava.
C'eravamo solo noi. Pew, che aveva le chiavi della locanda, amava andarci di sabato sera, per farsi un goccetto, perch, cos diceva, era quel che i Pew avevano sempre fatto. Prima che andassi a vivere con lui, ci andava da solo e beveva rum spillato da una botte dietro il bancone. C'era talmente tanta polvere su quel bancone che, se vi appoggiavi un bicchiere, lo avresti visto sprofondare come una nave fantasma nella nebbia.
In quelle serate, Pew mi dava un pacchetto di patatine, anche se Miss Pinch mi aveva avvertito che mi avrebbero potuto dare dei problemi, pur senza specificare di che tipo di problemi si trattasse. Ero io il problema, forse.
L'avevo incontrata un sabato, di mattina presto, mentre trascinavo il nostro carrello per le provviste sulla strada piena di buche che porta in citt. La sua mano incombeva su di me come una di quelle benne a tenaglia che si vedono nelle discariche. Disse che era Dispiaciuta di non vedermi pi a scuola e che, restando a casa, non avrei Fatto Progressi. Mi venne subito in mente una barca di un blu acceso frenata dalle onde: come era possibile che io fossi al tempo stesso barca e onda? Era un pensiero molto complesso.
Non mi stai ascoltando mi disse.
S che l'ascolto.  stato per via della tempesta, non potevamo lasciare il faro.
Il Capitano Scott ha continuato dritto per la sua strada, incurante delle condizioni meteorologiche avverse disse Miss Pinch.  arrivato al Polo Sud malgrado tutta quella neve.
Ma  morto nella sua tenda.
Dov', o morte, il tuo pungiglione?
Non ne avevo la minima idea.
Tienilo mi disse. L'ho preso in prestito dalla biblioteca circolante.
Era una copia dei diari del Capitano Scott.
Cominciai a leggere mentre aspettavo Pew. Non mi pento di questo viaggio... Abbiamo rischiato... Questi scarni appunti devono raccontare tutta la storia.
Guardai le foto degli uomini della spedizione, smarriti in quel nulla colorato di bianco.
Perch sono morti, Pew?
Si erano persi d'animo, piccola. Amundsen li aveva battuti sul tempo e quando fu il momento di fare ritorno non avevano pi forze per lottare. Non bisogna mai perdersi d'animo.
Ah, no?
No.
Stava spuntando la luna, piena, nitida, di un bianco polare. Nell'introduzione ai diari lessi che Scott voleva raggiungere il Polo perch ormai restavano ben poche avventure da vivere. Nel 1912 il mondo era gi stato tutto scoperto. Chi avrebbe immaginato che nel 1969 l'uomo sarebbe andato sulla luna?
Tu la vedi la luna? mi chiese Pew. Io la sento, proprio come la sente il mare. Mi attira a s come fa con il mare. Ecco perch so quando scoppier una tempesta.
Pensavo al Capitano Scott disteso nel suo oceano di neve, con la bianca luna a illuminargli il viso, e mi domandavo se lui avesse mai sognato di trovarsi l, in un luogo cos freddo, remoto, e improbabile.
Non pi vincolato alla terra, poteva mettere le ali ai cani che si sarebbero alzati in volo in un arruffio di pelo, una lunga scia di husky che si allontanavano fino a vincere la gravit, spingendosi oltre, fin quando, met lupi e met cani, sarebbero stati finalmente liberi di abbaiare alla luna, di ritornare al bianco pianeta che lui aveva visto riflettersi nei loro occhi arancione, mentre affondavano nella neve fino ai garretti.
Nessuno sa quel che succede alla fine del viaggio. Nessuno sa dove vanno i morti.
Io e Pew eravamo entrati nella locanda e sedevamo fianco a fianco, lo sguardo fisso davanti a noi, com'era nostra abitudine. Da tempo mancava la luce elettrica e per alcuni quel luogo era un sepolcro ma non per Pew.
I tavoli erano tutti pieni disse Pew e c'era una gran ressa al bancone.
A volte, la sera, arrivava Dark e gli uomini si facevano da parte per lasciarlo sedere da solo, a questo stesso tavolo dove siamo seduti noi. E la conversazione languiva come un porto quando c' bassa marea, anche se Dark non parlava con nessuno e nessuno parlava con lui.
Aveva con s la Bibbia e leggeva sempre la sua storia - anche se gli altri avventori non lo sapevano, essendo cos poco istruiti - ma la storia che leggeva era quella della Torre di Babele, nel Libro della Genesi.
La torre era tanto alta da toccare la luna cosicch gli uomini che avevano deciso di costruirla potessero sentirsi uguali a Dio. Quando croll, tutti loro vennero dispersi ai quattro angoli della terra e nessuno pi capiva la lingua dell'altro, cos come non capiva la lingua dei pesci e degli uccelli.
Un giorno gli domandai: Reverendo, perch legge sempre quella storia?. Lui mi rispose: Vedi, Pew, sono diventato estraneo alla mia stessa vita.
Ha detto cos, Pew?
Proprio cos, piccola, sicuro come il fatto che io e te siamo seduti qui stasera.
Ma a quei tempi tu non eri ancora nato.
Ah no?
E poi non avresti potuto vedere la sua Bibbia perch sei cieco.
La logica non faceva mai presa su Pew.
Estraneo alla sua stessa vita, cos ha detto, mentre il fuoco ardeva e la gente gli voltava le spalle come una diga e la nebbia si addensava, una nebbia fitta come un dubbio, e la luna era invisibile per quanto fosse piena. Babel Dark amava la luna, l'amava davvero. La mia roccia inaridita, la chiamava, e a volte diceva che sarebbe stato felice lass, un pallido inquilino del sole come lei.
Ha detto proprio cos?
Pallido inquilino del sole. Non lo dimenticher mai.
Quanti anni hai, Pew?
Pew non rispose. Bevve il suo rum in silenzio. Poi lavammo diligentemente l'unico bicchiere rimasto sotto l'acqua fredda dell'ultimo rubinetto rimasto, riponemmo il bicchiere sull'unica mensola mangiata dai tarli, e lo lasciammo l a luccicare nel chiarore lunare che filtrava dalla finestra, prima di incamminarci a passo lento lungo il sentiero di cenere lavica che portava al faro.
LA PORTA ERA IL SUO CORPO.
Dark si dest uscendo dall'incubo del sonno per entrare nell'incubo delle veglie.
Aveva sognato una porta che continuava a chiudersi.
Si svegli, con una mano sul ventre, le dita consapevoli dell'erezione. Tolse la mano da sotto le lenzuola.
Era presto. Sentiva, al piano di sotto, qualcuno che puliva la grata del caminetto.
Lasci vagare i suoi pensieri, immaginando Molly sdraiata accanto a s. A Bristol, era sempre lui il primo a svegliarsi; aveva imparato a svegliarsi prima di lei per poter cominciare la giornata guardandola dormire. Gli piaceva sfilare la mano dalle calde lenzuola e muoverla nell'aria fredda della stanza da letto, per tenerla poi sospesa sui lineamenti di lei, senza mai toccarla, ma avvertendo, con stupore sempre rinnovato, come, in quell'aria fredda, la sua mano potesse cogliere il tepore che emanava da quel volto.
A volte lei apriva la bocca per respirare e lui sentiva il respiro di lei su di s, come un novello Adamo che sentisse il soffio di Dio infondere vita nel suo corpo addormentato.
Ma ora era lei la dormiente e Babel si chin a baciarla per svegliarla da quella piccola morte, svegliarla con un bacio perch lei, aprendo gli occhi insonnoliti, lo salutasse con un sorriso.
Lei gli sorrideva sempre e lui adorava quei suoi sorrisi.
E poi la prendeva tra le braccia, affondando il viso nel suo collo, cercando di memorizzare tutti gli odori che emanava. Era pulita ma aveva un suo odore, un odore di fieno con residui di fiori, e di qualcosa di pi verde e di pi intenso, di ortiche nel fieno appena tagliato.
E di mele, pens, la bianca polpa e il rosa delicato.
Quando si erano appena conosciuti, l'aveva portata nel frutteto del padre a raccogliere le mele. Avevano appoggiato la scala all'albero e posato a terra un telo; lui, in maniche di camicia, si pavoneggiava arrampicandosi sempre pi in alto per raggiungere i frutti che lei via via gli indicava.
Avevano spogliato quasi tutto l'albero e nel pomeriggio, seduti fianco a fianco, fecero una cernita, separando le mele pronte per essere mangiate da quelle da conservare; le pi adatte per la marmellata da quelle da cuocere subito, che ripulirono dalle parti ammaccate con un coltellino affilato.
Era cos conscio della presenza di Molly al suo fianco che, mentre era intento a tagliare e sbucciare, gli tremavano lievemente le mani. Lei se ne accorse perch amava quelle mani dalle dita lunghe e le unghie quadrate.
All'improvviso il coltello gli sfugg e lui si fece un taglio sull'anulare; con grande prontezza lei afferr il coltello e stacc un nastro dal vestito per tamponare il sangue.
Entrarono in casa per bagnare la ferita sotto l'acqua fredda. In cucina non c'era nessuno ma lei sapeva come cavarsela e nel giro di un attimo l'aveva pulito e fasciato.
Con un bacino passa tutto disse e chin il capo come un uccellino che beve.
Si guardarono negli occhi, senza muoversi. Dark era consapevole dei riquadri di luce solare che sembravano tracciati con lo stampino sul pavimento di pietra, del sole che brillava attraverso i vetri spessi riflettendosi negli occhi di lei, punteggiandole le pupille e avvolgendola di luce come se volesse mostrargli una porta segreta.
Allung una mano e le sfior il viso.
Due giorni dopo fecero all'amore per la prima volta.
Lei aveva preteso di farlo al buio.
 un trucco amoroso aveva aggiunto, mettendolo un po' a disagio.
Passo dopo passo, aveva raggiunto la casa di lei: non c'erano luci alle finestre. Nel chiarore della luna trov a tentoni la serratura della porta e, una volta entrato, vide una candela accesa dentro un portacandele sul primo gradino dell'ampia scalinata di legno. Era stata messa l apposta per lui. Non sapeva dove andare, era la prima volta che metteva piede in quella casa.
I suoi passi scricchiolarono sul pianerottolo spaventando un topo impegnato a rosicchiare il battiscopa. In fondo al corridoio, c'erano due ritratti a olio di un uomo e una donna vestiti di blu e un baule. Accanto al baule, gli sembr di vedere una porta aperta.
Babel?
S?
Il cuore gli batteva forte ed era tutto sudato. Aveva un'erezione.
Posa la candela sul baule.
Fece come gli veniva detto ed entr nella stanza buia, rischiarata soltanto dalle braci del caminetto. La stanza era calda. Il fuoco doveva essere rimasto acceso a lungo prima che lei lo lasciasse morire.
Vedeva il letto.
Molly?
S.
Mi spoglio?
S.
Liberarsi del soprabito e del panciotto non fu difficile. Tir il fazzoletto da collo e lo strapp l dov'era fermato con la spilla. Si sentiva le dita gonfie e impacciate e non riusciva a slacciare i bottoni delle brache ma non imprec, n disse una sola parola. Lott in silenzio contro la riluttanza di quella sua seconda pelle finch, in calzini e camicia, s'infil nel letto.
Non si mosse, paralizzato dall'esitazione, sorridente e al contempo atterrito. Molly si tir a sedere, coi capelli che le ricadevano sulle spalle fino a sfiorarle i seni. All'improvviso fu contento del buio.
Molly l'aiut a levarsi la camicia, sfilandogliela dalla testa, e poi lo guard con franchezza, cos com'era in quel momento: eccitato, pronto, senza pi nessuna possibilit di nascondersi.
Gli pos le mani sui fianchi, facendole scorrere sulle natiche e sulle cosce, compiacendosi della sua forte muscolatura, baciandogli il ventre. Era fiduciosa e sicura di s mentre lui era tutto sudato, diviso tra il desiderio e lo sgomento. Come mai era cos sicura di s? Per un attimo, dubit di essere lui il primo uomo che Molly aveva accolto nel suo letto. Poi scacci quel pensiero molesto e la attir a s.
Fecero all'amore.
Ventre contro ventre, bocca contro bocca, i piedi di lui sopra gli stinchi di lei, incastrati l sotto. Le mani di Molly sulla sua schiena, mentre lui le accarezzava le orecchie, con gli avambracci posati sulle spalle di lei come fanno i segugi quando appoggiano le zampe anteriori. Avvertiva l'eccitazione di Molly, ne sentiva l'odore, e chin la testa per baciarle le clavicole.
Era dentro di lei, tutt'uno con la sua spina dorsale, quasi da poterne avvertire le vertebre, a una a una. Lei gli si rivelava, mentre lui continuava il suo viaggio dentro quel corpo, fino ad arrivare alla bocca e farsi dare un nome da lei. E Molly lo chiam: Babel. Lui and oltre per insinuarsi dietro ai suoi occhi e vedere il mondo come lo vedeva lei. Si guard con gli occhi di Molly, guard il suo collo, il torace, gli occhi pieni di amore. Era cos che lei lo vedeva? Delicato e al tempo stesso ardente, un po' timoroso, con la pelle intonsa ma pronta ad assorbire quel nuovo linguaggio.
Lei lo fece girare e gli mont sopra. Nella pi assoluta immobilit, Babel lasci che si muovesse su di lui e non cap quando lei, prendendogli una mano, fece scorrere il pollice proprio sopra il punto in cui lui l'aveva penetrata ma lasci che fosse lei a guidarlo. Poi, quando si fu sdraiata accanto a lui, gli insegn di nuovo come toccarla, questa volta con tutte le dita. Lui era al colmo della felicit, pieno di aspettative, e quando lei si addorment, si appoggi su un gomito e, liberandola dalle lenzuola, la accarezz, archiviando quanto aveva appreso.
Poi, simile al suono della campana di una nave che si sta avvicinando al porto, quel pensiero torn; un campanello d'allarme, una nave in arrivo nella nebbia. S, ora riusciva a vederci chiaro.
Non era stato il suo primo amante. Quanti ce ne erano stati prima di lui? Quanti altri letti ardevano in stanze buie?
Non riusc a prendere sonno.
RACCONTAMI LA STORIA, PEW.
Che storia, piccola?
La storia del segreto di Babel Dark.
C'entra una donna.
Dici sempre cos.
C' sempre lo zampino di una donna: una principessa, una strega, una matrigna, una sirena, una fatina buona o una fata tanto malvagia quanto bella, oppure tanto bella quanto malvagia.
Ne manca qualcuna in questa lista?
Poi c' la donna che ami.
Chi ?
Questa  un'altra storia.


La grande esposizione.

DA QUESTA PARTE C' IL COBRA. VENITE AD AMMIRARE LE MERAVIGLIE D'ORIENTE!
Era il 1851 ed erano ad Hyde Park.
Dark si sentiva come un uomo resuscitato dai morti.
Gli piaceva tutto quel trambusto, i venditori di programmi e quelli di cartoline, i chioschi abusivi, i furfanti in foulard rosso, abili a ingannarti con la loro lingua sciolta. C'erano bari, prestigiatori, arie d'opera italiane, pittori d'insegne pronti a tracciare il tuo nome su una sgargiante copia del Crystal Palace. C'erano treni in miniatura con vagoni carichi di bambole e c'erano donne agghindate come bambole e tra loro c'era chi vendeva violette, chi focaccine, chi invece metteva in vendita il proprio corpo. C'erano venditori ambulanti, in piedi sugli scatoloni, che offrivano la loro merce, la migliore, la pi bella, l'unica, e c'erano ragazze che camminavano sulle mani.
C'erano cavalli con pesanti bardature, che tiravano barili di birra, e un tipo con una pantera che decantava i Misteri dell'India; tutto questo mentre facevano la coda per entrare nel Crystal Palace ad ammirare le meraviglie dell'Impero.
Dark e la moglie erano in luna di miele anche se avevano dovuto rimandare il viaggio perch, subito dopo le nozze, Dark si era ammalato. Ora stava bene e, vestito in abiti talari, veniva ossequiato da tutti.
Poich sua moglie era stanca - lei amava la vita tranquilla - Dark le procur una sedia e and a prendere due porzioni di pork pie e due limonate. Da quando la Regina era stata vista mangiare pork pie, quel piatto era diventato di moda: ricchi e poveri ora mangiavano pork pie.
Dopo aver pagato le consumazioni, Dark cammin tra la folla cercando di non far cadere il pasticcio e le bottiglie di limonata ancora tappate, quando all'improvviso sent pronunciare il suo nome: Babel.
La voce era sommessa ma lo fendette di netto come si fende la pietra sabbiata: una parte di lui si stacc e quel che rimase l sotto era un ammasso grezzo e informe.
Molly disse Dark, cercando di restare calmo, ma nella sua voce c'era una punta di fastidio. Molly indossava un abito verde, i rossi capelli raccolti in una treccia; in braccio teneva una bimba che allung una mano per toccare la faccia di Dark.
Dark indugi, incerto sul da farsi, con il suo carico di limonate e pies. Vuoi sederti un attimo con me? le disse infine.
Lei fece un cenno di assenso.
Si avviarono verso una fila di tavoli sotto un boschetto di palme portate dall'India, che a Londra facevano un effetto strano, elettrizzante: erano aliene quasi quanto una foresta primordiale. Sedettero su sedie di vimini mentre un cameriere indiano in turbante e fusciacca serviva Coronation Chicken a una famiglia di mercanti di Newcastle.
Ma la bambina...?
Sta bene, Babel, ma  cieca.
Cieca?
E lui torn con il pensiero a quel terribile giorno in cui lei, debole e indifesa, era andata da lui e lui...
Aveva un altro amante, l'aveva sempre saputo. L'aveva vista mentre di notte si recava a passo veloce in una casa dall'altra parte della citt. Indossava un mantello, il viso nascosto da un velo, per non farsi riconoscere.
Quando lei entr, Dark, che si era appostato nei pressi della finestra, vide che ad accoglierla c'era un giovane. Lei gli aveva teso le braccia e i due si erano abbracciati. Dark aveva distolto lo sguardo mentre una sofferenza acuta gli trapassava il cervello. La paura era affondata come un'ancora nelle parti pi sensibili del suo essere. Era la stessa paura che aveva visto fendere la nebbia a vele spiegate.
Era tornato in citt ma sapeva che non sarebbe mai pi riuscito a dormire. Da quel momento, di notte cominci a vagare per la citt. Il sonno era ormai un ricordo lontano.
Ricordava di aver riso a quel pensiero: se non fosse pi riuscito a dormire sarebbe morto. Ma era gi morto, inaridito e morto come una conchiglia scagliata sulla riva. Guardandosi allo specchio, si era paragonato a un'orecchia di mare priva del suo abitante, una conchiglia apprezzata solo per l'involucro. Gli era sempre piaciuto vestirsi bene.
Molly aveva notato il cambiamento avvenuto in lui. Cercava di compiacerlo e, a volte, lui riusciva a dimenticare ma poi, facendo l'amore, quando pi si sentiva vulnerabile, tornava a sentire quella campana e avvertiva l'avvicinarsi della nave con le sue vele lacere.
Non le disse di averla pedinata, e la sera in cui si erano incontrati in una locanda chiamata L'inizio della fine, quando lei gli aveva confessato di essere incinta, lui l'aveva respinta, riattraversando di corsa la citt per chiudersi in casa, avvolto nelle vele lacere.
Sulle pareti di casa c'erano i disegni del faro di Cape Wrath, eseguiti dalla mano dello stesso Stevenson: il faro sembrava una creatura viva, dritto sulla sua base come un cavalluccio marino, fragile, assurdo, ma trionfante tra le onde.
Il mio cavalluccio marino lo chiamava Molly, quando lui avanzava verso di lei nel loro letto simile a un oceano di annientamento e di desiderio.
La grotta e il cavalluccio marino. Era il loro gioco. L'acquatica mappa del mondo. Erano alle origini del mondo. Prima del diluvio.
Quel giorno si era presentata da lui timida e indifesa. Davanti al fuoco morente, lui era rimasto seduto immobile; lei l'aveva implorato e lui l'aveva schiaffeggiata, lasciandole sulle guance due segni rossi come carboni ardenti. Aveva infierito su di lei, picchiandola senza piet, e lei aveva alzato le braccia per proteggersi e poi...
Molly interruppe il corso dei suoi pensieri.
La caduta...
Dark guard la bambina che ridacchiava e cinguettava nel suo mondo di buio, le mani sul viso della madre, girando la testa per seguire i suoni. Ora comprendeva l'enormit del suo sbaglio e avrebbe dato la sua vita per infilare la mano nel tempo e riportarlo indietro.
Far tutto quello che vorrai. Tutto. Basta che tu me lo chieda.
Non abbiamo bisogno di nulla.
Molly, sono io il padre?
Lei non ha un padre.
Molly si alz per andarsene e Babel balz in piedi per seguirla, rovesciando le bottiglie di limonata. Molly strinse a s la bambina, che si zitt, percependo l'agitazione della madre.
Lasciamela prendere in braccio.
Per sbatterla a terra?
Ho pensato a te ogni singolo giorno da quando me ne sono andato. E ho pensato alla creatura che avevi in grembo. A nostra figlia, se tu mi dici che  mia.
Te l'avevo detto.
Non avrei mai pensato di rivederti.
Nemmeno io.
Lei s'interruppe e lui la ricord com'era quella notte, la loro prima notte insieme, con la luna che splendeva bianca sulla sua bianca pelle. Le tese la mano ma lei indietreggi.
 troppo tardi, Babel.
S, era troppo tardi, e la colpa era solo sua. Doveva andarsene, sua moglie lo stava aspettando. Doveva andarsene, al pi presto, ma quando trasse un lungo respiro, pronto a lasciarla, si accorse che non ne aveva la forza. Resta con me, oggi. Solo per oggi.
Molly indugi a lungo, mentre la gente li superava, e Dark, gli occhi fissi a terra, senza osare alzare lo sguardo, vedeva ombre riflesse nella lucida mascherina delle proprie scarpe.
Lei infine parl e la sua voce gli giunse da molto lontano, come se provenisse dal suo paese natio.
Va bene, solo per oggi.
Babel si illumin. Era lei a illuminarlo. Lui prese in braccio la bambina e la port vicino ai motori per farle sentire il loro sibilo e il movimento costante delle ruote. Voleva che sentisse il pompare degli stantuffi, il tonfo del carbone che veniva buttato nella fornace, lo scroscio dell'acqua contro le pareti delle gigantesche caldaie di rame. Prese le minuscole dita della bimba e le fece scorrere sui rivetti di ottone, sui fumaioli di acciaio, sulle ruote dentate, sui nottolini, su un corno di gomma che strombett quando lei lo schiacci tra le manine, che Dark teneva strette tra le sue. Voleva creare per lei un mondo di suoni, altrettanto meraviglioso del mondo visibile.
Qualche ora dopo, vide un sorriso sul volto di Molly.
Si era fatto tardi, ormai. Il pubblico si dirigeva verso il palco della banda. Dark compr alla bambina un orsetto a molla, di vera pelle d'orso. Gliene fece sentire la morbidezza, accostandoglielo alle guance, poi caric la molla e l'orsetto batt le bacchette del tamburo che teneva fra le zampe.
Doveva andarsene, lo sapeva, ma erano ancora l, insieme, incapaci di separarsi, mentre le comitive si dividevano per superarli. Molly apr la borsa e gli diede un biglietto con il suo indirizzo di Bath.
Lo baci sulla guancia e se ne and.
Dark la guard mentre si allontanava, come quando si guarda un uccello che si perde all'orizzonte, dopo averne seguito a lungo il volo.
Era sparita.
Troppo tardi, ormai. Ombre, bagliori di lampade a gas. La sua immagine riflessa in ogni vetro. Un solo Dark, cento, mille. Quest'uomo diviso.
Dark si ricord della moglie.
Si fece strada lungo le gallerie per ritornare l dove l'aveva lasciata. Era ancora l, le mani incrociate in grembo, il viso irrigidito in una maschera.
Scusami disse. Sono stato trattenuto.
Per sei ore.
S.
PEW, PERCH MIA MADRE NON HA SPOSATO MIO PADRE?
Perch non ne ha avuto il tempo: nel giro di un attimo lui se ne era gi andato.
Perch Babel Dark non ha sposato Molly?
Perch dubitava di lei. Non si deve mai dubitare della persona che si ama.
Ma potrebbe non dirti la verit.
Non importa. Basta che gliela dica tu.
Cosa intendi dire?
Tu non puoi giurare sulla sincerit di un altro, piccola, ma puoi giurare sulla tua.
Allora cosa dovrei dire?
Quando?
Quando sono innamorata?
Lo devi dire.
ESTRANEO ALLA PROPRIA VITA,
ma non qui, non al suo fianco.
Nella casa che aveva comprato per lei, con la bambina che aveva riconosciuto come propria, la sua bambina cieca, dai neri capelli e gli occhi azzurri come i suoi. L'amava.
Promise a se stesso che un giorno sarebbe rimasto per sempre con loro. Disse a Molly che quel che era cominciato come una penitenza si era trasformato in una responsabilit. Non poteva lasciare Salts, non ora, non ancora, ma presto, molto presto. E Molly, che l'aveva implorato di portarla con s, si rassegn quando lui le parl della sua vita lass, di come quel luogo fosse inadatto per far crescere la loro bambina e il secondo figlio che Molly ora portava in grembo.
Non le disse di avere una moglie a Salts, n di quel suo altro figlio marino che nel frattempo l era nato, senza che lui quasi se ne accorgesse.
Aprile e novembre: i due mesi che passava con Molly. Sessanta giorni all'anno l dove trovava la vita, l dove trovava l'amore, dove il suo pianeta incrociava il calore del sole.
In aprile e in novembre arrivava da lei semicongelato, quasi incapace di parlare, spento in lui ogni anelito di vita. Entrato dalla porta, crollava a terra e lei lo portava vicino al fuoco e gli parlava a lungo, ore e ore, per evitare che perdesse conoscenza, che svenisse.
Quando la vedeva si sentiva svenire. Sapeva che era per via di quel subitaneo afflusso di sangue alla testa, per il fatto che davanti a lei si dimenticava di respirare. Sapeva che non era un sintomo grave ma sapeva anche che, vedendola, il suo corpo inaridito e paralizzato si rianimava all'improvviso, protendendosi verso il sole, verso la luce e il calore. Lei era luce e calore per lui, in qualsiasi mese dell'anno.
A dicembre e a maggio, quando era tempo di ripartire, lui conservava per un po' dentro di s quella luce, anche in assenza della fonte che la irradiava. Allontanandosi dalle lunghe giornate baciate dal sole, a stento si accorgeva che andavano accorciandosi, che le ombre della sera scendevano prima, che al mattino un velo di brina ricopriva il mondo.
Lei era un disco lucente che lui celava dentro di s e che lo irradiava di sole. Lei era un cerchio perfetto volto verso la luce, nato da un equinozio; lei era stagione e cambiamento ma non conosceva il freddo. D'inverno, il fuoco che ardeva in lei sprofondava sotto la superficie per riscaldare i suoi vasti spazi interiori come nella leggenda del re che custodiva il sole nella sua reggia.
Tienimi con te le diceva. Era quasi una preghiera anche se lui, come molti di noi, pregava per veder realizzato il suo desiderio ma poi lasciava che la sua vita prendesse un'altra direzione.
Erano in giardino, a rastrellare le foglie, e Dark, appoggiato al rastrello, guardava la figlioletta che gattonava l attorno, tastando le foglie, rilevandone la diversit dei margini. Ne raccolse una anche lui e la esamin: era una foglia di carpino, crespa e seghettata, diversa da quella del frassino, o da quella piatta, maculata e arricciata del platano o della quercia.
Si chiedeva quanti giorni gli restassero ancora da vivere; quando sarebbero trascorsi tutti, cadendo uno dopo l'altro come foglie, lasciandolo nudo e indifeso come alla nascita, privo della copertura del tempo, che cosa sarebbe rimasto ai suoi piedi? Nel putrido ammasso indistinto dei suoi giorni sarebbe ancora riuscito a distinguere quei giorni dai margini diversi che chiamava vita?
Tuff la mano nel mucchio. Ogni foglia, un giorno. Questa foglia: quando aveva portato Molly e la bambina al mare. E questa: quando erano andati a camminare sulla spiaggia e lui aveva trovato per lei una conchiglia a forma di chiocciola, simile all'interno di un orecchio. E quest'altra ancora: quando stava aspettando Molly e, avendola scorta prima che lei lo vedesse, l'aveva guardata con lo sguardo distante dell'estraneo, quello sguardo che gli innamorati vorrebbero saper imitare.
E questa: quando aveva innalzato sua figlia al di sopra del mondo, e forse, per la prima volta nella sua vita, non aveva pi desiderato altro per s.
Cont sessanta foglie e le divise in due gruppi da trenta. Ebbene, un anno contava trecentosessantacinque giorni e per trecentocinque lui avrebbe cessato di esistere.
Perch? Perch vivere cos? Era prigioniero di una menzogna e quella menzogna l'aveva imprigionato in una vita. Doveva scontare la sua pena. Una pena di sette anni; cos aveva deciso quando Molly era tornata con lui.
Poi avrebbero lasciato per sempre l'Inghilterra. Lui l'avrebbe sposata, senza dimenticarsi di provvedere alla moglie e al figlio che lasciava a Salts. Avrebbe conquistato la libert e di Babel Dark si sarebbe persa ogni traccia.
PEW, MI RACCONTI DELLA TUA NASCITA?
 stata un caso, piccola. Mia madre stava raccogliendo molluschi sulla riva del mare quando un malandrino di bell'aspetto si offr di predirle il futuro. Visto che una cosa del genere non capitava tutti i giorni, mia madre si asciug le mani nella gonna e gli tese il palmo.
E lui cosa vide? Grandi ricchezze, una grande casa, una lunga vita o un focolare sereno?
Di tutto questo, ahim, non aveva nessuna certezza ma ci che previde fu la nascita di un bel bambino, dopo nove mesi esatti da quel giorno.
Davvero?
Be', lei rimase piuttosto perplessa ma il bel malandrino le assicur che a Maria era successa la stessa cosa e che in seguito lei aveva dato alla luce Nostro Signore. E poi andarono insieme a passeggiare sulla spiaggia. E poi lei si dimentic di lui, come se non l'avesse nemmeno conosciuto. E poi la sua predizione si avver.
Miss Pinch dice che tu vieni dall'orfanotrofio di Glasgow.
C' sempre stato un Pew a Cape Wrath.
S, ma non sempre lo stesso.
Be'...
Visto che ormai Non Facevo Pi Progressi, lasciai che la mia mente vagasse in libert. Remavo sul mare con la mia barca blu e raccoglievo storie come fossero legni trasportati dalla corrente. Ogni volta che trovavo qualcosa - una cassa, un gabbiano, un messaggio nella bottiglia, uno squalo rigonfio che galleggiava a pancia in su, trafitto e bucherellato dai morsi degli altri pesci, un paio di pantaloni, una scatola di sardine - Pew mi chiedeva di raccontarne la storia e io dovevo trovarla o inventarla, mentre sedevamo insieme nelle sere d'inverno sferzate dal mare in burrasca.
Una cassa! La zattera di un pigmeo in viaggio per l'America.
Un gabbiano! Una principessa intrappolata nel corpo di un uccello.
Un messaggio nella bottiglia: il mio futuro.
Un paio di calzoni: erano appartenuti a mio padre.
Le sardine in scatola: be', quelle ce le mangiammo.
Lo squalo e, dentro la sua pancia, una moneta d'oro appannata dal sangue, presagio dell'imprevedibile. C' sempre un tesoro nascosto a portata di mano.
Quando Pew mi spediva a letto, mi dava sempre un fiammifero per accendere la candela. Voleva sempre sapere cosa vedevo nel piccolo ovale della fiamma - il volto di un ragazzo, una pecora, un cavallo - e mentre il fiammifero si consumava, anche la storia si consumava e spariva tra le mie dita. Non finivano mai queste storie, ricominciavano sempre: la faccia del ragazzo, cento diverse possibilit di vita, il cavallo, volante o incantato, la nave che veleggiava ai confini del mondo.
E poi io cercavo di dormire e sognare ma il messaggio nella bottiglia era difficile da decifrare.
Non c' scritto niente sentenzi Miss Pinch quando gliene parlai.
Ma non era vero, ce n'erano scritte tante di parole. Io ne vedevo una. Diceva: AMORE.
Sei stata fortunata disse Pew. L'amore  una fortuna per chi lo cerca, una fortuna per chi lo trova.
Pew, tu hai conosciuto l'amore?
S, piccola, Pew ha amato.
Raccontami la storia.
Ogni cosa a suo tempo. Ora vai a dormire.
E io ubbidii, col messaggio nella bottiglia che fluttuava sopra la mia testa. AMORE, diceva. Amore, amore, amore, o forse era il verso di un uccello nella notte?
IL MISTERO DI PEW ERA FLUIDO COME MERCURIO.
Provate a toccare quel metallo e si divider in mondi separati.
Lui era soltanto Pew, un vecchio con una borsa di storie sotto il braccio e un modo tutto suo di cucinare le salsicce che ne rendeva la pelle dura come il bossolo di un proiettile, ma, al tempo stesso, era il ponte luminoso che attraversavi e, quando ti voltavi a guardarlo, non lo vedevi pi.
Esisteva e non esisteva: ecco com'era Pew.
C'erano giorni in cui sembrava essersi volatilizzato nella spuma che lambiva la base del faro, e giorni in cui Pew era il faro. Il faro, che aveva preso le sue sembianze, che era immobile come lui, incappucciato di nuvole, cieco, ma capace di dispensare la luce per illuminare l'altrui cammino.
DogJim dormiva sul tappeto di stracci, di scarti bizzarramente assemblati come lui. Avevo staccato dalla parete la grande campana di ottone che usavamo per chiamarci quand'era l'ora di cena, o l'ora delle storie, e la stavo strofinando per ripulirla dalle incrostazioni di sale con uno straccio ricavato da un vecchio panciotto.
Non c'era cosa, al faro, che non fosse vecchia - tranne la sottoscritta - e, a sentire Pew, lui era il pi vecchio di tutti.
Pew accese la pipa e racchiuse tra le dita il fornello, alzando lo sguardo mentre l'orologio a carica settimanale batteva le nove.
Come ti ho gi raccontato, piccola mia, Babel Dark visse due vite. Aveva costruito una casa per Molly nei dintorni di Bristol, n troppo vicina n troppo lontana dalla citt, come se volesse corteggiare il pericolo, cos come corteggiava la nuova moglie. Eh s, perch Dark aveva sposato Molly in Cornovaglia, in una chiesa del tredicesimo secolo ricavata da un'unica roccia.
Guardate alla roccia da cui siete stati tagliati? S, ma lui si era dimenticato della cava.
Nel Sud, Dark si faceva chiamare Lux e parlava con accento gallese, perch sua madre era gallese e lui sapeva imitare bene quella cadenza melodiosa.
Mr Lux non badava a spese e faceva la bella vita quand'era con Molly; ai curiosi lei spiegava che il marito lavorava nel campo delle spedizioni navali e che quel lavoro lo teneva lontano per gran parte dell'anno, esclusi i mesi di aprile e novembre, quando tornava da lei.
Le aveva dato un solo ordine, quello di non seguirlo mai a Salts.
Un giorno, una bella donna prese alloggio a La Gazza Marina, cio a La Roccia e la Cava, presentandosi come Mrs Tenebris. Non disse cosa l'aveva portata a Salts ma la domenica and in chiesa, come  abitudine di tutte le donne perbene.
Vestita di grigio, prese posto nel primo banco mentre Dark saliva sul pulpito per fare il suo sermone dal titolo Il mio arco pongo nei cieli come segno dell'Alleanza, dove si allude all'arcobaleno sorto dopo il diluvio, quando Dio promise a No di non distruggere pi il mondo; te lo dico, Silver, vista la tua scarsa conoscenza della Bibbia.
Dunque, Dark predicava con la consueta foga, quando il suo sguardo corse alla prima fila di banchi e si sofferm sulla signora in grigio; a quel punto i parrocchiani pi vicini a lui dissero che sbianc come una platessa a cui viene tolta la pelle. Riusc a continuare il sermone senza tentennamenti ma le sue mani stringevano la Bibbia come se un demone volesse strappargliela.
Alla fine della funzione, non attese di conferire coi suoi parrocchiani sulla porta della chiesa ma balz in sella al suo cavallo e si allontan al galoppo.
Lo videro aggirarsi nei pressi della scogliera in compagnia del suo cane ed ebbero paura: era il tipo d'uomo capace di gesti estremi. C'era qualcosa nel profondo del suo sguardo che incuteva spavento.
Pass una settimana e, anche se la domenica seguente la signora non c'era pi, la sua presenza aveva innegabilmente lasciato un segno in Dark. Il tormento gli si leggeva in faccia: in passato rimbrottava i marinai perch si tatuavano ma ora era lui a essere marchiato.
Era Molly?
Certo che era lei. S'incontrarono qui, in questo faro, in questa stanza, con Molly seduta su questa stessa sedia dove siedo io ora, e Dark che camminava avanti e indietro senza pace, mentre la pioggia martellava sui vetri come una creatura smaniosa d'intrufolarsi all'interno.
Di che cosa parlarono?
Captai solo qualche parola, ero rimasto fuori dalla stanza, naturalmente.
Ma Pew! A quell'epoca non eri ancora nato.
Be', c'era un altro Pew, quello nato prima di me.
Cosa gli disse lei?
Dark avvertiva la consueta pressione dietro gli occhi, quegli occhi simili a sbarre che rinserravano una bestia feroce e affamata. Quando gli altri lo guardavano, avevano la sensazione di essere esclusi dal suo mondo. Ma lui non escludeva gli altri, si chiudeva semplicemente in se stesso.
Apr la porticina alla base del faro e sal le scale che conducevano alla sommit. Sal di corsa i ripidi gradini ma non rimase a corto di fiato. Con il venir meno della padronanza di s, il suo corpo sembrava aver acquisito una nuova forza. Riusciva a controllarsi, certo, si controllava finch non si addormentava, o finch la mente non evadeva dalla sua gabbia, come a volte succedeva. Aveva imparato a dominarsi con la forza di volont, proprio come aveva imparato a svegliarsi a comando, respingendo i sogni nel regno della notte, accendendo la lampada e mettendosi a leggere. Era stato forte, aveva vinto, e poco importava se al mattino si svegliava sempre esausto. Ma negli ultimi tempi non riusciva pi a liberarsi dai suoi sogni: a poco a poco la notte prendeva il sopravvento.
Entr nella stanza con passo deciso. Poi esit, si ferm. Molly era l, gli dava le spalle, e quando si gir, lui sent d'amarla. Era molto semplice: l'amava. Perch aveva reso tutto cos difficile?
Babel...
Perch sei venuta qui?
Volevo vedere come vivi.
Non ho altra vita che quella con te.
Hai una moglie e un figlio.
S.
Tacque. Come spiegarglielo? Non aveva mentito a Molly, lei sapeva che era il ministro del culto di Salts. Non gli era sembrato necessario parlarle della moglie e del figlio. Non aveva avuto altri figli. Come poteva non capire?
Cosa farai ora?
Non ne ho la minima idea.
Io ti amo disse.
Le tre parole pi difficili del mondo.
Passandogli accanto, lo sfior e poi lentamente si avvi gi per le scale. Lui rimase in ascolto finch non ud la porta richiudersi molto lontano, l dove finiva la sua vita.
Poi scoppi a piangere.
QUEL GIORNO NEL FARO
lei era salita fino alla lanterna e nel suo vestito color del rame, i capelli color dell'autunno, si stagliava come una fragile leva tra le apparecchiature che facevano ruotare le lenti.
Pens che era il faro a siglare l'origine di Babel, la sua ragione di esistere, il momento della sua nascita. Perch lui non riusciva a essere altrettanto saldo e luminoso?
Non aveva mai fatto conto su di lui ma lo aveva amato, il che era ben diverso. Aveva cercato di prendere su di s le ansie e le incertezze di Babel, aveva usato il suo corpo per tenerlo ancorato al suolo, cercando di legarlo alla terra, e invece l'aveva spezzato.
Se quel giorno avesse distolto lo sguardo, se non avesse pronunciato il suo nome, se, dopo averlo visto, si fosse nascosta fra la folla, se fosse salita sulla balconata di ferro, limitandosi a osservarlo dall'alto. Se non gli avesse medicato la ferita al dito, se non avesse acceso il fuoco in quella stanza fredda.
Lui era come il faro, solitario e distante da tutto. Era arrogante, senza dubbio, e chiuso in se stesso. Era oscuro come il suo nome. Babel Dark: l'uomo incapace di dare luce. Le apparecchiature erano tutte al loro posto, tirate a lucido, per giunta, ma la luce non si accendeva.
Se non avesse mai acceso il fuoco in quella stanza fredda...
Ma quando dormiva o quando era sola, nei momenti in cui i bambini la lasciavano tranquilla, la sua mente si avvolgeva attorno a lui come il mare. Lui c'era sempre, era il suo punto nave, le coordinate della sua posizione.
Molly non credeva nel destino ma credeva in quel lembo di costa rocciosa. Il faro. Babel. Babel, il faro. L'avrebbe sempre trovato, sarebbe sempre rimasto l, e lei avrebbe remato con tutte le sue forze per tornare da lui.
 possibile lasciare chi si ama e al contempo restare al suo fianco? Lei pensava di s. Sapeva che qualunque cosa succedesse tra loro, qualunque decisione prendessero, sia che lei l'avesse lasciato o ripreso, non faceva alcuna differenza. Le sembrava di essere l'eroina di un dramma teatrale o di un romanzo. C'era una storia: la storia di Molly O'Rourke e di Babel Dark, con un inizio, uno svolgimento, una fine. Ma quella storia non c'era, o perlomeno non si poteva raccontare, perch era solo una sequenza di cose disparate, una treccia, una mela, una brace ardente, un orsetto con un tamburo, una meridiana d'ottone, i suoi passi sulle scale che si facevano sempre pi vicini...
Dark apr la porta.
Lei non si gir.
PEW DORMIVA, I SUOI OCCHI COME UNA NAVE LONTANA.
Dopo aver portato fuori il cane e preparato il primo bricco di Full Strenght Samson, mi sedetti all'aperto, sul balcone del faro, a guardare la posta. Me ne occupavo io perch Pew non poteva leggerla.
C'erano le solite cose: cataloghi di apparecchiature d'ottone, offerte speciali di giacconi impermeabili, biancheria termica di marca Wolsey, la stessa che aveva usato il Capitano Scott nella spedizione al Polo del 1911. Dopo aver fatto una crocetta accanto a un panciotto marrone e a dei mutandoni, aprii l'ultima busta bianca, di forma allungata.
Veniva da Glasgow: entro sei mesi il faro sarebbe stato automatizzato.
Quando lessi la lettera a Pew, lui si alz con grande dignit e gett i resti del suo t nel mare. I gabbiani stridevano volando attorno alla sommit del faro.
C' sempre stato un Pew qui, fin dal 1828.
Prenderai un mucchio di soldi quando te ne andrai. Hai diritto a quella che chiamano Liquidazione per Esubero e ti verr assegnato anche un Altro Alloggio.
Non ho bisogno di soldi, piccola. Mi basta quello che ho. Scrivi a quella gente che Pew resta qui. Che smettano pure di pagarmi, ma io non me ne vado.
Cos scrissi una lettera al Comitato per i fari del Nord e loro mi risposero, in tono molto formale, che Mr Pew doveva andarsene alla data prefissata e che non c'era diritto di appello.
Successe quel che sempre succede in questi casi: ci fu una petizione, vennero scritte lettere ai giornali, se ne parl brevemente in televisione, ci fu un picchetto a Glasgow. Ma poi, dopo quello che venne definito un periodo di consultazione, il comitato procedette secondo i suoi piani originari.
Miss Pinch venne a trovarci e mi chiese che progetti avevo per il Futuro. Ne parlava come se si trattasse di una malattia incurabile.
Tu hai un futuro disse. Dobbiamo tenerne conto.
Mi consigli di far domanda per un Lavoro Temporaneo come Apprendista Bibliotecaria della durata di tre mesi. Mi raccomand di non essere troppo ambiziosa, non si addiceva a una Femmina, e aggiunse che invece il lavoro di bibliotecaria era adatto alle Femmine. Ogni volta che pronunciava la parola Femmina, Miss Pinch sembrava volerla allontanare da s prendendola per la coda.
Il mio futuro era stato il faro. Senza il faro, avrei dovuto ricominciare da capo un'altra volta.
Non ci sarebbe un altro lavoro per me? chiesi a Miss Pinch.
 poco probabile.
Mi piacerebbe lavorare su una nave.
Vorrebbe dire viaggiare.
Mio padre era imbarcato su un peschereccio.
E guarda che fine ha fatto.
Non sappiamo che fine ha fatto.
Ma sappiamo che era tuo padre.
Vuol dire che gli sono capitata io?
Esatto. E guarda i guai che ne sono derivati.
Miss Pinch era favorevole all'automazione. Gli esseri umani la mettevano a disagio, per questo si era rifiutata di firmare la petizione. Salts, diceva, doveva stare al passo coi tempi, il che mi sembrava piuttosto strano, visto che Miss Pinch non stava al passo coi tempi, n aveva mai fatto un passo fuori da Salts.
Salts - sferzata dal mare, senza pi navi, col porto insabbiato, le case sbarrate da assi - aveva solo la luce del faro. Perch toglierci l'unica cosa che ci era rimasta?
 il Progresso disse Miss Pinch. Non vogliamo eliminare il faro,  Mr Pew che vogliamo eliminare.  una cosa ben diversa.
 lui il faro.
Non essere sciocca.
Vidi che Pew alzava la testa, attento alle mie parole.
Quando un giorno le navi non avranno pi equipaggio e gli aerei voleranno senza pilota, quando nelle fabbriche ci saranno i robot e i computer risponderanno al telefono, che ne sar degli uomini?
Se le navi non avessero avuto un equipaggio quando tuo padre  sbarcato qui, tua madre non si sarebbe coperta di vergogna.
E io non sarei mai nata.
Non saresti stata orfana.
Se non fossi stata orfana non avrei conosciuto Pew.
Che differenza avrebbe fatto?
 l'amore a fare la differenza.
Miss Pinch non disse nulla. Si alz dall'unica sedia comoda che avevamo, su cui sedeva quando ci veniva a trovare, e si precipit gi per le scale con l'impeto di una grandinata. Pew alz la testa, sentendo che si accomiatava, con quel ticchettio dei tacchi ricoperti di metallo, con il tintinnio delle chiavi, con il puntale dell'ombrello che trivellava ogni gradino della scala, finch la porta sbattuta e il cigolio della bicicletta sul molo non ci segnalarono che se ne era andata.
L'hai offesa mi disse Pew.
 stata la mia nascita a offenderla.
Be', questa non pu essere considerata una tua colpa. Non  colpa del bambino se nasce.
 una sfortuna?
Non rimpiangere di essere nata, piccola. La vita passa pi in fretta di quanto tu creda.
Pew si alz e and a occuparsi della luce. Quando gli uomini con i loro computer sarebbero venuti ad automatizzarlo, il faro avrebbe continuato a lampeggiare ogni quattro secondi, come aveva sempre fatto, ma non ci sarebbe pi stato nessuno a prendersene cura, pi nessuna storia da raccontare. E i naviganti, avvistando il faro, non avrebbero pi detto L c' il vecchio Pew, tutto preso a inventare le sue storie.
Se elimini l'essere vivente ti resta solo il guscio della conchiglia.
Io mi rifugiai nel mio letto a otto gambe. Via via che crescevo, aggiungevamo una prolunga, cos le quattro gambe erano diventate sei e infine otto. Il mio cane, invece, aveva ancora soltanto quattro zampe.
Rimasi sdraiata l a guardare l'unica stella visibile dalla finestrella della mia stanza. Null'altro che connettersi. Com' possibile quando le connessioni sono interrotte?
Ci devi pensare tu mi aveva detto Pew. Queste luci connettono il mondo intero.
RACCONTAMI UNA STORIA, PEW.
Che storia, piccola?
Una che ricomincia sempre da capo.
Quella  la storia della vita.
Vuoi dire che  anche la storia della mia vita?
Solo se sei tu a raccontarla.


Prima del diluvio.

DARK PORTAVA A SPASSO IL CANE LUNGO IL SENTIERO TRA LE ROCCE
quando, all'improvviso, il cane si mise a correre, rizzando il pelo e abbaiando forte. Lui lo chiam a gran voce ma il cane aveva avvistato un gabbiano. Si arrabbi. Stava cercando di concentrarsi su un problema che lo arrovellava: il sermone domenicale per la celebrazione della Pentecoste.
All'improvviso il cane scomparve e lui sent i suoi guaiti in lontananza. Cap che era successo qualcosa e corse lungo il promontorio, sgretolando il pietrisco sotto gli stivali.
Il cane era caduto dalla scogliera, finendo su una roccia sporgente, dieci metri pi sotto. Uggiolava penosamente e teneva sollevata una zampa. L'uomo guard: impossibile raggiungerlo. Non poteva calarsi fin laggi, n poteva tirare su il cane. Gli ordin di non muoversi e, anche se il cane non aveva altra scelta, quel comando impresse una parvenza di ordine al caos. Fece capire al cane che il padrone aveva ancora tutto sotto controllo. Aiut il padrone a convincersi di non aver perso il controllo.
Non muoverti! grid. A cuccia! Guaendo flebilmente per il dolore alla zampa, il cane ubbid e l'uomo s'incammin a passo rapido, diretto alla canonica per prendere una corda.
A casa non trov nessuno. La moglie era uscita. Il figlio era a scuola. La cuoca riposava prima dell'arrivo dell'arcivescovo per cena. Era contento di non dover dare spiegazioni, di non essere incalzato. Condividere un problema serve solo a ingigantirlo, pens. Tutti cercano di aiutarti ma in realt vogliono soltanto dire la loro. Meglio tenere confinati i propri guai, come cani rabbiosi. Poi, rammentandosi del proprio cane, allontan gli altri pensieri. Erano i suoi pensieri, per, anche se non li avrebbe mai confessati a nessuno. Avrebbe tenuto il segreto per s.
Trov la corda nella rimessa del calesse. Se la butt sulla spalla. Gett in un sacco un'asta acuminata di metallo e un mazzuolo, e prese la bardatura del pony per tirare su il cane. Poi torn sui suoi passi, concentrandosi sul compito che lo attendeva e scacciando le sbavature che cos di frequente gli offuscavano i pensieri. Spesso sentiva che la sua mente si sfilacciava e solo se si imponeva la pi ferrea delle discipline riusciva a ritrovare quella pace spontanea che un tempo dava per scontata. La pace della mente: avrebbe dato qualsiasi cosa per ritrovarla. Ora si allenava per raggiungerla, cos come allenava il fisico con l'esercizio della boxe.
L'uomo camminava di buon passo, cercando di non calpestare i papaveri che crescevano spontanei dalla poca terra nelle fenditure tra le rocce. Non era mai riuscito a farli crescere nel suo giardino ma qui crescevano dal nulla. Ecco uno spunto per il suo sermone...
La Pentecoste. Amava la storia del Graal che doveva arrivare alla corte di re Art nel giorno della festa della Pentecoste. Ma la storia gli ispirava anche un senso di tristezza, perch in quello stesso giorno tutti i cavalieri avevano solennemente promesso di ritrovare il Graal; furono in molti, per, a smarrire la strada e perfino i migliori di loro furono annientati. La corte si era dispersa. La civilt era stata distrutta. E perch? Per una visione onirica che non aveva valore nel mondo degli uomini.
Quella storia lo ossessionava.
Raggiunse la parete della scogliera e guard gi in cerca del suo cane. Eccolo l, con il naso tra le zampe, trasudante disperazione da ogni pelo. L'uomo lo chiam e il cane alz subito la testa, lo sguardo acceso di speranza. L'uomo era il suo dio. Anche l'uomo avrebbe voluto sdraiarsi e attendere con altrettanta pazienza la salvezza. Ma non arriver mai disse a voce alta e poi, spaventato da ci che aveva detto, si mise a battere col mazzuolo sull'asta di ferro, conficcandola nel terreno per due terzi della sua lunghezza.
Quando fu certo che avrebbe retto il suo peso, leg saldamente la corda a uno spuntone di roccia, si butt sulla spalla la bardatura del cavallo e cominci a calarsi lungo la scogliera fino a raggiungere la sporgenza. Guard sconsolato gli stivali screpolati: erano nuovi e ci aveva messo una settimana ad ammorbidirli. Sua moglie l'avrebbe rimproverato per un simile spreco e un simile rischio. La vita era tutta uno spreco e un rischio, pens, con qualche vaga speranza di conforto; anche se quando si rivolgeva al suo gregge insisteva molto sul conforto, lui poi restava sveglio fino a tardi la sera in balia di altri pensieri.
Atterr sulla scogliera e carezz rudemente il cane, esaminando la zampa ferita. Non sanguinava, con molta probabilit era solo lussata e dunque la fasci stretta mentre il cane lo fissava con i suoi profondi occhi scuri.
Su, Tristan, che ti riporto a casa.
All'improvviso not una fenditura lunga e stretta nella parete della scogliera e i bordi della fenditura apparivano lustri, forse perch ricoperti di malachite o di minerali di ferro, levigati dai venti salmastri. L'uomo vi si avvicin, facendo scorrere le dita su quei bordi irregolari, poi s'iss dentro la grotta, spingendosi al suo interno, e rimase disorientato da quel che vide.
Le pareti della grotta erano interamente ricoperte di fossili. Individu felci e cavallucci marini. Scopr i rilievi a forma di spirale di minuscole creature sconosciute. All'improvviso avvert una grande immobilit; cap di aver disturbato qualche presenza arcana, di essere arrivato senza essere atteso.
Si guard attorno, allarmato. Non c'era nessuno, naturalmente, ma mentre le sue mani scorrevano su quella superficie lucente e friabile, ebbe un attimo di esitazione. Guard la parete scura, chiazzata dall'acqua di mare, ma com'era possibile che il mare fosse arrivato fin l? Doveva essere successo al tempo del Diluvio Universale. Sapeva che, secondo la Bibbia, la Terra era nata quattromila anni prima.
Premette i polpastrelli nella stretta spirale dei fossili, e gli parve di tastare l'interno di un orecchio, o l'interno di... no, non voleva pensarci. Allontan la mente da quel pensiero ma le sue dita continuavano a muoversi sopra i morbidi rilievi di quel mosaico di forme. Si port le dita alla bocca e sent il sapore salato del mare. Sent l'intenso sapore del tempo.
Poi, senza un perch, prov un senso di solitudine.
Dark tir fuori il temperino e raschi la parete della grotta, staccandone un antico cavalluccio marino che s'infil in tasca. Poi torn dal cane.
Fermo, Tristan disse, mentre lo imbragava. Quando il cane fu ben legato, attacc la corda all'anello nel mezzo della bardatura e s'arrampic rapido sulla scogliera. Poi si sdrai a pancia in gi e cominci a tirare la corda per sollevare il cane, fino a che non riusc ad afferrarlo per la collottola, aiutandolo a raggiungere la sommit.
Erano tutti e due senza fiato ed esausti e l'uomo aveva dimenticato di portare con s dell'acqua.
Si gir sulla schiena, guardando le nuvole che sfrecciavano nel cielo e tastando il cavalluccio marino nella tasca. L'avrebbe mandato alla Societ Archeologica per rendere tutti partecipi della sua scoperta. Ma mentre meditava di fare cos, si rese conto che voleva tenere per s il cavalluccio marino. Desiderava pi di ogni altra cosa tenerlo con s e dunque, con gran sorpresa del cane, si lasci nuovamente scivolare gi con la corda per raschiare via altri frammenti di quella roccia eloquente. Erano come le tavole di pietra date a Mos nel deserto. Erano la storia del mondo e la storia di Dio. Erano la sua storia inviolabile: la creazione del mondo, preservata nella pietra.
Quando torn a casa si sent meglio, alleggerito, e si godette il pranzo con l'Arcivescovo; pi tardi, nel suo studio, incart il secondo fossile che aveva prelevato e lo affid al suo stalliere perch lo portasse alla Societ Archeologica. Vi attacc un'etichetta di cartone con la data e il luogo della scoperta.
A Salts non si era mai vista una folla del genere. Nel giro di due settimane, arrivarono schiere di paleontologi; alcuni presero alloggio a La Roccia e la Cava, altri si sistemarono nelle camere libere di zie zitelle, altri ancora si accontentarono di letti di fortuna in canonica, tirando a sorte per il privilegio di passare una brutta notte in una tenda sul bordo della scogliera.
Arriv perfino Darwin, con l'intento di esaminare la grotta, e ammise il suo imbarazzo di fronte all'assenza di testimonianze fossili che suffragassero le sue teorie. I detrattori dell'Origine delle specie volevano sapere perch c'erano alcune specie che, a quanto pareva, non si erano evolute. Dov'era la cosiddetta scala dei fossili?
Il Cambriano  avaro di soddisfazioni disse ai suoi colleghi.
La grotta sembrava suggerire nuove possibilit di ogni genere. Era piena zeppa di trilobiti, di ammoniti, di ostriche dai gusci ondulati, di brachiopodi, di fragili stelle marine dai lunghi bracci e, anche se in apparenza tutte queste creature potevano solo essersi depositate l in seguito a un diluvio spaventoso, come quello a cui scamp No, l'uomo che serbava il cavalluccio marino nella tasca non era contento.
A lungo ascolt le voci eccitate che parlavano dell'origine del mondo. Aveva sempre creduto in un sistema stabile, creato da Dio e poi lasciato al suo destino. Non si augurava che le cose potessero muoversi e spostarsi all'infinito. Non voleva un mondo frammentato. Voleva un universo grandioso, magnifico e sempre uguale a se stesso.
Darwin cerc di consolarlo. Il mondo che lei mi imputa di aver ipotizzato  altrettanto prodigioso, bello e splendente.  solo meno confortevole.
Dark alz le spalle. Perch mai Dio avrebbe dovuto creare un mondo cos imperfetto che ha continuamente bisogno di essere riaggiustato?
Gli faceva venire il mal di mare. Si faceva venire il mal di mare, sballottato violentemente di qua e di l, conscio di combattere la sua battaglia unicamente per non perdere il controllo, quando le sue mani erano ormai esangui per lo sforzo di non mollare la presa.
Se il movimento dentro di lui era simile al movimento del mondo, come avrebbe potuto mantenersi saldo? Ci doveva essere un punto fermo, da qualche parte. Aveva sempre confidato nella natura immutabile di Dio e nella solida affidabilit della creazione. Ora si doveva confrontare con un Dio anarchico che aveva creato il mondo al solo fine di divertirsi vedendo come si sarebbe evoluto. Aveva creato l'Uomo per lo stesso motivo?
Forse Dio non esisteva. Rise forte. Forse, come aveva sempre sospettato, soffriva di solitudine perch era davvero solo.
Ricord le sue dita nelle spirali cave dei fossili. Ricord le sue dita dentro il corpo di lei. No, doveva allontanare quel ricordo per sempre. Strinse i pugni.
Dio o non Dio, non sembrava ci fossero appigli a cui aggrapparsi.
Tast il cavalluccio marino nella sua tasca.
Lo tir fuori, rigirandolo fra le dita. Pens al povero maschio del cavalluccio marino che trasportava i suoi piccoli nella sacca d'incubazione prima che la marea montante lo legasse per sempre alla roccia.
Legato alla roccia. Gli piaceva quell'inno. La tua ancora regger nelle tempeste della vita? Lo cant tra s e s. Abbiamo un'ancora che tien salda e al sicuro la nostra anima mentre i marosi infuriano. Legata alla roccia che non si muove, radicata nell'amore del Salvatore.
Legato alla roccia. E pens a Prometeo, incatenato alla roccia per aver rubato il fuoco agli dei. Prometeo, che, se di giorno pativa il tormento di un'aquila che gli divorava il fegato, di notte pativa il tormento di sentirlo ricrescere, la pelle nuova e delicata come quella di un bambino.
Legato alla roccia. Era questo l'emblema di Salts: un villaggio marino, un villaggio di pescatori dove ogni moglie e ogni marinaio doveva credere che le onde imprevedibili potessero essere placate da un Dio affidabile.
E se l'onda imprevedibile fosse Dio?
L'uomo si era tolto gli stivali e vi aveva posato sopra gli abiti in una pila ordinata. Era nudo e voleva andare a passo lento verso il mare per non tornare pi. C'era solo una cosa che avrebbe preso con s: il cavalluccio marino. Insieme avrebbero nuotato a ritroso nel tempo, per raggiungere un luogo di prima del diluvio.
FU IL NOSTRO ULTIMO GIORNO NEL RUOLO DI NOI STESSI.
Mi ero svegliata presto per cuocere il bacon. Mentre sfrigolava, andai da Pew per ritirare la sua tazza di Full Strenght Samson, cantando nel tragitto il salmo La tua ancora regger nelle tempeste della vita?
Pew! Pew!
Ma lui si era gi alzato e se ne era andato, portando DogJim con s.
Lo cercai per tutto il faro e poi mi accorsi che il suo gozzo non c'era pi e nemmeno la cassa da marinaio. Doveva aver lucidato le maniglie in ottone, perch c'erano ancora in giro gli stracci e il Brasso; inoltre la stanza brillava e odorava di duro lavoro.
Corsi di sopra nella lanterna; l tenevamo il nostro telescopio, utile per localizzare le navi che non comunicavano via radio. Ero sicura di vedere Pew nel suo gozzo, un puntolino in lontananza. Ma non c'era nessuno: il mare era deserto.
Erano le sette di mattina e gli addetti al processo di automazione del faro sarebbero arrivati a mezzogiorno. Meglio andarsene subito, per serbare il ricordo di com'era e legarlo nella memoria, dove non sarebbe andato distrutto. Perch avrei dovuto assistere mentre smantellavano tutti i macchinari e isolavano con un cordone quella che era stata la nostra casa? Cominciai a radunare le mie poche cose e a fare i bagagli, poi, in cucina, vidi la grande scatola di latta.
Sapevo che Pew l'aveva lasciata l per me, perch ci aveva messo sopra una moneta d'argento. Non vedeva abbastanza da poter leggere o scrivere ma riconosceva le cose dalla forma. La mia forma era una moneta d'argento.
Pew teneva il tabacco sfuso e il t sfuso in quella scatola. Il t e il tabacco erano ancora al loro posto, in sacchetti di carta, e sotto i sacchetti c'erano fasci di banconote, il frutto dei risparmi di tutta una vita, a quanto pareva. Sotto le banconote c'erano pezzi pi vecchi, sovrane e ghinee, monete d'argento da sei vecchi pence e monete verdi da tre pence. Oltre al denaro, teneva un piccolo cannocchiale antiquato riposto in una custodia di pelle e alcuni volumi rilegati in pelle.
Li estrassi dalla scatola. Due prime edizioni: Charles Darwin, L'origine delle specie, del 1859, e Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, del 1886. Gli altri volumi erano gli appunti e le lettere di Babel Dark.
Questi ultimi erano stati rilegati in cuoio: scritti in una grafia minuta e illustrati con disegni a inchiostro raffiguranti fiori e fossili, erano il diario della vita di Dark a Salts. Avvolta nella carta c'era una logora cartella di pelle, con le iniziali BD goffrate in un angolo. Slegai il nastro marrone e una pila disordinata di fogli si sparpagli ai miei piedi. La grafia era grande e incerta; c'erano disegni che ritraevano Babel Dark, sempre con gli occhi celati, e c'erano acquarelli su carta pesante che raffiguravano una bella donna, sempre ritratta di profilo.
Volevo leggere tutte quelle carte ma ormai il mio tempo era scaduto.
Bene, allora, bisognava trascinare questo passato nel futuro perch il presente aveva ceduto sotto il mio peso come una sedia malfatta.
L'orologio che caricavo una volta alla settimana ticchettava ancora ma per me era giunto il momento di andare.
Srotolai una mappa di Bristol che era appartenuta a Josiah Dark nel 1828. Era macchiata di rum nel punto in cui l'aveva usata come sottobicchiere. Nella zona del porto c'era una locanda chiamata L'inizio della fine.
Forse Pew era andato l.
UN LUOGO PRIMA DEL DILUVIO.
Era mai esistito un luogo simile? La storia della Bibbia  semplice: Dio distrusse il mondo malvagio e soltanto No e i suoi familiari si misero in salvo. Dopo quaranta giorni e quaranta notti l'arca si ferm sul Monte Ararat e l rimase, mentre le acque del diluvio cominciarono a ritirarsi.
Immaginatela: il reperto di un momento impossibile. Isolata come un contrafforte di memoria al di sopra del tempo. Non pu essere accaduto ma accadde; guardate, c' la nave, assurda, magniloquente, un po' miracolo, un po' follia.
 meglio che io pensi alla mia vita cos, un po' come a un miracolo, un po' come a una follia.  meglio che accetti il fatto di non poter controllare le cose che contano. La mia vita  una successione di naufragi e di vele armate. Non ci sono arrivi n destinazioni ma solo banchi di sabbia e naufragi, poi arriva un'altra barca, un'altra onda.
RACCONTAMI UNA STORIA, SILVER.
Che storia?
La storia di quel che accadde poi.
Dipende.
Da cosa?
Da come la racconto.


Un nuovo pianeta.

QUESTA NON  UNA STORIA D'AMORE MA L'AMORE NE  PARTE. O MEGLIO, L'AMORE PREME AI SUOI CONFINI, IN CERCA DI UN MODO PER ENTRARVI.
Siamo qui, siamo l, non siamo n qui n l, turbiniamo come particelle di polvere, rivendicando per noi stessi i diritti dell'universo. Siamo importanti, non siamo niente, intrappolati in vite di nostra produzione che non abbiamo mai desiderato. Fuggiamo, tentiamo di nuovo, domandandoci perch il passato ci segua e se sia possibile parlare del passato.
C' un chiosco nella Grand Central Station: basta entrare per registrare la storia della propria vita. Tu parli e vieni registrato.  il confessionale dei tempi moderni ma non c' il prete, solo la tua voce nel silenzio. Quello che sei stato, preservato per il futuro su un supporto digitale.
Quaranta minuti tutti per te.
Cosa diresti dunque in quei quaranta minuti, quali sarebbero le tue volont sul letto di morte? Quale parte della tua vita verr sommersa dalle onde e quale t'illuminer come un faro, riportandoti a casa?
Ci raccomandano di non privilegiare una storia a scapito di un'altra. Tutte le storie devono essere raccontate. Be', forse  vero, tutte le storie sono degne di essere ascoltate ma non tutte le storie sono degne di essere raccontate.
Quando mi volto a guardare la distesa d'acqua che chiamo la mia vita, mi vedo nel faro con Pew, o nella locanda La Roccia e la Cava, o sul bordo della scogliera a cercare fossili che erano risultati essere altre vite. La mia vita. La sua vita. Pew. Babel Dark. Noi tutti legati l'uno all'altro, sospinti dalle maree, attratti dalla luna, mentre il passato, il presente e il futuro s'infrangono nell'onda.
E proprio mentre mi stavo avvicinando al confine della crescita arriv il vento e mi trascin lontano ed era troppo tardi per chiamare Pew perch anche lui era stato trascinato via. Avrei dovuto crescere da sola.
E cos feci e le storie che vi voglio raccontare illumineranno una parte della mia vita e lasceranno il resto nel buio. Non c' bisogno che voi sappiate tutto. Non esiste il tutto. Sono le storie stesse a creare il significato.
La narrazione continua dell'esistenza  una bugia. Non esiste una narrazione continua ma solo dei momenti di luce e il resto  soltanto buio.
Se ci fai caso, la giornata di ventiquattro ore  incorniciata in un solo momento: la natura morta del mondo convulso e anfetaminico. Quella donna: una Piet. Quegli uomini, angeli rudi portatori di un messaggio segreto mentre i bambini che si tengono per mano attraversano il tempo. In ogni natura morta c' una storia, la storia che ti racconta tutto quel che c' da sapere.
Eccola, la luce sull'acqua. La tua storia. La mia. La sua. Deve essere vista per essere creduta. E deve essere ascoltata. Nel chiacchiericcio senza fine della narrazione, al di sopra del chiasso quotidiano, la storia attende di essere ascoltata.
C' chi dice che le storie migliori sono quelle senza parole ma lo dice solo perch non  vissuto al faro.  vero che le parole si perdono e che le cose importanti spesso non vengono dette. Le cose importanti si apprendono dai gesti, dai volti, non dalle nostre lingue inceppate. Le verit sono troppo piccole o troppo grandi, o comunque non si adattano allo stampo che chiamiamo linguaggio.
Lo so. Ma so anche altre cose, perch sono vissuta al faro. Abbassa il volume del chiasso quotidiano e per prima cosa avrai il sollievo del silenzio. E poi, senza clamore, cos come ritorna la luce, il significato ritorna. Le parole sono la parte di silenzio che pu essere espressa.
Scansando autocarri grandi come navi da guerra, scoprii che al posto della locanda L'inizio della fine c'era una specie di hotel, The Holiday Inn. Nelle storie narrate da Pew i marinai chiedevano sempre di dormire su un'amaca, dal momento che costava la met di un letto, ma, poich a The Holiday Inn non c'erano amache, dovetti accontentarmi di una camera singola con un letto singolo.
Quando le domandai di Pew, l'addetta alla reception mi disse che tra i loro clienti non c'era nessun Mr Pew ma che un tipo strano, disse proprio cos, strano, si era presentato con un cagnolino al seguito e aveva chiesto una stanza. Lei non aveva potuto soddisfare la sua richiesta perch a) nell'hotel non si accettavano animali, b) i dobloni non erano pi validi in Eurolandia.
Sa per caso dirmi dove  andato? chiesi speranzosa ed eccitata.
Non lo sapeva ma io ero certa che un giorno sarebbe tornato da me.
Decisi di seguire il consiglio di Miss Pinch e di cercarmi un lavoro. Avrei tenuto da parte il denaro di Pew per quando lui ne avrebbe avuto bisogno.
La mattina seguente, lavata e vestita, indugiai davanti allo specchio, incerta se mettermi la mantella. Era gialla e troppo grande per me. E anche se quando vivevo al faro non ci avevo mai badato, The Holiday Inn mi faceva sentire in imbarazzo. Secondo Pew, Bristol era una citt marinara ma il giorno prima, nel centro commerciale, ero l'unica a indossare una cerata gialla.
Alla fine decisi di infilarmi un altro maglione.
Mi presentai in biblioteca, piena di aspettative e di buona volont, ma la bibliotecaria mi disse che non avevo nessun titolo e nessuna esperienza.
Posso semplicemente aiutarla a mettere i libri negli scaffali?
Non  tra le mie mansioni.
Mi guardai attorno. Gli scaffali erano pieni di libri.
Be', qualcuno dovr pensarci. Lo far io per lei.
Al momento non abbiamo opportunit di lavoro da offrirti.
Non voglio un'opportunit di lavoro (Mi ricordai di Miss Pinch e della sua raccomandazione di non essere troppo ambiziosa, non si addice a una Femmina.) Voglio solo un lavoro.
Mi dispiace, ma non  possibile. Comunque se ti interessano i libri puoi sempre iscriverti alla biblioteca.
S, mi interessano molto, grazie, m'iscriver.
Ecco il modulo. Ci servono il tuo indirizzo permanente, una bolletta, e una foto firmata.
Come quella delle star del cinema?
Una persona che ti conosce da due anni deve firmare la foto.
Credo che potrebbe farlo Miss Pinch... (Cominciavo a chiedermi se la bibliotecaria non fosse per caso imparentata con Miss Pinch.)
Dove abiti?
Alloggio a The Holiday Inn.
Non  un indirizzo permanente.
No, sono appena arrivata qui dalla Scozia.
Eri iscritta alla biblioteca della tua citt?
Non c'era una biblioteca vera e propria. C'era solo un furgone, una specie di biblioteca circolante, che arrivava ogni tre mesi, ma aveva soltanto romanzi d'amore della Mill and Boon, gialli della True Crime, libri di ornitologia, libri sulla Seconda guerra mondiale e libri di storia locale, anche se la storia locale la conoscevamo gi tutti perch ce n'era ben poca. Aveva anche la frutta sciroppata. Sa, vendeva anche generi alimentari.
Hai un documento che certifichi la tua residenza in Scozia?
Tutti sanno dove abito. Nel faro di Cape Wrath. Se si segue la costa non si pu non vederlo.
I tuoi familiari sono guardiani del faro, vero?
No, mia madre  morta e non ho mai conosciuto mio padre. Mi ha cresciuta Pew, al faro.
Allora Mr Pew potrebbe scrivere una lettera di presentazione per te.
 cieco e poi adesso non so dove si trova.
Prendi questo modulo e riportamelo quando l'hai completato.
Non posso iscrivermi adesso?
No.
Non mi fareste lavorare solo di sabato?
No.
Be', allora verr qui tutti i giorni a leggere i libri.
E cos feci.
A The Holiday Inn erano felicissimi di lasciarmi occupare quella stanzetta priva di finestre in cambio del mio lavoro serale come cameriera: dovevo servire patatine e piselli a clienti troppo stanchi per andarsene a letto. Quando, alle cinque di mattina, finivo di lavorare, me ne andavo a letto e dormivo fino alle undici, poi raggiungevo subito la Sala di Lettura della Biblioteca Civica.
Il problema era che, non potendo prendere a prestito i libri, non riuscivo mai a finire una storia perch c'era sempre qualcuno che chiedeva in prestito il libro che stavo leggendo. La cosa mi ossessionava a tal punto che mi ero comprata dei lucenti taccuini d'argento, dalle copertine laminate, simili a tute di astronauti. Vi copiavo le storie, scrivendo pi velocemente possibile, ma mi restavano solo una quantit infinita di inizi.
Ero intenta a leggere Morte a Venezia quando arriv l'orario di chiusura della biblioteca e cos, con molta riluttanza, lo restituii al banco, dicendo che mi sarei precipitata l l'indomani mattina, alle nove in punto, per riprenderlo.
Ero cos preoccupata che qualcuno potesse prendere a prestito il libro prima di me che all'alba, quando smisi di servire patate e piselli a quella banda di disperati, mi liberai del grembiule e raggiunsi di corsa la scalinata della biblioteca come un pellegrino che accorra al santuario per chiedere un miracolo.
Non ero l'unica a trovarmi l.
Un vecchio ubriacone era accovacciato in un angolo, in compagnia di un modellino illuminato della Tour Eiffel che funzionava a batteria. Mi disse che era stato felice a Paris, ma non si ricordava pi se si trattava di Paris, Texas, o di Paris, France.
Siamo stati tutti felici un tempo, vero? Ma perch ora non lo siamo pi? Me lo sai spiegare?
Non lo sapevo.
Lo vedi quello? disse indicando confusamente, nei fumi della vodka, una figura che camminava barcollando per la strada. Se ne va in giro con un cappottino per cani, sai? Sta solo aspettando il cane che fa per lui.
Io ce l'ho un cane. Si chiama DogJim. Vive su in Scozia, in un faro. (In realt ci era vissuto per gran parte della sua esistenza anche se ora non ci viveva pi.)
 un terrier scozzese, vero?
No, ma vive in Scozia.
Allora dovrebbe essere un terrier scozzese, ecco un'altra ingiustizia della vita. La vita  tutta un'ingiustizia.
 quel che sostiene Miss Pinch. Lei dice che la vita  una lenta sofferenza che sconfina nelle tenebre.
 nubile?
Oh, s. Da quando  nata.
Dove si piazza?
Non capisco.
Dove si piazza per la notte? Io mi siedo qui. Dove si siede lei?
In un posto chiamato Salts, in Scozia. Abita in Railings Road.
Magari potrei passare l'estate lass.
 la stagione migliore per andarci. Quando fa caldo.
Che cosa non si darebbe per starsene al calduccio, eh? Ecco perch ho sempre con me questo modellino illuminato. Mi scalda le mani. Non vuoi scaldarti un po' le mani? E, comunque, che cosa ci fa qui fuori una ragazzina come te?
Aspetto che apra la biblioteca.
Cosa?
Voglio prendere a prestito un libro... oh,  una lunga storia.
(Ma il libro  molto corto.)
Quando le doppie porte si aprirono e mi presentai al banco per chiedere il libro, scoprii che la bibliotecaria se l'era portato a casa la sera prima e che quella mattina aveva telefonato per dire che era malata.
Mi pu dire che cosa ha? Cosa intende per malata? Ha il mal di stomaco, si  presa un brutto raffreddore, oppure ha ottenuto un anno di congedo?
La sua collega si rammaric di non sapermelo dire - anche se, in verit, non gliene importava niente - e si rimise al lavoro, mettendo in ordine alfabetico una fila di Storie Marinare.
Con lo stomaco in subbuglio, uscii dalla biblioteca e girovagai senza meta, come una creatura indemoniata. Poi trovai il libro in una libreria ma, non appena terminai di leggerne un'altra pagina, fui avvicinata da una commessa che mi ingiunse di comprarlo oppure di lasciarlo dov'era.
Mi ero ripromessa di non comprare nulla, tranne il cibo, fino a che non avessi scoperto dov'era finito Pew. Cos dissi alla commessa: Non posso permettermi di comprarlo ma soffro troppo a lasciarlo l.  un libro che amo.
Lei fu irremovibile. Viviamo in un mondo dove vige il principio prendere o lasciare. L'amore non conta.
Due giorni dopo, mentre camminavo per le vie della citt, vidi la bibliotecaria da Starbucks. Era seduta al di l del vetro, intenta a leggere Morte a Venezia. Provate a immaginare il mio stato d'animo... Indugiai l fuori, a osservarla, mentre lei aveva lo sguardo perso nel vuoto: vedeva soltanto il Lido, mentre respirava l'aria densa e greve di malattia.
Un uomo che passeggiava con il suo cane doveva avermi scambiata per una mendicante perch all'improvviso mi allung una sterlina; a quel punto entrai e ordinai un espresso, sedendomi molto vicina a lei, proprio alle sue spalle, per poter leggere la pagina del libro. Forse pens che ero un po' strana - la capisco, perch ce ne sono in giro di persone strane, ne ho incontrate alcune all'hotel - ma poi chiuse di scatto il libro, come chi infrange una promessa, e usc dal locale.
La seguii.
And dal parrucchiere, da Woolworth, nello studio di un chiropratico, nel negozio di animali, in un videonoleggio e poi finalmente torn a casa. Mi aggirai l attorno fino a che non si sedette davanti a un piatto di rigatoni al pomodoro riscaldati al microonde, in compagnia di Morte a Venezia.
Era un vero strazio.
Quando alla fine si addorment, il libro le scivol di mano cadendo sul pavimento.
Eccolo, a pochi metri di distanza. Se solo avessi potuto alzare il vetro della finestra e trascinarlo verso di me! Il libro era sul tappeto azzurro, aperto a met. Cercai di attirarlo nella mia direzione, esercitando un potere magnetico. Dissi: Vieni, da questa parte!.
Il libro non si mosse. Provai ad alzare il vetro ma la finestra era chiusa. Mi sentii come Lancillotto fuori dalla Cappella del Graal ma anche di quella storia non conoscevo la fine.
Passarono i giorni. La tenevo d'occhio, aspettando che guarisse. Arrivai al punto di infilare delle aspirine nella buca delle lettere; avrei perfino donato il sangue se fosse servito ma lei guar, con o senza di me, e venne il giorno in cui la seguii mentre tornava al lavoro in biblioteca.
Entr con il libro, lo consegn al banco e s'intrattenne con un cliente; a quel punto io lo agguantai dal carrello di plastica bianca, che usavano per riportare i volumi negli scaffali. Mentre mi dirigevo verso la Sala di Lettura, un'impiegata coi baffi - era una donna ma aveva i baffi, il che di solito non  di buon auspicio - insomma, l'impiegata mi strapp il libro dalle mani e disse che era prenotato da un'altra persona.
Anch'io sono un utente della biblioteca dissi.
Come ti chiami? mi chiese, come se fosse un crimine.
Non sono sulla lista.
Dunque, dovrai aspettare che riconsegnino il libro disse, con l'evidente soddisfazione di certi bibliotecari, i quali godono nel comunicarti che un libro  esaurito, in prestito, che  andato perduto, o che non  ancora stato scritto.
Ho una lista di titoli che lascio al banco, perch un giorno o l'altro qualcuno li scriver ed  sempre meglio portarsi avanti.
Quella sera seguii la bibliotecaria fino a casa, perch ormai c'ero abituata e l'abitudine  dura a morire. Entr, come al solito, e poi usc in giardino, dove si sedette a leggere la Sua Copia di Morte a Venezia. Non mi restava che attendere lo squillo del telefono, che di l a poco puntualmente squill, per attraversare di corsa il prato e agguantare il libro.
A un tratto la sentii urlare al telefono: Qualcuno  entrato in casa mia - s,  sempre la stessa persona - chiamate la polizia!.
Corsi in suo aiuto ma lei non la smetteva di gridare, cos perlustrai tutta la casa senza trovare l'intruso, come dissi ai poliziotti quando arrivarono. Non vollero ascoltare le mie spiegazioni e mi arrestarono senza indugio, anche se il mio solo desiderio era prendere a prestito il libro che aveva lei.
Dopodich, nulla and per il verso giusto perch secondo la polizia, dato che non avevo n madre n padre, ufficialmente non esistevo. Chiesi loro di chiamare Miss Pinch ma lei neg di avermi mai conosciuta.
I poliziotti mi fecero interrogare da un uomo gentile, uno psichiatra esperto nella terapia di giovani criminali, anche se io non avevo commesso nessun crimine; tutt'al pi avevo importunato la bibliotecaria e Miss Pinch. Gli raccontai di Morte a Venezia e delle difficolt incontrate nell'iscrizione alla biblioteca. Lo psichiatra annu e mi consigli di andare da lui una volta alla settimana, per sottopormi a un periodo di osservazione, come fossi un nuovo pianeta.
Il che, per certi versi, era vero.
DARK GUARDAVA LA LUNA.
Se la storia del mondo fosse scritta nei fossili, perch non potrebbe esserlo anche quella dell'universo? La luna, col suo biancore d'osso, senza vita, era il relitto di un sistema solare che un tempo orbitava con le terre.
Pensava che un tempo tutto il cielo doveva essere vivo e che per un atto di distrazione o di stupidit si era trasformato in un luogo arido e privo di calore.
Da ragazzo immaginava che il cielo fosse il mare e che le stelle fossero navi dall'albero illuminato. Di notte, quando il mare era scuro e il cielo era scuro, le stelle aravano la superficie dell'acqua, increspandola come la chiglia di una nave. Si era divertito a lanciare pietre contro i riflessi delle stelle, colpendoli e facendoli esplodere, per poi vederli ricomporsi e riapparire.
Ora il cielo era un mare morto e le stelle e i pianeti erano contrafforti di memoria, come i fossili di Darwin. Erano archivi di catastrofe e di errori. Dark si augurava che non ci fosse nulla lass: nessuna prova, nessuna possibilit di conoscenza. Quel che Darwin chiamava sapienza e progresso per Dark era un diario greve di minacce, un libro che sarebbe stato meglio non aprire. Erano tanti i capitoli della vita che sarebbe stato meglio non leggere.
 bello girovagare lungo la costa, quando  formata da rocce piuttosto dure, e osservare il processo di erosione. Due volte al giorno la marea sale fino a raggiungere gli scogli, ma li lambisce solo per poco, e le onde li corrodono solo quando sono cariche di sabbia o di sassolini; ci sono buone ragioni per credere che l'acqua di per s non riesca, se non in minima parte, a consumare la roccia. A lungo andare, le fondamenta dello scoglio vengono erose, grossi frammenti di roccia si staccano e quelli che rimangono al loro posto sono destinati a essere consumati, atomo dopo atomo, fino a che, ormai rimpiccioliti, possono essere sbattuti qua e l dalle onde, e a quel punto si frantumano pi rapidamente in sassolini, si sfaldano fino a diventare sabbia o fango.
Dark ripose il libro. L'aveva letto tante volte, scoprendo in se stesso i segni di una graduale erosione. Be', forse un giorno l'avrebbero ritrovato, irriconoscibile tranne che per i denti; s, la sua tenace mascella sarebbe stata l'ultima a scomparire. Parole, tutte parole, sbattute qua e l dalle onde.
A VOLTE RIPENSO A ME STESSA, LASS AD AM PARBH.
Il Punto di Svolta, la consapevolezza di dover partire. Dover partire, essere costretta a partire, minime sfumature grammaticali, che denotano stati d'animo diversi, ma con lo stesso fine in vista, solo che non c' mai un fine e quando  in vista,  sempre come una nave avvistata che non arriva mai in porto.
Eppure la nave deve essere avvistata, dobbiamo prepararci per la traversata. Dobbiamo credere nella nostra capacit di controllo, nel nostro futuro. Ma, quando il futuro arriva davvero, ci appare come la McCloud, una nave dotata di una strumentazione tecnologica all'avanguardia e di un nuovo equipaggio, ma con il fantasma della vecchia McCloud che veleggia dentro il suo scafo.
L'archivio fossile  sempre l, che tu lo scopra o meno. I fragili fantasmi del passato. La memoria non  come la superficie dell'acqua: agitata o immobile.
La memoria  a strati. Quel che sei stato era un'altra vita, ma la testimonianza  preservata nella roccia; ecco i tuoi trilobiti e ammoniti, le tue forme di vita che lottano per imporsi, proprio ora che credevi di aver conquistato la posizione eretta.
Anni fa, in Railings Row, su due sedie da cucina, sotto il Piumino di una Sola Anatra, pregai che esistesse un mondo stabile e sicuro. Non volevo ricominciare da capo. Ero troppo piccola e troppo stanca.
Pew mi insegn che nulla scompare, che tutto si pu recuperare, non com'era prima, ma nella sua forma cangiante.
Niente mantiene la stessa forma per sempre, piccola mia, nemmeno Pew.
Prima di scrivere L'origine delle specie, Darwin pass cinque anni a bordo della HMS Beagle, dedicandosi allo studio delle scienze naturali. Nel mondo naturale non ravvis il concetto di passato, di presente e di futuro come l'intendiamo noi ma vi individu un processo evolutivo di cambiamento dove l'energia non rimane intrappolata a lungo e la vita  sempre in divenire.
Quando Pew e io fummo sbalzati fuori dal faro come particelle e scintille, volevo che tutto continuasse uguale a prima. Volevo un mondo solido e affidabile.
Scagliata per due volte nel vuoto - separata prima da mia madre e poi da Pew - ero in cerca di un approdo sicuro e commisi subito l'errore di trovarne uno.
Ma l'unica cosa da fare era raccontare un'altra volta la storia.
Raccontami una storia, Silver.
Che storia?
La storia dell'uccello parlante.
Ma accadde dopo, molto dopo, quando avevo trovato l'approdo ed ero cresciuta.
 sempre la tua storia.
S.


L'uccello parlante.

DUE DATI A PROPOSITO DELL'ARGENTO:
RIFLETTE IL 95 % DELLA SUA LUCE.  UNO DEI POCHI METALLI PREZIOSI CHE POSSONO ESSERE INGERITI IN piccole QUANTIT SENZA CORRERE RISCHI.
Ero andata a Capri, perch mi sentivo meglio circondata dall'acqua.
Mentre scendevo gi per uno di quei vicoli tortuosi, imbiancati a calce, sulla collina sovrastante la Grotta Azzurra, mi sentii chiamare per nome: Buongiorno, Silver.
Alla finestra di un piccolo appartamento al pianterreno c'era una grande gabbia, e nella grande gabbia c'era un pappagallo dal becco lucente.
So che era stata solo una coincidenza, anche se Jung sostiene che le coincidenze non esistono. So che non era una magia ma solo una laringe addestrata e munita di penne, ma accadde proprio nel momento in cui mi aspettavo di essere chiamata per nome. I nomi sono sempre magici: anche Sharon, Karen, Darren e Warren sono nomi magici per qualcuno, da qualche parte del mondo. Nelle fiabe, i nomi sono sapienza. Se conosco il tuo nome posso chiamarti e se ti chiamo per nome verrai da me.
Cos l'uccello grid: Buongiorno, Silver e io rimasi l a guardarlo a lungo, fino a che la padrona di casa, scambiandomi per una ladra o una pazza, picchi sul vetro della finestra con una statuetta della Madonna.
Le feci cenno di venire fuori e le domandai se era disposta a vendermi il pappagallo.
No, no disse. Quell'uccello  la mia vita.
Vuol dire che  tutta la sua vita?
S. Mio marito  morto, mio figlio  nell'esercito e ho soltanto un rene.
Le cose non si mettevano bene n per lei n per me. Si strinse al petto la statuetta della Madonna.
Se non fosse per quell'uccello e per il mio abbonamento al National Geographic Magazine non avrei niente.
Niente?
Niente! Rien! Zilch!
Sbatt la porta di casa e mise la statuetta della Madonna nella gabbia dell'uccello vicino alla finestra. Priva di ali e condannata alla terra, sgattaiolai via in cerca di un caff espresso.
Un'isola cos bella: azzurra, color crema, rosa, arancio. Ma quel giorno, cieca ai colori, volevo solo quell'uccello.
La stessa sera tornai alla casa e spiai dalla finestra. La donna sonnecchiava in poltrona guardando Batman doppiato in italiano.
Ritornai alla porta d'ingresso e provai a girare la maniglia. Era aperta! Entrai e mi diressi furtiva verso la stanzetta piena di pizzi lavorati all'uncinetto e di fiori di plastica. L'uccello mi guardava: Bel ragazzo! Bel ragazzo!. Non era certo quello il momento di preoccuparsi delle distinzioni di genere.
In punta di piedi, ridicolmente seria, mi diressi verso la gabbia, aprii la porticina di filo di ferro e afferrai il pappagallo. Lui saltell di buon grado sul mio dito ma, proprio quando la donna accenn un movimento, si mise a canticchiare una canzonaccia che parlava di un ritorno a Sorrento.
Veloce come un fulmine, gli avvolsi il becco in un centrino di pizzo e sgattaiolai fuori dalla porta, uscendo nel vicolo.
Ero una ladra. Avevo rubato l'uccello.
Per sei mesi vissi confinata nella mia parte di isola, in preda a una grande inquietudine: non volevo andare a casa perch non potevo mettere il pappagallo in quarantena. Venne a trovarmi la mia compagna e mi chiese perch non tornavo a casa. Le risposi che non mi era possibile, per via del pappagallo.
La tua attivit sta andando a rotoli, la tua vita sentimentale sta andando in pezzi e tutto per colpa di quel pappagallo. Dimenticalo!
Dimenticarmi del pappagallo! Era come dimenticarmi di me stessa. Ed era proprio quello il problema: mi ero dimenticata di me stessa, da tempo, da molto prima dell'uccello e desideravo, in modo confuso e folle, continuare a dimenticarmi di me e, nel contempo, ritrovarmi. Quando l'uccello aveva pronunciato il mio nome era come se l'avessi appena sentito, non per la prima volta ma dopo un lungo intervallo di tempo, come se mi fossi appena risvegliata da un sonno indotto da farmaci.
Buongiorno, Silver! Ogni giorno l'uccello mi ricordava il mio nome, ovvero la mia identit.
Vorrei essere pi chiara. Vorrei poter dire: La mia vita era priva di luce. La mia vita mi stava divorando viva. Vorrei poter dire: Stavo per avere un crollo nervoso, ecco perch ho rubato quell'uccello. A rigor di termini, ci sarebbe qualcosa di vero in queste parole ed ecco perch la polizia mi lasci andare, invece di incriminarmi per il furto di un beneamato macao. Il dottore italiano mi prescrisse il Prozac e m'indirizz alla Tavistock Clinic di Londra. La proprietaria del pappagallo, quando ne rientr in possesso, si mostr dispiaciuta per me: dopotutto aveva perso un pappagallo ma non era una rimbambita. Mi regal una pila di vecchi National Geographic da leggere al manicomio, dove quel brav'uomo della pizzeria le aveva detto che sarei finita per il resto dei miei giorni.
Il resto dei miei giorni. Non mi ero mai fermata, avevo sempre corso, corso cos forte che il sole non riusciva a raggiungere la mia ombra. Bene, eccomi qui, a met strada, persa in un fitto bosco, in questa selva oscura, senza una torcia, una guida e nemmeno un uccello.
Lo psichiatra era un uomo gentile e intelligente, dalle unghie pulite. Mi chiese perch non avessi cercato aiuto prima.
Non ho bisogno di aiuto, non di questo tipo, almeno. So vestirmi da sola, farmi un toast, fare all'amore, fare soldi, fare cose sensate.
Perch ha rubato quel pappagallo?
Mi piacciono le storie degli Uccelli Parlanti, specialmente quella di Siegfried, che viene guidato fuori dalla foresta e condotto verso il tesoro da Woodbird. Siegfried  cos stupido da ascoltare il canto degli uccelli e io ho pensato che quel picchiettio, quel toc toc sul vetro della mia vita, potesse significare che anch'io dovevo ascoltarli.
Pensava che il pappagallo stesse parlando con lei?
S, so che l'uccello parlava con me.
Non era meglio parlare con un altro essere umano?
Non ero io a parlare con il pappagallo. Era lui a parlare con me.
Segu una lunga pausa. Ci sono cose che non si dovrebbero dire al cospetto di altri. Vedi quanto sopra.
Cercai di rimediare al danno.
Una volta sono andata da un terapeuta che mi ha dato una copia di un libro intitolato The Web Not Woven. Per essere sincera, preferisco ascoltare le parole dell'uccello.
Ora avevo peggiorato le cose.
Vorrebbe un altro uccello?
Non era un uccello qualsiasi: lui sapeva il mio nome.
Il dottore si appoggi allo schienale della sedia. Tiene un diario?
Trascrivo i miei pensieri su taccuini d'argento.
Sono uniti da un filo logico?
Li compro tutti nello stesso negozio.
Voglio dire, trascrive gli eventi della sua vita o di altre vite? Pensa forse di vivere pi di una vita?
Certo. Sarebbe impossibile raccontare una sola storia.
Forse dovrebbe provare.
Con un inizio, uno svolgimento e una fine?
S, qualcosa del genere.
Pensai a Babel Dark e ai suoi ordinati taccuini marroni e alla cartella di pelle logora. Pensai a Pew, che strappava le storie alla luce.
Conosce la storia del dottor Jekyll e del signor Hyde?
Certo.
Bene, allora, per evitare i due estremi,  necessario scoprire tutte le vite che stanno nel mezzo.
CON IL CAVALLUCCIO MARINO NELLA TASCA
Dark camminava lungo la spiaggia.
C'era la luna nuova ed era sdraiato sulla schiena, come se fosse stato rovesciato dal vento che soffiava forte, sollevando mulinelli di sabbia attorno ai suoi stivali.
Guard verso Cape Wrath e gli parve di vedere la figura di Pew riflessa nel vetro della lanterna. Le onde erano violente e incessanti, foriere di tempesta.
Il 1878. Il suo cinquantesimo compleanno.
Quando Robert Louis Stevenson gli aveva chiesto se poteva fargli visita, Dark era stato contento. Sarebbero andati insieme al faro e poi Dark gli avrebbe mostrato la famosa grotta dei fossili. Sapeva che Stevenson era affascinato dalle teorie di Darwin sull'evoluzione. Non sapeva che la ragione di quella visita era un'altra.
I due uomini avevano conversato seduti davanti al fuoco. Avevano bevuto un bel po' di vino e Stevenson era accaldato e loquace. Non era forse vero che tutti gli uomini avevano qualit ataviche, parti di s sepolte e simili a negativi non sviluppati? Ombre di s, presenti ma prive di colore? chiese a Dark.
Dark si sent mancare il respiro, mentre il cuore gli batteva forte in petto. Che cosa intendeva dire Stevenson?
In un uomo ci possono essere due uomini, disse Stevenson magari l'interessato non lo sa, o magari lo scopre e si rende conto che deve convivere con questa realt. E questi due uomini sarebbero di indole molto diversa. Uno retto e leale, l'altro non molto pi evoluto di una scimmia.
Non accetto l'idea che in passato gli uomini siano stati scimmie disse Dark.
Ma accetta l'idea che tutti gli uomini abbiano dei progenitori. E se da qualche parte, nel suo sangue, si annidasse un demone da lungo tempo scomparso, privo di un corpo in cui incarnarsi?
Nel mio sangue?
O nel mio. Nel sangue di noi tutti. Quando diciamo che qualcuno si comporta in modo strano, cosa vogliamo dire, in verit? Non diciamo forse che nell'uomo c' pi di quanto vogliamo conoscere, o pi di quanto lui scelga di conoscere?
Lei ritiene dunque che l'uomo sia totalmente privo di consapevolezza?
Non la vedrei cos, Dark: un uomo, pur conoscendo se stesso, pu andar fiero della propria indole, della propria integrit - la parola dice tutto - integrit, la usiamo per intendere la virt ma significa anche interezza e chi pu dire di possederla?
Siamo tutti interi, spero.
Lei mi fraintende volutamente, vero?
Che cosa vuol dire? disse Dark, sentendosi la bocca secca; Stevenson not che armeggiava nervosamente con la catena dell'orologio quasi fosse un rosario.
Devo essere sincero?
La prego.
Ero a Bristol...
Capisco.
E ho incontrato un marinaio che si chiamava...
Price disse Dark.
Poi si alz e si avvicin alla finestra per guardare fuori e quando torn nel suo studio, pieno di oggetti familiari e consunti, si sent estraneo alla propria vita.
Le racconter tutto disse.
Stava parlando, narrando tutta la storia dal principio alla fine, ma sentiva la sua voce lontana, come se venisse da un'altra stanza. Captava le sue stesse parole come di sfuggita ma quelle parole erano per lui, era lui che aveva bisogno di sentire quella storia.
Se non l'avessi rivista quel giorno a Londra, forse la mia vita avrebbe preso un'altra direzione. Attesi un altro mese prima di tornare da lei e in quel mese non pensai ad altro. Non appena fummo insieme, si volse verso di me e mi chiese di slacciarle il vestito. C'erano venti ganci da aprire: ricordo di averli contati, a uno a uno.
Si liber del vestito, si sciolse i capelli e mi baci. Era cos libera con il suo corpo: il suo corpo, la sua libert. Avevo paura delle sensazioni che suscitava in me. Lei, Stevenson, dice che noi non siamo una persona sola, sostiene giustamente che ci sono due persone diverse in ognuno di noi. S, noi siamo doppi, ma io e lei eravamo una cosa sola. Quanto a me, grandi ondate mi spezzano. Sono il vetro colorato del rosone di una chiesa, da tempo frantumato. Trovo schegge di me stesso sparse ovunque e mi taglio quando le prendo in mano. I rossi e i verdi del suo corpo sono i colori del mio amore per lei, non il pesante vetro opaco di tutto il resto.
Sono un uomo di vetro ma in me non c' luce che possa brillare sul mare. Non riporter a casa i dispersi, non salver vite, nemmeno la mia.
 venuta qui una volta. Non in questa casa ma al faro.  il ricordo della sua presenza che rende sopportabile la mia vita qui. Ogni giorno ripercorro la strada che abbiamo fatto insieme e cerco di ritrovare la sua impronta. Aveva fatto scorrere le mani sul frangiflutti. Si era seduta su una roccia, la schiena esposta al vento. Aveva reso prospera questa terra arida. Qualcosa di lei  affidato al vento,  nei papaveri, nel volo in picchiata dei gabbiani. La ritrovo quando vi poso lo sguardo anche se non la rivedr mai pi.
La ritrovo nel faro e nei lunghi fasci di luce che si proiettano sull'acqua, l'ho trovata nella grotta, un miracolo impossibile, ma era l, le sue curve imprigionate nella roccia viva. Quando infilo le mani nella fenditura,  lei che tocco, la sua levigatezza salina, gli angoli spigolosi, le pieghe e le aperture, il suo ricordo.
Quando lo incontrai, Darwin mi disse una cosa di cui gli fui molto grato. Stavo cercando di dimenticare, di impedire alla mia mente di raggiungere un luogo da cui non avrebbe pi fatto ritorno. Intuendo il mio stato d'animo, senza peraltro conoscerne le cause, mi port ad Am Parbh, il Punto di Svolta, e posandomi una mano sulla spalla mi disse: Nulla pu essere dimenticato. Nulla pu andare perduto. L'universo stesso  uno sconfinato sistema di memoria. Se ti volti a guardare scoprirai il principio del mondo.
1859
Charles Darwin pubblic L'origine delle specie e Richard Wagner fin la sua opera Tristano e Isotta. Entrambi trattano del principio del mondo.
Darwin: obiettivo, scientifico, empirico, quantificabile.
Wagner: soggettivo, poetico, intuitivo, misterioso.
Nel Tristano il mondo si riduce a una barca, un letto, una lanterna, una pozione d'amore, una ferita. Il mondo  contenuto in una parola: Isotta.
Il solipsismo romantico, secondo il quale nulla esiste all'infuori di noi due,  agli antipodi rispetto alla molteplicit e alla variet della teoria di Darwin secondo la quale il mondo e tutto quel che contiene si forma e viene riplasmato, instancabilmente e senza posa. La vitalit della natura  amorale e concreta: i deboli muoiono, i forti sopravvivono.
Tristano, debole e ferito, avrebbe dovuto morire. L'amore l'ha guarito. L'amore non fa parte della selezione naturale.
Dove  cominciato l'amore? Quale essere umano ha guardato per primo un suo simile e in quel volto ha visto le foreste e il mare? C' stato un giorno in cui, sfinita dalla stanchezza, mentre trascinavi a casa le scorte di cibo, le braccia piene di tagli e graffi, hai visto dei fiori gialli e, senza sapere bene che cosa facevi, li hai raccolti perch io ti amo?
Nell'archivio fossile della nostra esistenza, non c' traccia dell'amore. Non lo trovi dentro la crosta terrestre, in attesa di essere scoperto. Le lunghe ossa dei nostri antenati non rivelano nulla dei loro cuori. I resti del loro ultimo pasto a volte sono conservati nella formella di torba o nel ghiaccio ma i loro pensieri e i loro sentimenti sono scomparsi per sempre.
Darwin ha rovesciato un sistema stabile di creazione e completamento. Il nuovo mondo da lui prefigurato era flusso, cambiamento, prova ed errore, mutamento incontrollato, azzardo, esperimento fatale: una sorta di lotteria. Ma la terra si  rivelata la pallina azzurra con il numero vincente. Ondeggiando da sola in un mare di spazio, la terra era in possesso del numero fortunato.
Darwin e i suoi colleghi scienziati non avevano ancora scoperto che et avesse la terra, n come datare le varie forme di vita, ma sapevano che era inconcepibilmente pi vecchia di quanto stabilisse la Bibbia, che faceva risalire la sua nascita a 4000 anni prima. Ora il tempo doveva essere calcolato con la matematica. Non poteva pi essere immaginato come una serie di vite, snocciolate come una genealogia dal Libro della Genesi. Le distanze erano incommensurabili.
Eppure, il corpo umano  sempre l'unit di misura di tutte le cose.  la scala che conosciamo meglio. Questo nostro corpo, assurdo nel suo metro e ottanta di altezza, cinge il mondo e tutto ci che contiene. Parliamo di piedi, mani, spanne, perch sono realt che conosciamo. Conosciamo il mondo per via dei nostri corpi e attraverso di essi. Questo  il nostro laboratorio: non possiamo fare esperimenti al di fuori dei suoi confini.
 anche la nostra casa, l'unica casa che in realt possediamo. Chiamiamo casa il luogo dove alloggia il nostro cuore...
Quest'immagine semplice  in realt complessa. Il mio cuore  un muscolo con quattro valvole. Batte 101.000 volte al giorno, pompa quattro litri e mezzo di sangue nel mio corpo. La scienza pu bypassarlo ma io no. Dico che lo voglio donare a te ma in realt me lo tengo.  vero? Nella testimonianza fossile del mio passato c' la prova che il cuore  stato asportato pi volte. Il paziente  sopravvissuto.
Arti fratturati, crani trapanati ma nessuna traccia del cuore. Se scavate pi a fondo troverete una storia, stratificata dal tempo ma vera anche oggi.
RACCONTAMI UNA STORIA, SILVER.
Che storia?
La storia di Tristano e Isotta.


Ferite.

CI SONO FERITE CHE NON GUARISCONO MAI.
Il secondo colpo di spada lo diressi l dove era stato inferto il primo.
 quello il mio punto debole, l dove sono stato colto in fallo prima. La mia debolezza era stata cicatrizzata dal tuo amore.
Quando mi hai guarito, sapevo che la ferita si sarebbe riaperta. Sapevo che era scritto nel destino e al tempo stesso sapevo che era frutto di una scelta.
La pozione d'amore? Non l'ho mai bevuta. E tu?
La nostra storia  semplice. Sono venuto a prenderti per riportarti da un altro e ti ho avuta per me. Una magia, dissero tutti poi, e lo era stata, ma non di quelle che si ottengono con i filtri.
Eravamo in Irlanda.  mai esistito un paese pi umido? Dovevo strizzare la mente per schiarirmi i pensieri. Ero una foschia mattutina di confusione.
Tu avevi un amante. Io lo uccisi. C'era la guerra e il tuo amante era schierato dalla parte dei perdenti. Mentre lo uccidevo, mi fer mortalmente, ovvero mi inferse la ferita che solo l'amore avrebbe potuto sanare. Se perdevo l'amore, la ferita sarebbe tornata a sanguinare. A sanguinare come ora, tutta slabbrata e incollata alle lenzuola.
Non m'importava di morire. Ma tu, mossa dalla piet, mi avevi accolto in casa tua perch non conoscevi il mio vero nome. Io dissi di chiamarmi Tantrist e come Tantrist tu mi hai amato.
E se il mio nome fosse Tristano? ti chiesi un giorno e ti vidi sbiancare in volto mentre impugnavi la spada. Avevi tutto il diritto di uccidermi. Ti offrii la gola, mentre un lieve fremito mi attraversava il pomo d'Adamo, ma, prima di chiudere gli occhi, ti sorrisi.
Quando li riaprii, tu avevi abbassato la spada e mi avevi preso per mano. Mi sembr di ritornare bambino; non ero pi un guerriero, non pi un amante, solo un ragazzino in un grande letto, con il giorno che gira attorno a lui, lento e sognante.
La stanza aveva il soffitto alto ed era blu, di un blu cobalto. C'era un fuoco arancione e verdi erano i tuoi occhi. Perso nei colori del nostro amore non li ho mai dimenticati e ora, sdraiato qui, tra lenzuola chiazzate del marrone del mio sangue,  il blu, l'arancio e il verde che ricordo. Un ragazzino in un grande letto.
Dove sei tu ora?
Non parlavamo. Sedevi accanto a me. Eri tu quella forte. Io non riuscivo a reggermi in piedi. Tenendomi la mano, e accarezzandola delicatamente con l'indice e il pollice, toccavi in me un altro mondo. Fino a quel momento, pur tra ferite e naufragi, non avevo perso la bussola. Ero Tristano. Ora, con il mio nome modificato, anch'io mi modificavo, approdando ai lidi del sentimento. Io, il naufrago senza approdi.
Quando per me venne il momento di issare le vele e tornare in Cornovaglia, tu eri l, ritta su una lingua di roccia, lo sguardo perduto nel mio cos a lungo che solo noi due potevamo dire cos'era roccia, barca o figura umana.
Il mare era vuoto. Il cielo era sigillato.
Poi Re Marke mi incaric di venire a prenderti perch voleva fare di te la sua sposa.
Tu dicesti che volevi uccidermi.
Per la seconda volta ti offrii il mio corpo e per la seconda volta tu abbassasti la spada.
Quando la tua ancella port la coppa, capii che volevi avvelenarmi. Sotto le scogliere della Cornovaglia c'era il re ad attenderci nella sua nave. Bevvi l'acqua, perch altro non c'era in quella coppa. La tua ancella mi aveva dato da bere dell'acqua. Tu la bevesti e ti accasciasti al suolo e io accorsi e ti tenni stretta a me mentre gli uomini calavano l'ancora e la nave straorzava. Tu, stretta tra le mie braccia per la prima volta, pronunciasti il mio nome: Tristano.
Io ti risposi: Isotta.
Isotta. Il mondo divenne una parola.
Vivevamo nell'attesa della notte. La torcia alla tua finestra era il mio segnale. Quando era accesa, mi tenevo lontano. Quando la spegnevi, arrivavo da te, attraverso porte segrete, corridoi bui, scale proibite, scansando la paura e la decenza come fossero ragnatele. Ero dentro di te. Tu mi contenevi. Insieme, a letto, dormivamo e sognavamo e per noi il mesto grido della tua ancella non era altro che il lamento di un uccello, il guaito di un cane. Non avrei mai voluto svegliarmi. Il giorno per me era privo di senso, la luce una menzogna. Solo qui, con il sole assassinato e le mani del tempo legate, eravamo liberi. Prigionieri l'uno dell'altro eravamo liberi.
Avevo capito che il mio amico Melot stava per tendermi una trappola. Mi volsi verso la morte a viso aperto, cos come mi ero volto verso l'amore con tutto il mio corpo. Avrei lasciato che la morte mi penetrasse cos come tu mi avevi penetrato. Ti eri insinuata nei miei vasi sanguigni attraverso la ferita e il sangue che circola ritorna al cuore. Tu hai circolato attraverso di me, mi hai fatto arrossire come una ragazzina nel cerchio delle tue mani. Eri nelle mie arterie e nella mia linfa, eri il colore sotto la mia pelle e se mi tagliavo eri tu a sanguinare. Rossa Isotta, viva sulle mie dita, mentre la forza del sangue ti risospinge sempre verso il mio cuore.
Quando Marke ci scopr, ingaggiammo una lotta e io mi battei sulla porta della tua stanza per darti modo di fuggire. Poi affrontai Melot, il mio amico, il mio fedele amico, e puntai la mia spada contro di lui, rossa di sangue. Mentre lui alzava la spada su di me, io abbassai la mia e la sua spada penetr nel mio corpo, sotto la gabbia toracica. La pelle, timorosa della guarigione, si apr con uno squarcio.
Quando mi svegliai, ero qui, nel mio castello, dall'altra parte dell'oceano, dove mi aveva portato il mio fido servitore. Mi disse che ti aveva mandato a chiamare, s, ecco, non vedevo arrivare una vela? La vedevo avanzare col vento in poppa, veloce come l'amore. Lui sal sulla torre ma non c'erano vele in vista.
Infilai la mano nello squarcio sanguinante sotto la gabbia toracica. Il tuo nome sgocciola dalle mie dita: Isotta. Dove sei?
Tristano, neanch'io l'ho bevuto: non c'erano filtri d'amore, ma solo amore.  te che ho bevuto.
Tristano, svegliati. Non morire della tua ferita. Passa la notte con me e moriremo insieme domattina.
Il suo occhio  smorto, il respiro immobile. Quando lo vidi per la prima volta era immobile e smorto e fu il mio bacio a riportarlo in vita, anche se lui non ha mai saputo che fu quell'artificio a riportarlo in vita.
Tristano, il mondo  stato creato in modo che noi potessimo ritrovarci in esso. Il mondo sta gi svanendo, ritornando al mare. Il mio polso s'indebolisce con il tuo. La morte ci libera dal tormento dell'addio. Non posso dirti addio. Io sono te.
Il mondo non esiste:  l'amore a formarlo.
Il mondo svanisce senza lasciare traccia.
Quel che rimane  amore.
IL BRICCO DI FULL STRENGHT SAMSON ERA VUOTO.
Dark e Pew stavano bevendo il t in silenzio com'era loro abitudine. Fu Dark a parlare per primo.
Ti ricordi del mio visitatore?
Pew succhi la pipa prima di rispondere.
Darwin? Oh, s, me lo ricordo, quando Salts brulicava di gente come una forma di formaggio assaltata dai topi.
Mi sono svegliato in un mondo e sono andato a dormire in un altro.
Era solo una sua fantasia, reverendo. Darwin  un ragazzino che gioca con le conchiglie.
No, non era una sua fantasia, Pew. Il mondo  pi antico di quanto noi possiamo immaginare. E non possiamo nemmeno sapere come  nato.
Lei non crede che il buon Dio l'abbia creato in sette giorni?
No, non ci credo.
Be', allora per lei diventa tutto pi difficile.
S,  pi difficile, ma sono altre le difficolt che mi opprimono.
Ci fu un altro silenzio. Dark si spost sulla sedia per potersi riallacciare gli stivali.
Ti ricordi del mio visitatore?
Si ud un grande sbuffo, simile a quello di una locomotiva in partenza, e poi Pew si decise a parlare.
Stevenson? Oh, s! Correva su e gi per tutto il faro senza dare un sol colpo di tosse anche se, a quanto dicono, i suoi polmoni hanno tanti buchi quanto una rete da pesca.
Ha pubblicato un libro. Me l'ha mandato oggi.
Dark lo pass a Pew che fece scorrere le mani sulla copertina, tastando la pelle e i caratteri del titolo che vi erano stati impressi. Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde.
 un libro che parla di come funziona un faro?
In un certo senso s, se tenere accesa una luce  una delle cose che noi tutti dobbiamo fare.
Oh, s, certo, e dobbiamo farla bene.
Questa storia parla di un uomo chiamato dottor Henry Jekyll: un modello di integrit, un esempio luminoso, un uomo dall'intelletto fine e dalla calda umanit.
E poi... disse Pew, riempiendo di nuovo la sua pipa e disponendosi all'ascolto di una storia.
E poi, grazie a una droga da lui stesso preparata in laboratorio, si trasforma in una creatura delle tenebre, in un mostro che risponde al nome di Edward Hyde. Un essere infame e malvagio. Ma l'imprevisto  che Hyde pu fare tutte le cose che Jekyll in cuor suo desidera fare. L'uno  un campione di virt, l'altro di vizi. Bench possano sembrare due entit separate, il dato spaventoso e perturbante  che in realt sono la stessa persona. Ascolta le riflessioni di Jekyll sull'argomento:
Se ciascun elemento, dicevo a me stesso, potesse solamente essere riposto in identit separate, la vita sarebbe alleviata di tutto quanto ha di insopportabile; l'ingiusto potrebbe andarsene per la sua strada, liberato dalle aspirazioni e dal rimorso del suo gemello pi onesto; e il giusto potrebbe camminare tranquillo e sicuro per la sua strada elevata, compiendo il bene in cui trova il suo piacere, non pi esposto alla vergogna e al pentimento a causa del male a lui estraneo.
Pew succhi perplesso la sua pipa. Preferirei girare di notte con un malvagio lindo nel corpo che non con un santo lindo nelle vesti.
I crimini commessi da questo Hyde si moltiplicano fino a comprendere l'omicidio e naturalmente, dopo un po', Jekyll scopre di essere Hyde anche quando ha preso la pozione per ritornare nei panni di Jekyll. Alla fine  Hyde a prendere il sopravvento.
Ma la mano che ora vedevo abbastanza bene nella giallastra luce di quella mattina londinese, la mano che giaceva semichiusa sul risvolto del lenzuolo era magra, nodosa, aveva un tetro pallore ed era ricoperta da peli scuri. Era la mano di Edward Hyde.
Dark fece una pausa. Pew, quando Stevenson venne a farmi visita, durante la conversazione che abbiamo avuto nel mio studio, lui mi chiese se io ritenevo che un uomo potesse avere due nature: l'una quasi scimmiesca e bestiale quando si scatena in tutta la sua furia, l'altra dedita al miglioramento di s. Naturalmente  Darwin il responsabile di tutta questa confusione, con quel suo parlare delle scimmie, anche se secondo me  stato male interpretato. Ho detto a Stevenson di non credere che l'Uomo discendesse dalla Scimmia o che uomo e scimmia avessero un patrimonio genetico comune.
Ben detto, davvero disse Pew.
E poi Stevenson aggiunse che di recente era stato a Bristol, dove aveva incontrato un marinaio, un certo...
Price disse Pew.
Giusto. E io gli dissi tutto quello che c'era da dire. Mi capisci, vero, Pew? Tutto quello che c'era da dire.
Ci fu un'altra pausa, pi lunga questa volta, come un arduo pensiero.
Ti ricordi della mia visitatrice?
Pew si tolse la pipa di bocca e rispose subito: Oh, s, Mrs Tenebris.
Il suo nome da sposata era Lux. Il suo nome da nubile era O'Rourke.
Era una bella donna.
Tu mi hai permesso di portarla qui e per questa gentilezza ti sono debitore.
Pew fece un cenno di diniego con la pipa.
Mi capisci, vero, Pew? Io sono Henry Jekyll. S'interruppe per un momento e si guard le mani, forti, lunghe, zelanti. E sono Edward Hyde.
Un vento da sud soffiava sul promontorio scompigliandogli i capelli. Aveva cinquantotto anni e una chioma folta ma bianca, come le ossa sbiancate che tirava al suo cane, al posto dei legnetti, perch le riportasse.
L'equazione ovvia era Dark=Jekyll. Lux=Hyde. La verit impossibile era che nella sua vita era vero il contrario.
Continu a camminare, rigirando quel pensiero tra le mani, come faceva ormai da tanti anni. Si tolse di tasca il cavalluccio marino, l'emblema del tempo perduto.
Stevenson non gli aveva creduto quando Dark gli aveva detto che la parte migliore della sua vita erano stati i mesi vissuti a Bristol con Molly. Solo Lux era cordiale, umano, integro. Dark era un ipocrita, un adultero e un bugiardo.
Ma lui  me disse Dark e, pur odiandolo, ci devo convivere.
Perch non riusciva, nemmeno ora, a risolvere il dilemma della sua natura?
Aveva capito che la visita di Molly a Salts era stata la sua ultima possibilit, l'ultimo spiraglio di libert. Lei era venuta per perdonarlo e per salvarlo. Lo voleva portare con s: sarebbero scomparsi insieme quella stessa notte, a bordo di un battello postale che li avrebbe portati in Francia.
Perch non era partito?
La sua vita qui gli era odiosa, solo i due mesi all'anno che passava con lei la rendevano sopportabile. Lei era lo spiraglio di aria nella sua barca rovesciata.
Ora lui era affogato.
Tir fuori il suo taccuino, dalla copertina logora e rigata, e guard le parole che aveva annotato.
Molly  tornata a Bristol. Ho rifiutato la sua proposta di una nuova vita per noi in Francia. Ho agito con fermezza. Con fermezza, con grande fermezza.
Chiuse il taccuino, se lo rimise in tasca e continu a camminare, gli occhi fissi sulla lenta erosione degli scogli.
RACCONTAMI UNA STORIA, SILVER.
Che storia?
La storia del nostro incontro.
L'AMORE  UN INTRUSO DISARMATO.
Il traghetto stava entrando nel porto di Atene.
Era l'ultimo della giornata e le luci della citt erano gi accese. L'aspettavo da pi di un'ora, fra gli zaini, i gelati, e il fumo delle sigarette di quelli che, come me, avevano un'isola da raggiungere prima di sera.
Il traghetto era stipato di albanesi, quattro generazioni di una stessa famiglia: la bisnonna, stagionata come un peperoncino piccante, la pelle di un rosso acceso e un temperamento focoso; la nonna, un pomodoro essiccato dal sole, tosta, coriacea, con la pelle lacerata dalla calura, che costringeva i nipotini a spalmarle olio d'oliva sulle braccia; la mamma, succosa come un fico violaceo, tutta un'apertura - la gonna, la camicetta, la bocca, gli occhi - una donna che si offriva al mondo e leccava gli spruzzi salmastri che le arrivavano sulle labbra. Poi c'erano i bambini, di quattro e sei anni, due diavoletti vispi come limoni.
Sedetti sulla mia valigia, temendo che sarebbe andata persa in mezzo alla distesa di scatole e di sacchi legati con lo spago che costituivano il loro bagaglio. Quando raggiungemmo l'isola, c'erano gli uomini ad attenderle con i muli; loro saltarono sulle selle di legno e cavalcarono a piedi nudi salendo per vicoli ripidi come scale, verso case bianche, abbarbicate le une alle altre, che si coprivano d'ombra via via che ci allontanavamo dall'atmosfera vacanziera del porto con i suoi festoni di lucine colorate.
Hydra: l'isola dei muli, dove l'unico mezzo di trasporto dotato di ruote  il camion delle immondizie.
Mi feci strada nella confusione del porto, evitando i proprietari di ristoranti che mi sventolavano in faccia le loro aragoste e i barman solerti che servivano pia colada in boccali grandi come trofei di calcio.
Cercavo un indirizzo.
C'era un addetto alla sicurezza che faceva la guardia a uno yacht all'ancora, i cui proprietari, in abiti eleganti, erano seduti a cena. Non che mangiassero molto, in realt: le donne avvicinavano forchette vuote a labbra lucide e fameliche e gli uomini, dall'incarnato simile al filetto di bue, bevevano coppe di Krug. Sapevo che era champagne Krug, l'avevo intuito dalla forma della bottiglia quando il cameriere l'aveva versato.
La guardia scosse la testa quando gli mostrai il foglietto con l'indirizzo che cercavo: era appena arrivato in citt e sarebbe ripartito la mattina dopo.
Puoi dormire da me mi disse ammiccando. Ti ospito nella mia bella cuccetta e ti raggiungo verso le cinque, cos ti lascio un po' di tempo per riposare.
Quel tipo mi piaceva: posai a terra le borse e lui mi offr una birra. Cominciammo a chiacchierare.
I miei datori di lavoro sono una famiglia di neozelandesi mi spieg. Mi trovo bene con loro, siamo stati in giro per il mondo. Domani partiamo per Capri. Sei mai stata a Capri?
Stavo per raccontargli di un certo uccello ma poi ci ripensai e gli chiesi di parlarmi di lui.
Mi lascio trasportare dalla corrente disse se mi concedi il gioco di parole. Far questo lavoro per un paio di anni e poi magari incontrer qualcuno, trover un posto dove mi andr di fermarmi, forse mi comprer una barca per portare in giro la gente, chi pu dirlo, di tempo ce n' tanto...
Devi star qui di guardia per tutta la notte?
S, per tutta la notte.
Cosa facevi prima di lavorare per loro?
Ero sposato, poi a un certo punto non lo sono stato pi. Lei mi ha liquidato, mi ha scaricato, hai presente la situazione?
L'avevo ben presente.
Fine della storia. Bisogna ricominciare. Bisogna essere positivi. Non pensare al passato. Non avere rimpianti.
Lo diceva cos, come se recitasse un mantra. Chiss quante volte al giorno doveva ripeterselo perch diventasse vero! Era una sorta di balsamo che applicava al suo cuore.
Io invece non sapevo come guarire il mio.
Dopo averlo ringraziato per la birra, presi le mie borse.
Allora, ti va bene se ci vediamo alle cinque del mattino?
Non mi andava bene, quella sera non ero in vena di avventure. Volevo raggiungere la casa che avevo affittato, senza nemmeno averla vista, da un'amica di un'amica. Avevo le chiavi ma non mi erano state date istruzioni su come arrivarci - proprio come accade nella vita - e, mentre arrancavo su e gi per quei bianchi gradini imbiancati a calce, le vecchie donne sedute fuori dalle loro case mi guardavano e di tanto in tanto mi salutavano con un Kalispera.
Alla fine, fradicia di sudore, con le borse che mi sbatacchiavano contro i polpacci, trovai il massiccio portone scuro della mia casa. Entrai, spaventando un gattino che svan all'istante come un colpo di fortuna, e, accendendo dei fiammiferi, avanzai su quel pavimento bianco, di un biancore spettrale, cercando di trovare l'interruttore della luce.
Non riuscivo a trovarlo, cos buttai a terra le borse, accesi una candela e tirai fuori la bottiglia di vino, il pane, l'olio d'oliva e il salame che avevo portato con me. Trovai un coltello poco affilato (perch i coltelli non sono mai affilati?), presi un piatto e un bicchiere, uscii sul tetto a terrazza affacciato sul mare, e mi sedetti, vinta dalla stanchezza.
Era una notte di quiete: si udivano soltanto l'abbaiare dei cani in lontananza e le sforbiciate degli insetti che fendevano l'aria ma nessun suono umano, solo il ronzio di un televisore, che arrivava flebile da una casa vicina, dietro la mia, dove vedevo un crocefisso appeso alla parete e una vecchia che s'infilava la camicia da notte.
Aprii il vino che era buono e forte. La vecchia nella casa vicina usc per bagnare le piante di pomodoro. Sentivo il sibilo della canna e la voce di sua sorella che le parlava dall'interno della casa: si era infilata nel letto e guardava la televisione commentando ad alta voce le notizie. Sentivo l'odore delle sardine alla griglia mentre lass, sulle montagne, i cani randagi abbaiavano e i loro latrati rimbalzavano tra le pareti di cemento.
Bau, bau, bauuu, non si capiva bene da dove arrivassero quegli ululati. Non capiamo mai da dove arrivano i rumori della notte.
Dopo l'episodio dell'Uccello Parlante, quel dottore gentile della Tavistock Clinic voleva a tutti i costi sapere perch rubavo libri e uccelli anche se avevo rubato soltanto un esemplare di entrambi.
Gli dissi che era una sorta di ricerca del significato e lui mi sugger, con grande tatto, che poteva essere una forma di psicosi.
Lei crede che la ricerca del significato sia una psicosi?
Un'ossessione per il significato, che trascenda il normale ordito della vita, pu essere interpretata come psicosi, in un certo senso.
Io non accetto l'idea che la vita abbia un ordito normale, n che ci sia nulla di normale nella vita. Siamo noi a renderla normale ma non lo .
Giocherell con la matita. Aveva le unghie molto pulite.
Le sto solo facendo delle domande.
Anch'io.
Ci fu una pausa.
Dissi: Come definirebbe la psicosi?.
Su un pezzetto di carta scrisse: Psicosi: mancanza di contatto con la realt.
Da allora, ho cercato di scoprire che cos'era la realt, in modo da poterla toccare.
Assonnata e stanca per il viaggio, per l'ora tarda e per il vino, entrai in casa e mi buttai sul nudo materasso rosa. Avrei dovuto cercare le lenzuola ma mi addormentai subito, pensando a Babel Dark, a quel che aveva passato, al suo smarrimento e alla sua solitudine di centocinquant'anni prima.
Sognai una porta che si stava aprendo.
La mattina presto mi svegli il concerto di campane della chiesa ortodossa.
Aprii le persiane. La luce era intensa come una storia d'amore. Ero accecata e deliziata, non solo per lo splendore e il calore di quella giornata ma perch la natura non ha mezze misure. Non abbiamo bisogno di una luce del sole cos vivida. Non abbiamo nemmeno bisogno della siccit, dei vulcani, della furia dei monsoni e dei tornado, ma ci toccano in sorte, perch il nostro  il pi prodigo dei mondi. Siamo noi a essere ossessionati dal concetto di misura. Il mondo si offre senza calcolo.
Uscii, inciampando sopra lastre di sole grandi come citt. Il sole era come una folla festante, come una musica. Il sole squillava attraverso le pareti delle case e tamburellava gi per le scale. Il sole martellava il tempo nella pietra. Il sole dava un ritmo al giorno.
Perch hai paura? mi chiesi, perch ogni nostro sentimento si fonda sulla paura, anche l'amore di solito poggia sulla paura. Perch hai paura, dal momento che, qualunque cosa tu faccia, sei destinata a morire?
Decisi di salire a piedi fino al convento, situato dall'altra parte dell'isola.
 una ripida camminata, lungo un sentiero tortuoso, tra sterpaglie in cui si annidano vipere, che non offre riparo dal sole.
Nessuno arriva fin lass e i pochi paesani che ci vanno preferiscono andarci in groppa ai muli, cavalcando all'amazzone, gli uomini coi loro folti baffoni e le donne con la testa coperta e le braccia nude.
 qui che il camion delle immondizie deposita il suo carico.  un inferno dantesco di spazzatura che brucia lentamente, con un tanfo che solo gli umani possono produrre. Mi tolsi la T-shirt, me l'avvolsi attorno alla testa e corsi fino a non avere pi fiato nei polmoni ma, cos facendo, riuscii a lasciarmi alle spalle quella puzza nauseabonda.
Ormai libera, salivo sempre pi in alto, l'isola sotto di me come un amante.
Mi sentivo osservata. La strada era deserta, avevo i piedi sporchi e le caviglie orlate di polvere. C'era un rapace che volava disegnando un arco tra le nuvole ma nessuna presenza umana o animale.
Poi lo vidi: era grande quanto un cane di taglia media ma assomigliava piuttosto a un gatto, con le orecchie pi grandi e gli occhi che mettevano paura. Era accovacciato su una roccia accanto alle rovine di un monastero, come un Giovanni Battista sdegnoso di ogni conforto.
Era uno zibetto.
Osai avvicinarmi e l'animale, invece di fuggire, si acquatt come per spiccare un balzo.
Ci fissammo fino a che lui non indietreggi furtivo, rifugiandosi in un anfratto dietro la roccia.
Io sono un po' zibetto, un po' animale domestico.
Come posso conciliare la natura selvaggia e quella domestica? Il cuore selvaggio che anela alla libert e il cuore domestico che vuole tornare a casa. Non voglio che tu ti avvicini troppo. Voglio che tu mi prenda in braccio e mi riporti a casa. Non voglio farti sapere dove sono. Voglio un rifugio tra le rocce dove nessuno possa trovarmi. Voglio stare con te.
Un tempo ero un'inguaribile romantica. Lo sono tuttora. Un tempo credevo che l'amore fosse il valore pi grande. Lo credo tuttora. Non mi aspetto di essere felice. Non credo che trover l'amore, qualunque cosa voglia dire, o che, se lo trover, mi render felice. Non penso che l'amore sia una risposta o una soluzione. Penso che l'amore sia una forza della natura, possente come il sole, necessaria, impersonale, immensa, impossibile, una forza che brucia e scalda, che inaridisce e che d la vita. Quando si spegne, il pianeta muore.
La mia piccola orbita di vita gira attorno all'amore. Non oso avvicinarmi di pi. Non sono un mistico che cerca la comunione estrema. Non esco di casa senza il fattore di protezione 15: io mi proteggo.
Ma oggi, mentre il sole risplende ovunque, e tutto ci che  solido non  altro che ombra, so che le cose importanti nella vita, quelle che ricordo, che rigiro tra le mani, non sono le case, i conti in banca, i premi e le promozioni. Quello di cui serbo memoria  l'amore, tutto l'amore, l'amore per questa strada sterrata, per quest'alba, per un giorno passato in riva al fiume, per la sconosciuta incontrata in un caff. L'amore per me stessa, anche, ed  la forma pi difficile d'amore, perch l'amore e l'egoismo non vanno d'accordo.  facile essere egoisti.  difficile amarmi per come sono. Ecco perch mi sorprende che tu mi ami.
Ma  l'amore a vincere. Su questa strada infuocata, recintata dal filo spinato per non far allontanare le capre, ho trovato per un attimo quel che sono venuta a cercare, e dunque lo riperder subito un'altra volta.
Mi sono sentita integra.
Giunta al convento, suonai il campanello, leggendo il cartello che invitava alla pazienza.
Finalmente la porta applicata sulla grata di legno si apr e io vidi il volto della suora. Lei tir i chiavistelli e mi fece entrare, mormorando frasi gentili che non capivo. Prese uno straccio che portava infilato nella cintura e spolver una sedia su cui non c'era nemmeno un granello di polvere. Mi sedetti e lei mim il gesto di chi beve; io annuii e le sorrisi e lei mi port un vassoio con del caff denso, dei biscotti friabili e della marmellata di petali di rose, di quelle che coltivava nel suo giardino.
C'erano due tazze sul vassoio. Pensai che la suora intendesse bere con me ma invece si ecliss. Tirai fuori dei soldi e andai nella cappella per fare un'offerta e vi trovai una donna inginocchiata in preghiera.
Mi scusi dissi. Non volevo disturbare.
Tu sorridesti, ti alzasti e uscisti nel sole. Forse fu per via della luce che ti inondava il viso ma mi sembr di riconoscerti, come se fossi giunta da molto lontano, dalle profondit del mare. Dal profondo di me.
A volte la luce  cos forte da raggiungere il fondale marino.
Credo che ci sia del caff anche per lei dissi.
Ti sedesti e io osservai le tue mani dalle lunghe dita agili: se mi avessi sfiorato, cosa sarebbe successo?
Sono timida con gli estranei, dopo tutti quegli anni vissuti in solitudine con Pew. La nostra sola visitatrice era Miss Pinch e lei era non per nulla rappresentativa della razza umana.
Cos adesso, quando incontro una persona nuova, faccio l'unica cosa che so fare:
Racconto una storia.
PEW
e io eravamo seduti per terra davanti alla stufa a legna, intenti a oliare e ripulire le parti mobili dell'impianto del faro. Pew aveva svitato i pomi di ottone e le lastre scorrevoli, aveva rimosso il vetro e staccato le fragili lancette che si libravano sopra l'alzarsi e l'abbassarsi del mare e del vento.
All'inizio di ogni inverno, apriva tutti gli sportelli e allentava le viti e i bulloni per applicare una goccia di olio trasparente in modo da pulire i meccanismi interni.
Non aveva mai avuto bisogno di vedere per sapere cosa doveva fare. I Pew lo sapevano, cos come i pesci sanno nuotare. I Pew erano nati per essere guardiani del faro e badare al faro era la loro occupazione.
Tutto aveva avuto inizio in modo piuttosto strano, quando il vecchio Josiah Dark stava cercando il suo primo guardiano.
Ogni volta che il vecchio Dark era in un vicolo cieco, cercava di uscirne facendo una bella camminata. Era convinto che con il movimento avrebbe potuto sbloccare la situazione. Cos, quel giorno a Salts cammin a lungo fino a quando non incontr un uomo che collezionava ragnatele.
La prima cosa che Josiah not di quell'uomo erano le dita, lunghe come zampe di ragno e snodate. L'uomo stava asportando le ragnatele dalle siepi per poi adagiarle dentro una cornice di legno. Aveva inventato un modo di conservare le ragnatele e le vendeva a caro prezzo ai marinai in cerca di souvenir esotici da portare alle loro mogli.
Come ti chiami? disse Josiah.
Pew.
Dove alloggi?
Un po' qui, un po' l, n qui n l, e al cambio di stagione me ne vado altrove.
Hai una moglie?
Non c' donna che mi riconoscerebbe alla luce del sole.
Cos la decisione fu presa e Pew, con le sue dita mobili e i modi spicci, divenne il primo guardiano del faro di Cape Wrath.
Non era cieco quel Pew, vero?
Non lo era, piccola, ma la storia non finisce cos.
E allora...
Allora, molto tempo dopo la partenza di Josiah e subito dopo la morte di Babel, a Salts arriv un altro visitatore. Questa volta non si trattava di Molly O'Rourke, ma della sua prima figlia, Susan Lux, la bimba nata cieca.
Nessuno sa perch arriv ma non se ne and pi da Salts. Spos Pew, nonostante la differenza d'et e di educazione: lui che non aveva un tetto, lei che viveva in una bella casa, lui cos vecchio da poterle essere padre, lei cos giovane da credere a tutte le storie che le raccontava. Lei aveva le stesse dita mobili di Pew e ben presto anche gli occhi di lui si colorarono di un azzurro lattiginoso, proprio come quelli di Susan. Col passare degli anni anche lui divenne cieco, ma la cecit non fu mai un ostacolo per loro, forse per via di quei sensi sviluppati come zampe di ragno, o per quelle mani delicate che sapevano come maneggiare una ragnatela.
Anche il loro figlio nacque cieco. E tutti gli altri Pew che vennero poi. La famiglia Pew: i custodi del faro ciechi.
E io?
Tu cosa?
Io non sono cieca.
 vero, tu hai l'handicap della vista.
Dunque come far a tenere accesa la luce?
Pew sorrise reinserendo il vetro nella montatura del barometro.
Non fidarti mai di quel che vedi. Ci sono cose che non possono essere viste.
Volsi lo sguardo verso le onde, le navi e gli uccelli.
Ora chiudi gli occhi disse Pew che sapeva quel che stavo facendo. Gli ubbidii. Lui mi prese la mano e la copr con le sue dita, avvolgenti come una rete.
Cosa vedi ora?
Vedo Babel Dark che viene verso il faro.
Cos'altro vedi?
Vedo me stessa, ma sono pi vecchia.
Cos'altro vedi?
Ti vedo in una barca blu, ma sei pi giovane.
Apri gli occhi.
Li aprii e vidi le onde, le navi e gli uccelli. Pew lasci la mia mano. Ora sai quel che devi fare.


La capanna.

QUESTA  UNA STORIA D'AMORE.
Quando mi innamorai di te, ti invitai a raggiungermi in una capanna ai margini del bosco. Solitaria, scagliata lontano da tutto, appollaiata sulla terra e priva di luce elettrica, era quanto di pi simile a un faro io fossi riuscita a trovare.
Ogni nuovo inizio sollecita un ritorno.
Per arrivare fin qui da Hydra dovevi prendere una nave, un treno e una macchina; alla fine di questo viaggio rocambolesco ci saremmo incontrate davanti a un autolavaggio nei pressi della stazione.
Era tutto pronto per il tuo arrivo: avevo accatastato la legna per la stufa, procurato delle candele, preparato il letto con le lenzuola nuove comprate per l'occasione, sgusciato i fagioli e protetto la bistecca con un telo per tener lontane le mosche. Avevo portato con me una vecchia radio perch quella sera avrebbero trasmesso Tristano e Isotta e volevo ascoltare quell'opera con te, bevendo vino rosso e guardando scendere le ombre della sera.
Ero arrivata cos in anticipo al nostro appuntamento che mi tocc lavare la macchina due volte, per evitare di essere mandata via dall'indiano sospettoso che stava alla cassa. Forse mi aveva scambiata per uno spacciatore di droga a causa della mia macchina argento metallizzato, argentea come me, un modello lussuoso che, secondo lui, doveva per forza essere il frutto dei miei traffici illeciti. Cercai di mostrarmi cordiale e comprai una barretta al cioccolato Mars ma lui rimase impassibile dietro la cassa, intento a leggere il listino prezzi su Auto Trader per scoprire quanto guadagnavo con la mia vita da criminale.
Camminavo avanti e indietro, come fanno i protagonisti dei thriller. Dov'eri finita? Non sarebbe stato facile individuare il minicab che ti avrebbe portata qui dalla stazione. Squadravo ogni macchina che rallentava per entrare nel drive-in del MacDonald's come se fossi un ispettore della dogana. Tu eri merce di contrabbando. Io ero autorizzata a stare nella capanna, tu no.
Alla fine, dopo aver lucidato la macchina fino a farla brillare, al punto che avrebbe potuto riflettere i segnali degli extraterrestri, vidi una Rover marrone che rallentava avvicinandosi a me. Poi tu scendesti dal sedile posteriore e io accorsi per pagare il tassista, seminando banconote da dieci sterline come fossero briciole di pane.
Ero troppo timida per baciarti.
La capanna era fatta di assi di legno grezzo, ricoperte di corteccia, con un tetto di tegole di argilla. Non aveva fondamenta, era rialzata di due metri dal terreno e poggiava su pietre a forma di fungo, un espediente per tener lontani i topi anche se le creature della notte scorrazzavano l sotto, fiutando rumorosamente.
Quella prima notte, nel lettuccio singolo e malfermo, rimasi sveglia a guardarti dormire. Ascoltavo quei suoni ignoti e pensavo al miracolo del suono pi ignoto di tutti: il tuo respiro accanto al mio.
Avevo cotto le bistecche e tu avevi aperto la bottiglia di St Armour, che bevemmo in antiquati bicchieri di vetro spesso. Avevamo lasciato la porta aperta e il fuoco della stufa disegnava arabeschi sul pavimento della capanna. Fuori, la luna si rifletteva sull'erba e si udivano i primi rumori del bosco di notte.
Avevo fame ma ero nervosa: tu eri cos nuova per me che non volevo spaventarti tanto da farti fuggire. Non volevo spaventarmi tanto da fuggire.
Inspiravamo. Espiravamo. Il ritmo del tuo respiro diverso dal mio, il tuo corpo che non era il mio: la tanto celebrata estraneit dell'altro. Posai la testa sul tuo petto e forse fu per via delle vibrazioni della capanna ma sotto il tuo respiro, e attraverso di esso, mi parve di udire il respiro di un tasso.
La capanna era tutta un respiro: il flusso d'aria della stufa l dove bruciava la fiammella, il sibilo sommesso dell'acqua che si scaldava nel grande bollitore posato sulla stufa, lo spiffero che passava attraverso il buco della serratura e faceva sbattere il pesante catenaccio, il vento, simile a un organetto.
Accostai la mia bocca alla tua e il tuo respiro mut mentre mi baciavi nel sonno. Mi sdraiai di nuovo, la mano sulla tua pancia, seguendo l'alzarsi e l'abbassarsi di un altro continente.
Mi svegliai presto, indolenzita e assetata, perch non si dorme bene in un letto piccolo, soprattutto se lo si divide con un'amante tutt'altro che piccola. Anche al faro dormivo in un lettuccio ma l lo dovevo dividere solo con DogJim.
Credo di aver passato quella mia prima notte con te in equilibrio nello spazio vuoto di quindici centimetri tra la sponda del letto e la parete. Tu ti eri sdraiata nel mezzo, la testa posata sui cuscini, e russavi. Non volevo svegliarti, cos mi lasciai scivolare in quello spazio e strisciai sotto il letto, portando con me un polveroso calendario del 1932.
M'infilai un maglione e aprii la porta. L'aria era bianca e pesante, tutto era bagnato di rugiada e si sentiva un odore di terra arata; era autunno e stavano rivoltando l'erba secca.
Mi volsi a guardarti: momenti come questi sono talismani e tesori, cumuli di depositi, il nostro archivio fossile, e al tempo stesso gli inizi di quel che accadr poi. Sono l'inizio di una storia, della storia che continueremo a raccontare.
Mi avvicinai in punta di piedi alla stufa per prendere il pesante bollitore di ferro. Uscita all'aperto, versai dell'acqua calda in un catino poco profondo e la mischiai con l'acqua fredda che presi dalla nostra tanica di plastica. Un vaso per piante fungeva da contenitore per il sapone e lo shampoo; l'asciugamano era appeso a un provvidenziale gancio, infilato nei pali di sostegno della capanna. Poi mi tolsi i vestiti e mi versai dell'acqua sulla testa. L'acqua si riversava su di me come la luce del sole. Pensai a te nell'isola di Hydra: eri forte come il sole e altrettanto libera.
Mi asciugai con il ruvido asciugamano azzurro. Pulita, in abiti puliti, con i polmoni liberati dall'aria umida, ti svegliai con caff bollente, pancetta e uova. Tu, piena di sonno, ti sedesti sui gradini della capanna, avvolta nella mia vestaglia, tremando un po' nel sole di fine stagione.
Amo la tua pelle, la pelle come un respiro, commovente e dolce. Quando ti tocco, la tua pelle rabbrividisce ancor di pi, ma non per quest'alba fredda.
Tu lavasti i piatti, cantando, e poi andammo in citt per comprare braciole e champagne. Eravamo cos felici che la felicit ci seguiva e io riuscii a convincere l'addetto a una toilette a lasciarti caricare il telefono cellulare. Gli comprammo una grande scatola di cioccolatini Cadbury's Roses e lui disse che li avrebbe portati a sua moglie che aveva l'Alzheimer.
 stato per via delle pentole di alluminio disse. A quei tempi non sapevamo che fossero nocive.
Ti tenevo per mano mentre lui parlava.  cos poca la vita che ci tocca in sorte ed  affidata al caso. C'incontriamo, non c'incontriamo, svoltiamo nel punto sbagliato e riusciamo comunque a trovarci. Scegliamo consapevolmente la strada giusta e non arriviamo da nessuna parte.
Mi dispiace gli dissi.
Grazie per i cioccolatini mi disse, indicando la scatola. Li apprezzer.
In auto raggiungemmo Ironbridge, luogo di nascita della rivoluzione industriale. La luce si allungava in linee tenui in riva al fiume. Non so se era per via della qualit della luce o della chiarezza dei miei sentimenti per te ma i colori erano tenui, non sfuocati. Non  una finzione mi dissi. Forse non durer ma  un sentimento vero.
Ci fermammo sul ponte a guardare il fiume. Io immaginavo i vagoncini di ferro, con le ruote di ferro sospinte da una puleggia su e gi per i binari di ferro, che con il loro carico di carbone rifornivano di vapore i capannoni, facendo girare i pistoni di quei motori tanto belli quanto utili. In quei capannoni regnava l'odore acre e nero del ferro lubrificato e i pavimenti erano cosparsi di limatura. Il rumore era assordante.
Il fiume era il passato e il presente: permetteva la navigazione delle chiatte e il trasporto delle merci, forniva l'acqua per il vapore e l'acqua per il raffreddamento, si lasciava dragare con grazia giocosa per eliminare i prodotti di scarto e di notte attendeva gli operai trasformati in pescatori, che nella penombra sostavano sulla riva alla fine del loro turno di lavoro.
Indossavano abiti pesanti e avevano cicatrici sulle mani. Si passavano il tabacco e la birra fatta in casa, bevendola da una bottiglia di gres. Conservavano i vermi in vecchi contenitori di alluminio: c'erano trote nel fiume se sapevi dove attenderle.
Camminavi davanti a me sul ponte quando ti gridai: Aspettami e tu ti girasti, sorridendo, chinando la testa per baciarmi. Io mi voltai a guardare il fiume, un po' dispiaciuta di lasciare il mio mondo d'ombre, vero quanto il mondo reale. S, gli uomini erano tutti l, a pescare, a fumare, allentando i fazzoletti che portavano al collo per asciugarsi la faccia. Quello che chiamavano George era chiuso in un cupo silenzio: sua moglie era di nuovo incinta. Non poteva permettersi un altro figlio ma poteva fare un turno di lavoro in pi, se il suo fisico glielo permetteva.
Avvertivo la sua ansia nella nebbia fredda che cominciava ad alzarsi dal fiume. C'erano tante vite, strati su strati, ed era facile trovarle se solo ti disponevi in silenzio all'ascolto, se sapevi dove attenderle e se riuscivi ad attrarle come si fa con le trote.
Ti pregai di entrare nel pub del luogo e di chiedere se ti avrebbero venduto del ghiaccio per il nostro champagne. Tornasti con un sacco nero della spazzatura con dentro tutto il ghiaccio di un inverno artico. Il padrone l'ha estratto con una vanga da una cella frigorifera dicesti e poi, siccome la mia macchina aveva solo due posti, ti tocc tenertelo sulle ginocchia per tutto il viaggio di ritorno fino alla capanna. Questo  amore fu il tuo commento e io, pur sapendo che scherzavi, in cuor mio speravo che dicessi sul serio.
Arrivata alla capanna, accesi tutte le candele, poi mi sdraiai per terra e soffiai nella stufa. Tagliavi le verdure e mi raccontavi di quando, in Thailandia, avevi visto i piccoli di tartaruga uscire dall'uovo sulla sabbia. Sono pochi i piccoli che riescono a raggiungere il mare e, una volta arrivati fin l, trovano i pescecani ad attenderli. Anche i giorni della nostra vita scompaiono e vengono inghiottiti cos, nel giro di un attimo, ma i giorni che ce la fanno a sopravvivere, questi miei giorni con te, pur allontanandosi, resteranno con noi per sempre.
Grazie per avermi resa felice.
Eravamo in piedi nella penombra, le mie mani sui tuoi fianchi, le tue sulle mie spalle. Quando ci baciamo, devo alzarmi in punta di piedi, un buon esercizio per i miei polpacci.
Dopo avermi sfilato la camicia, insinuasti la mano nel reggiseno per toccarmi i seni morbidi, dai capezzoli tesi. Andiamo a letto, fu il tuo suggerimento, e ci sdraiammo, mentre tu ti liberavi con un calcio delle scarpe da ginnastica slacciate e dei pantaloni di lino, scoprendo le gambe nude e abbronzate.
A lungo restammo fianco a fianco, accarezzandoci, senza parlare; tu seguivi il profilo del mio naso con l'indice e poi lo infilavi nella mia bocca dischiusa. Eri montata sopra di me e mi baciavi, trovando il canale del mio corpo, trovandomi bagnata.
Ci muovevamo in sincronia: poi tu mi girasti, allungandoti sopra di me, tendendo il collo per riuscire a baciarmi, a leccare le gocce di sudore dalle mie labbra. Amo sentire il tuo peso su di me, il modo in cui te ne servi per procurarmi piacere. Amo la tua eccitazione. Ti amo perch non mi chiedi nulla, perch non indugi. Quando ormai non resistevo pi mi sollevasti, spingendoti fra le mie gambe.
Poi mi leccasti, la tua lingua nelle mie pieghe, le tue mani sui miei seni mentre m'inarcavo per seguire il tuo ritmo, con te che seguivi il mio, fino a che venni.
Non attesi nemmeno un attimo e ti feci sdraiare sulla schiena, sedendomi a cavalcioni su di te, guardandoti, mentre chiudevi gli occhi e giravi la testa di lato, mentre mi lasciavo guidare dalle tue mani e dai tuoi movimenti cos sicuri.
Sei bella da accarezzare, bella quando sei dentro di me, quando io sono dentro di te.  bello il tuo corpo che crea geometrie dalle nostre forme separate.
Amiamo entrambe baciarci e ci baciamo un sacco. Eravamo sdraiate vicine, incapaci di separarci. Mi addormentai respirandoti.
A un certo punto, nella notte, sentii un rumore fuori dalla capanna. Cercai di svegliarmi dal sonno pesante del sesso, c'era qualcuno alla porta. Anche tu ti svegliasti e insieme indugiammo, col cuore che ci batteva forte, la testa piena di interrogativi senza risposta. Poi, non potendo pi sopportare una simile tensione, afferrai la vestaglia e aprii la porta.
Sui gradini fuori dalla capanna c'era il sacco della spazzatura pieno di ghiaccio, ormai tutto sciolto, dentro cui galleggiava una bottiglia di champagne, simile a un relitto del Titanic. Il cucciolo di un tasso, infilatosi a testa in gi nel sacco, era rimasto intrappolato.
Lo aiutammo a liberarsi e gli lanciammo un pacchetto di biscotti, si sa che i tassi amano i biscotti, e poi, interpretando la sua presenza come un presagio festoso, stappammo lo champagne e ce lo bevemmo a letto.
Quanto tempo ci resta, secondo te?
Vuoi dire prima di fare ancora l'amore, prima di finire la bottiglia di champagne o prima che venga il mattino?
Mi addormentai e sognai una porta che si apriva.
Porte che si aprono in stanze che si aprono su porte che si aprono su stanze. Noi le spalanchiamo tutte, le porte a riquadri, le porte lisce e a vetri, le porte d'acciaio e quelle rinforzate, le porte blindate, le porte segrete, le porte doppie, le botole. La porticina proibita che pu essere aperta solo con una chiavetta d'argento. La porta che non  una porta nella torre solitaria di Raperonzolo.
Tu sei la porta scavata nella roccia che si spalanca quando la luna la illumina. Tu sei la porta in cima alle scale che ci appare solo nei sogni. Tu sei la porta che finalmente libera il prigioniero. Tu sei la porticina scolpita nella Cappella del Sacro Graal. Tu sei la porta sul ciglio del mondo. Tu sei la porta che si apre in un mare di stelle.
Aprimi. Spalancami. Socchiudimi. Attraversami, e qualunque cosa ci sia al di l, potr solo essere raggiunta cos. Da te. Ora. In questo attimo isolato nel tempo che dischiude tutta una vita.
IL SUO CUORE PULSAVA COME LA LUCE.
Dark camminava lungo il promontorio. La luce lampeggiava ogni quattro secondi, come aveva sempre fatto. Il suo corpo era regolato su quella frequenza.
Il mare e il cielo erano immersi nell'oscurit ma la luce divideva l'acqua, come se un fuoco bruciasse al suo interno.
L'hai fatto per me disse, anche se non c'era nessuno ad ascoltarlo, solo la quercia marina e i papaveri. Hai diviso le acque come una lingua di fuoco.
Aveva camminato per quasi tutta la notte; quando non camminava, restava sveglio nel suo letto e dunque preferiva camminare.
Quel giorno, quando si erano visti al faro... poi lei se ne era andata.
Qualche settimana dopo aveva ricevuto una lettera, e nella busta c'era una spilla di rubini e smeraldi. Sapeva che non l'avrebbe pi rivista.
Per tutti quegli anni, per tutti quegli anni di un passato lontano, aveva dubitato di lei. Solo quando la loro figlia, Susan, ebbe compiuto tre anni lei gli disse che l'uomo che lui aveva creduto fosse il suo amante era in realt suo fratello. Un contrabbandiere, un fuggiasco, ma pur sempre suo fratello.
Perch aveva ascoltato Price? Perch si era fidato di un uomo che era solo un ricattatore e un ladro?
Ma tutto questo era ormai dimenticato. Lui l'aveva tradita una seconda volta.
Inspir, anelando all'aria fredda della notte, ma era l'acqua salata che respirava. Il suo corpo era rigonfio di acqua salata. Lui era gi annegato. Non risaliva pi in superficie in cerca di aria. Fluttuava al di sotto del mondo e le voci degli uomini gli giungevano come suoni bizzarri e lontani. Di rado capiva quel che diceva la gente. Era vagamente consapevole di sagome indistinte che incontrava sul suo cammino. Nient'altro.
Poi, a volte, mentre fluttuava nella sua grotta sottomarina, veniva assalito da un ricordo luminoso, che lo trafiggeva come la lama di una spada, e lui sentiva che il suo volto riemergeva in cerca di aria, per immagazzinare aria, e nella notte, tutto attorno a lui, c'erano le stelle adagiate sull'acqua. Le colp con la punta dei piedi ma senza riuscire a liberarsi di quella trapunta di stelle.
L'acqua gli colava dal viso, i capelli tirati all'indietro stillavano gocce. Non stava pi morendo, lei era l, era tornata.
In tasca aveva il cavalluccio marino, il fragile eroe del tempo. C'era ancora un altro viaggio da fare.
Insieme uscirono dall'acqua, nuotando nel cono di luce che sprofondava come una stella caduta. Il fascio luminoso andava pi in profondit di quanto lui avesse creduto, indicando la via per raggiungere l'estremo confine del mondo. Ora, con il corpo privo di peso, la mente sgombra, sapeva che l'avrebbe trovata.
Lasci cadere il cavalluccio marino e tese le mani.
RACCONTAMI UNA STORIA, SILVER.
Che storia?
Questa.
iTalia
IN PARTE INTEGRA, IN PARTE FRAMMENTATA, RICOMINCI DA CAPO.
La comitiva scendeva disciplinatamente gi per la scala a chiocciola e la guida si voltava a controllare che tutti la seguissimo. Nel momento in cui torn a guardare davanti a s, presi la mia chiavetta d'argento e aprii la porta della nostra cucina.
Senza far rumore, mi chiusi dentro. In lontananza, sentii che la guida chiudeva a sua volta il faro prima di andarsene.
Ci era stato dato il permesso di dare un'occhiata veloce, uno dopo l'altro, alla cucina improvvisata dove io e Pew avevamo mangiato montagne di salsicce. Il bollitore di ottone ammaccato era ancora sulla stufa a legna ma nessuno l'aveva pi lucidato. La sedia Windsor, quella di Pew, stava in un angolo, mentre il mio sgabello era ordinatamente appoggiato alla parete.
Era una vita dura e solitaria aveva detto la guida con poche comodit.
Come facevano a cucinare su quell'affare? chiese uno dei visitatori.
Il microonde non  un passaporto per la felicit ribattei in tono brusco.
Mi guardarono tutti di traverso.
Non m'importava. Avevo un mio piano.
Il faro apriva al pubblico due volte all'anno. Alla fine, senza nemmeno sapere bene cosa stavo facendo, ero tornata l.
Poi, sentendo il ronzio del motore diesel del pullman che si allontanava, capii di essere rimasta sola. Mi aspettavo quasi di vedere DogJim che entrava dalla porta con la sua andatura saltellante.
Presi lo sgabello e mi sedetti. Che silenzio regnava senza il ticchettio dell'orologio che aveva scandito le nostre giornate. Mi alzai, aprii il cassetto sotto il quadrante, tolsi la chiave e caricai la molla. Tic, tic, tic. Meglio, molto meglio. Il tempo si era rimesso in moto.
C'era della ruggine rossa attorno alla maniglia della stufa ma, tirando con forza, riuscii ad aprirla. Vent'anni fa, me ne ero andata di mattina presto, dopo aver preparato il fuoco, com'era nelle mie mansioni. Il fuoco era ancora l, mai acceso, ma sempre l. Tolsi lo zaffo che apriva lo sfiatatoio della canna fumaria. Ne cadde una pioggia di polvere e ruggine ma, sentendo passare dell'aria, capii che lo sfiatatoio non era ostruito. Accesi con un fiammifero la legna secca e la carta. Il fuoco scoppiett. Presi il bollitore che gi cominciava ad appannarsi per la condensa generata dal calore. Lo risciacquai con l'acqua, lo riempii e preparai un bricco di t. Un t vecchio di vent'anni, di marca Full Strenght Samson.
La luce si stava affievolendo, perdendo colore, diventando trasparente. Il giorno si era logorato e ora si vedevano le stelle.
Presi la mia tazza di t e, superando la stanza di Pew, entrai nella sala controllo e poi uscii sulla piattaforma attorno alla lanterna.
Mi sporsi dal parapetto e guardai lontano. Ogni quattro secondi la luce si proiettava in un unico nitido fascio, visibile sulla distesa del mare e attraverso la distesa del tempo.
Avevo visto spesso questa luce. E per me, che ero confinata in terraferma a navigare attraverso i miei anni, incerta sulla rotta da seguire, quella luce era stata un riferimento, una guida, una consolazione, un monito. Proprio come Pew mi aveva promesso.
Poi lo vidi. Vidi Pew nella sua barca blu.
Pew! Pew!
Lui alz la mano e io corsi gi per i gradini e uscii sul molo e lo trovai l, intento a legare la fune d'ormeggio come gli avevo visto fare tante volte, il cappello sformato calato fin sugli occhi.
Mi chiedevo quando saresti tornata disse.
Pew. Unicorno. Mercurio. Lenti. Leve. Storie. Luce.
C' sempre stato un Pew a Cape Wrath. Ma non era sempre lo stesso, vero?
Parlammo per tutta la notte, come se non ci fossimo mai allontanati da l, come se quel giorno spezzato fosse stato incardinato in quest'altro, ricongiungendo, schiena contro schiena, Pew e Silver, il passato e il presente.
Raccontami una storia disse Pew.
Un libro, un uccello, un'isola, una capanna, un lettuccio, un tasso, un inizio...
E ti sei ricordata di dire alla persona amata quello che ti avevo detto di dire?
Quando vuoi bene a qualcuno glielo devi dire.
Giusto, piccola.
Ho seguito il tuo consiglio.
Brava, brava, ben fatto.
Ti voglio bene, Pew.
Cosa dici, piccola?
Ti voglio bene.
Lui sorrise, i suoi occhi come una nave lontana. Ho una storia da raccontarti.
Quale?
Era Miss Pinch la vera orfana.
Miss Pinch?
Non era una discendente di Babel Dark, niente affatto. E non ce l'ha mai perdonato.
E mi sembr di tornare in Railings Row sotto il Piumino Imbottito con Una Sola Anatra, sotto le sue piume, le zampe, il becco, gli occhi vitrei, la coda dritta, ad aspettare la luce del giorno.
Siamo fortunati, anche i pi reietti fra noi, perch la luce del giorno spunta sempre.
Il fuoco si stava spegnendo e c'era uno strano silenzio l fuori, come se il mare avesse interrotto il suo moto. Poi sentimmo abbaiare un cane.
 DogJim disse Pew. Chiamalo.
 ancora vivo?
Se abbaia vuol dire che  vivo.
Pew si alz. Presto torner la luce del giorno, Silver, e sar ora di andare.
Dove andrai?
Pew alz le spalle. Un po' qui, un po' l, n qui n l, e al cambio di stagione me ne andr altrove.
Ti rivedr?
C' sempre stato un Pew a Cape Wrath.
Lo guardai entrare in barca e raddrizzare la barra del timone. DogJim era seduto a prua e scodinzolava allegramente. Pew si allontan a remi dagli scogli e in quel momento il sole spunt, illuminando Pew e la barca. Era una luce cos intensa che dovetti schermarmi gli occhi con la mano e quando guardai di nuovo la barca di Pew era scomparsa.
Rimasi al faro fino al calar del giorno. Mentre me ne andavo, il sole tramontava e la luna piena sorgeva dall'altra parte del cielo. Tesi le mani, tenendo il sole calante in una mano e la luna crescente nell'altra, il mio oro e il mio argento, il dono che mi aveva fatto la vita. Il dono della vita.
La mia vita, che  un indugio nel tempo, un'apertura in una grotta, un vuoto da colmare con una parola.
Queste mie storie come bagliori nel tempo.
Ti chiamer e accenderemo un fuoco, berremo del vino e ci ritroveremo, tu e io, in un luogo che ci appartiene. Non aspettare. Raccontala subito, la tua storia.
La vita  cos breve. Questa distesa di mare e sabbia, questa passeggiata sulla riva, prima che la marea ricopra tutto quello che abbiamo fatto.
Io ti amo.
Le tre parole pi difficili del mondo.
Ma che altro posso dire?
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FINE.
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Il mio pi vivo ringraziamento a Caroline Michel e a Marcella Edwards e a tutti gli amici della Harper Press. E a Philippa Brewster, Henry Llewelyn Davies, Rachel Holmes e Zoe Silver.
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FINE.